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domenica 19 gennaio 2020

La piscina

Ji Hyeon Lee (2015), La piscina, Orecchio acerbo, Roma.

La piscina è un silent book dell’autrice coreana Ji Hyeon Lee, un albo illustrato senza parole e di grandi dimensioni.
In copertina è rappresentato il viso di un bambino sorridente, con cuffia e occhialini da cui escono strani pesciolini rossi e blu. Quel bambino ci guarda, sorride, aspetta. È lì pronto per accompagnare chiunque sia curioso e disposto a tuffarsi tra le pagine di questo sorprendente libro, nello spazio atemporale, ampio e libero dell’immaginazione.
Allora apriamo il sipario! Ogni volta che il movimento fine delle nostre dita scopre un’immagine la bocca si spalanca, gli occhi brillano, il corpo e la mente si ritrovano in uno stato di sognanza, si è rapiti, quasi ipnotizzati dalle immagini. Ci fermiamo, ci immergiamo “negli abissi di questa straordinaria piscina”, di un “mondo pieno di meraviglie”. Non vorremmo lasciare nessuna delle immagini, quasi per timore di provarne nostalgia una volta girata la pagina ma, al contempo, fremiamo curiosi di scoprire quella successiva.
Accostandosi a questo libro, si ha l’opportunità di rituffarsi nella dimensione immaginativa dell’infanzia, in quella peculiare modalità di comprensione della realtà che connette, approfondisce, percepisce, trasforma e non si limita a scindere, dominare, frantumare la realtà.
Non vogliamo raccontarvi null’altro di questo libro perché significherebbe privare il lettore dello stupore, della meraviglia, della libertà.
Ve lo consigliamo e dedichiamo con le parole dell’autrice:

ALLE PERSONE CHE VOGLIONO NUOTARE IL MONDO IN PIENA LIBERTÀ.

sabato 4 gennaio 2020

“Una frescura al centro del petto”. L’albo illustrato nella ricerca e nella vita interiore dei bambini.

S. Vecchini (2019), Una frescura al centro del petto. L’albo illustrato nella ricerca e nella vita interiore dei bambini, Topipittori, Milano

Una frescura al centro del petto è un verso del poeta iraniano Jalâl âlDîn Rûmi che prova a nominare un tipo di intelligenza differente da quella logico-razionale. È un’intelligenza fluida che non ristagna, è una modalità di conoscenza che non avvizzisce e non si impone sul mondo categorizzandolo e giudicandolo, ma è un sapere che irradia da ognuno e si muove verso il mondo e il suo mistero attraverso domande, “implacabili investigazioni”, interrogativi profondi, ricerca spirituale di significati. 
Una frescura al centro del petto, come suggerisce Chandra Livia Candiani (traduttrice della poesia di Jalâl âlDîn Rûmi) è la fonte conoscitiva e immaginativa del bambino, dei poeti, dei mistici, è una facoltà, come suggerisce Antonacci, che si nutre di immagini, di visione, di ascolto e capace di percepire e trovare connessioni, tra il visibile e l'invisibile.  
Tutti l’abbiamo, ma spesso viene sommersa e soffocata con la crescita e per questo deve essere ritrovata e alimentata. In questo senso Silvia Vecchini propone di rivolgersi agli albi illustrati, in particolare quelli della casa editrice Topipittori, “ponti sospesi tra immagini e parole” capaci di creare uno spazio “sacro” di ricerca, scoperta, avventura e incontro tra adulti e bambini. L’invito di Vecchini è allora quello di leggere insieme, ad alta voce, storie che si fanno carico della complessità delle cose reali, che aprono finestre sul mondo, che custodiscono il mistero dell’infanzia.

“L’infanzia rimane. In quanto è il tempo dato e conservato, in quanto è il tempo liberamente accettato e liberamente attivato, l’infanzia non è il tempo passato, il tempo andato a male, ma quello che rimane e ci viene incontro […]. Noi non perdiamo l’infanzia come qualcosa che resta sempre più dietro di noi, che camminiamo nel tempo, ma andiamo ad essa incontro”. K. Rahner, Pensieri per una teologia dell’infanzia, in Nuovi Saggi II. Saggi di spiritualità, Edizioni Paoline, Roma, 1968, p.399 e 406.

domenica 29 dicembre 2019

Letizia Battaglia. Lo stupore per le immagini del mondo


Le bambine sono io a cercarle, con molta emozione: quando incontro la ragazzina imbronciata, sulla soglia dell’adolescenza, magra, con le occhiaie, i capelli lisci, sono io. E quando la fotografo è come se facessi un incontro di bambina con bambina.
 
La bambina con il pallone, quartiere La Cala, Palermo, 1980

La bambina lavapiatti (non è mai andata a scuola), Monreale, 1979

Mosca, 1989
La bambina e la rosa, Palermo, 1995
Chi fotografa ha un mezzo meraviglioso in mano per esistere, per essere, per incontrare il mondo, per amarlo, per denigrarlo.

Il gioco del killer, Palermo, 1982
I bambini giocano con le armi ricevute in dono dai genitori per il 2 novembre, giorno dei morti, Palermo, 1986

Belfast, 1988

Palermo, 1984    
 
LETIZIA BATTAGLIA Storie di strada.

