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mercoledì 5 novembre 2014

"Cuerdas". Parlando di gioco e disabilità.

Cuerdas è un  cortometraggio animato realizzato dal regista spagnolo Pedro Solís García che si è ispirato ai giochi tra suo figlio Nicolás, affetto da paralisi cerebrale come il protagonista, e la sorella Alejandra.
Cuerdas è la storia di un’amicizia tra due bambini, è la manifestazione di uno sguardo d’infanzia, di un atteggiamento ludico che sa giocare la vita e la disabilità. In una spoglia e normalizzante aula scolastica, un gioco di sguardi innesca una sorta di “innamoramento a prima vista” tra Maria e il bambino in carrozzina relegato al fondo della classe, nell’indifferenza scostante dei compagni e degli insegnanti, senza un banco e senza ausili che gli possano permettere di partecipare alle attività scolastiche. Attraverso il gioco e nel gioco Maria coinvolge e rende partecipe e protagonista il bambino che non può parlare, non può camminare, non può muoversi ma può comunicare attraverso i suoi occhi, il suo sguardo. A partire dalle difficoltà e dai limiti del suo compagno, Maria trasforma nel cerchio magico del gioco la realtà, pensa e  adatta i giochi da lei amati affinché il bambino possa parteciparvi. Nel contesto privilegiato del piacere e del desiderio il bambino con disabilità ha la possibilità di sperimentare abilità sconosciute, di alleggerire la realtà della disabilità spostando la frustrazione di non riuscire a fare le cose in uno spazio protetto e più accettabile, superando e uscendo dall’isolamento a cui va incontro quando si confronta sempre e solo con i suoi limiti e la sua solitudine.

Il gioco, come la disabilità, è una possibilità della nostra esistenza, è – dice Fink – un fenomeno dell’esistenza del tutto enigmatico, polivalente e multidimensionale e il piacere insito nel gioco non è solo leggerezza ma può assorbire in sé la profonda tristezza e la sofferenza abissale. Il piacere, in Cuerdas, abbraccia gioiosamente il “tremendo” della disabilità, il sapere misterico del male, il suo inquietante esserci, la sua presenza oscura che interroga il nostro senso del limite. E tenendoci legati alle corde della vita e della morte, proviamo in modo giocoso, una forza che ci muove. Lo sguardo di Maria trapassa la disabilità per trovare e scoprire, oltre il limite, la persona.

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