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domenica 14 luglio 2019

The Body, the Mind, the Space


“Una sfida importante nella mia carriera è stata quella di individuare l’animale nell’essere umano e l’essere umano nell’animale”. Roger Ballen

Froggy Boy, USA, 1977
Tommy, Samson and a Mask, 2000

Waif, 2012

“Nulla è una messa in scena. E nulla è già presente. Tutto si trasforma attraverso la macchina fotografica”.

Dogfellows, 2014
Transformation, 2014
Victor, 2015

Dal 9 giugno all’8 settembre 2109
Fondazione Sozzani, Corso Como 10 - Milano

giovedì 11 luglio 2019

Animali sbagliati

Franco Matticchio, Animali sbagliati, Vànvere Edizioni, Roma, 2016


L’è tutto sbagliato
L’è tutto da rifare
G. Bartali

Questo post è tutto sbagliato. Il correttore automatico mi fa notare, con la spietata sottolineatura rossa, che ogni parola è errata, che tutti gli animali, nati dall’immaginazione di Franco Matticchio, non sono ammissibili nel rigido vocabolario di chi, indurito dal dovere, non può più permettersi di perdere tempo a scherzare, ridere e divertirsi. Bisogna correggere, non si può regredire.
Ma noi vogliamo fermarci per sfogliare le pagine di questo spassoso libro e provare a giocherellare con le parole come fanno i bambini, che forse saprebbero immaginare animali ancora più bislacchi e divertenti.


L'ACCIUGAMANO

LA VACCA DA BAGNO

IL VAMPIRAÑA

L'ARPADILLO

IL PANDALONE

GLI INNAMORATTI

mercoledì 10 luglio 2019

Gioco di cappelli


Gioco di cappelli è un cortometraggio sperimentale del regista e pittore Hans Richter, prodotto a Berlino tra il 1927 e il 1928.
Vi lasciamo godere la visione di questo breve filmato in cui il regista tedesco si diverte a giocare con la realtà, ad animare gli oggetti che perdono la loro funzionalità ordinaria per fluttuare nell’aria, moltiplicarsi, nascondersi, scomparire e riapparire. E nel tempo magico e misterioso del gioco le lancette inesorabili dell’orologio sembrano arrestarsi.

sabato 6 luglio 2019

Una splendida giornata

Una splendida giornata (2017) di R. Jackson, illustrato da Suzy Lee, Terre di mezzo, Milano.

Una giornata può essere splendida sia che il tempo sia bello o brutto, sia che piova o ci sia il sole, sia in casa che all’aperto. I bambini sono “enigmi luminosi” che hanno la sorprendente capacità di trasformare la realtà, di scombinare l’ordine del reale per creare scenari imprevedibili dove girare esultanti, danzare in una pozzanghera, planare sul prato, scivolare tra i fiori, fischiettare o gridare festanti.
I bambini scoppiano di vita tra le pagine del fantastico libro di Richard Jackson, illustrato da Suzy Lee, e attraverso il gioco e l’immaginazione ludica dipingono con colori brillanti il bianco e nero delle pagine della vita.
«Così, tutt’insieme.
Trallallero e trallallà».




giovedì 20 giugno 2019

Signori bambini


Tema:
Una mattina ti svegli e ti accorgi che, durante la notte, sei stato trasformato in adulto. In preda al panico, ti precipiti in camera dei tuoi genitori. Loro sono stati trasformati in bambini. (p.19)

Il compito, assegnato per punizione dal temibile e detestato Monsieur Crastaing a tre allievi colpevoli di aver fatto un disegno ironico e denigrante dello stesso insegnante, è il pretesto, per Daniel Pennac, per creare una storia divertente e imprevedibile, per avviare una riflessione sull’infanzia.
Non vi sveleremo cosa succederà a Igor, Joseph e Nourdine e ai loro genitori, ma vi restituiamo le parole appassionate di Crastaing, professore inossidabile che ha la capacità di trasformare i suoi allievi in statue di sale e di ricercare l’infanzia perduta.

“Darei qualsiasi cosa, mi sentite, assolutamente qualsiasi cosa per fare mio solo un secondo della vostra infanzia! Provarne la gioia imbecille! L’ignoranza così piena! I dispiaceri ottusi! La propensione a passioni a ripetizione, a rinnegamenti fulminei, all’oblio a comando, alla cicatrizzazione immediata! La sbalorditiva assenza di motivazioni! L’ebbrezza del presente! La coscienza puramente digestiva! Darei qualsiasi cosa per essere stupido, un istante, come un bambino! Godere appieno di questa stupidità!
Pascermi una volta per tutte di questa idiozia delle origini e tornare al mio io adulto sentendo finalmente di cosa mi sono liberato, a cosa sono stato capace di sfuggire, cosa la mia coscienza ha sconfitto! Come dev’essere bello un ricordo d’infanzia!
[…] Come si deve essere pienamente quando si viene da dove siete voi!
Con tutta quella stupidità dietro le spalle! E come si vive male, quando non si è mai sentito quell’afrore! Come si esiste poco senza infanzia!” (p.176).

domenica 9 giugno 2019

We the Animals



We the Animals è il titolo originale del film del regista statunitense Jeremiah Zagar, malamente italianizzato in Quando eravamo fratelli. C’è una differenza, non sottile, nell’attribuzione dei due titoli perché ognuno può esprimere, a mio parere, uno sguardo diverso sul film.
Quello che a noi interessa è lo sguardo del bambino, di Jonah, i cui profondi e insondabili occhi blu vengono inquadrati costantemente e a distanza ravvicinata per farci intuire i suoi pensieri, il suo modo di sentire e percepire, le sue rêverie tradotte dal regista in immagini oniriche.
Immagini di infanzia, di crescita e individuazione, autorealizzazione e frustrazione, spensieratezza e sofferenza, scorribande e pericoli, sogni e fughe, nascondimenti e condivisione, istintualità e aggressività, fiducia e tradimenti.
Manny, Joel e Jonah costituiscono un piccolo branco, sono tre fratelli, di origini portoricane e americane, che vivono in una zona rurale degli Stati Uniti in una famiglia con poche risorse economiche e educative. Un branco senza un capo, senza riferimenti genitoriali di cui fidarsi e a cui affidarsi e incapaci di accogliere i cambiamenti imprevedibili legati alla crescita di ognuno, in particolare di Jonah. Il bambino trova, nel suo rifugio segreto sotto il letto, la possibilità di esprimere la sua personalità e identità sessuale attraverso l'arte del disegno. Finché verrà scoperto. 



sabato 1 giugno 2019

Il diritto al riposo, al tempo libero, al gioco


«Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale e artistica. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali»
Art. 31, Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, 1989

Giovanni Giacometti, Fanciulli al sole, 1910

Joan Miró, Composition (Petit univers), 1933

Paul Gauguin, Lotta di bambini bretoni, 1888

Félix Vallotton, Trois femmes et un petite filles jouant dans l’eau, 1907

Paul Klee, Marionette (colorate su fondo nero), 1930

Massimo Campigli, Il gioco del filo, 1946