Dal 05.12.2019 al 19.01.2020

Palazzo Reale - Milano


sabato 28 dicembre 2019

La meraviglia dei bambini


“La meraviglia non è l’emozione fine a se stessa a cui alludono spesso i nomi dei parchi dei divertimenti: una sequenza senza fine di sorprese, forti emozioni e colpi di scena fondati sulla stranezza, l’incredibile, la bizzarria. La meraviglia è uno stato d’animo che nasce dal profondo e ha la straordinaria funzione di metterci in relazione con le cose, noi stessi, gli altri. La meraviglia è la chiave di volta dell’attenzione, del pensiero, della comprensione. Va coltivata e nutrita ogni giorno con intelligenza, pazienza, fiducia. La meraviglia, insomma, non è quella caratteristica leziosa e graziosa che gli adulti attribuiscono all’età infantile, espressione di un’ingenua e innocente ignoranza, presto e auspicabilmente sostituita dal “realismo”, inteso come capacità adulta di pensare le cose “come sono”.
La meraviglia dei bambini è un’attitudine della loro serietà, della loro pervicace necessità di comprendere e di amare, di conoscere e di entrare con intensità in relazione con se stessi e ciò che hanno intorno. E questo perché la meraviglia, per tutti, non solo per i bambini, rimane uno fra gli strumenti di crescita e sviluppo più importanti. Privarne gli esseri umani è una perdita, una sciagura irreparabile”.
G. Zoboli in S. Vecchini, Una frescura al centro del petto, Topipittori, Milano, 2019, pp. 73-74.

Pasquale Miglioretti, La sorpresa, 1870

giovedì 12 dicembre 2019

Il bambino dei baci

Ulf Stark, Il bambino dei baci, Iperborea, Milano, 2018


Il bambino dei baci è un piccolo ma prezioso libricino edito dalla collana Iperborea rivolta a bambini e ragazzi.
È una storia dedicata all’amore, al gioco, al divertimento come fa intuire la buffa illustrazione in copertina di due bambini gioiosi e beffardi a testa in giù, con l’ombelico all’aria e i piedi scalzi.   
Il libro racconta i giochi e le scorribande del piccolo Ulf, che non ha mai baciato una ragazza e di Berit, che tutti chiamano Armata Rossa perché ha folti capelli rossi, un sacco di lentiggini e mette a tappeto tutti quelli che la prendono in giro.
Il bambino dei baci è una storia spassosa e divertente, una storia preziosa perché ha il coraggio di parlare d’amore ai bambini accostandosi con delicatezza al loro vissuto, alle loro emozioni, corpi e pensieri. E non parla d’amore in modo sdolcinato, edulcorato o didascalico. Non parla d’amore per divieti e interdizioni. Parla ai bambini di un legame misterioso di curiosità e scoperta, amicizia e condivisione, aiuto e sostegno reciproco, di accettazione di ciò che si è. L’amore muove oltre le apparenze e spinge ad affrontare qualsiasi sfida.

giovedì 5 dicembre 2019

La felicità del gioco

"Nessun dovere astratto, nessuna preoccupazione eccessiva per il futuro ma piuttosto si dedichi ogni cura a ché il fanciullo possa godere nella sua vita di fanciullo, e non si creda al sciocco pregiudizio che pretende che in tal modo egli impiegherebbe i primi anni a non far niente. Come non è niente esser felice? Niente giocare, saltare, correre tutta la giornata? In tutta la sua vita non sarà più tanto occupato” (Rousseau, Emilio, 1972, p.114)

                         André Henri Dargelas, Playtime
          Helen Levitt. N.Y, 1940

Joaquín Sorolla, Running along the Beach,1908 



sabato 30 novembre 2019

Vado via!

B. Colombo, P. Canonica, Vado via!, Bohem Press Italia, Piazzola sul Brenta (PD), 2019

“Ho deciso: vado via!
Mi sta stretta casa mia!
Babbo e mamma invadenti:
“Non gridare! Lava i denti!”
Sono stufa di ubbidire
E di aver tarpato il dire…”

La piccola e indisciplinata protagonista della storia di Betty Colombo, illustrata da Paloma Canonica, ha deciso di compire un gesto sovversivo, ha deciso che è arrivato il momento di disobbedire, di fuggire dalla casa che le impone solo ordini e divieti.
Così si prepara, come una provetta viaggiatrice, alla partenza. La bambina desidera l’avventura, scoprire il fuori, al di là delle pareti strette e eccessivamente protettive di casa sua. Ma ben presto si rende conto di aver ancora bisogno dei suoi genitori. Decide allora di restare, a patto che la mamma e il papà si rendano disponibili a incontrarla e comprenderla.

“Vado via!” è una filastrocca che restituisce, attraverso il ritmo incalzante e schietto delle rime, il sentire dei bambini, in bilico tra il desiderio di autonomia e la necessità di essere accolti, ascoltati e visti dagli adulti. Tra le pagine di questo libro, i bambini possono ritrovarsi e dare un nome alle loro emozioni e gli adulti hanno l’opportunità di fermarsi per dismettere il loro ruolo, a volte esclusivamente sanzionatorio e disciplinante, e reimparare a nuotare verso l’isola dell’infanzia.