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lunedì 27 luglio 2015

"Il piccolo manuale dei giochi di una volta".


Lo sguardo ludico e appassionato del cantautore modenese Francesco Guccini ci restituisce in questo piccolo manuale i giochi di una volta, passatempi tradizionali in cui rintracciare come “frecce da una faretra”(Antonacci, 2012) le dimensioni ambigue  e ambivalenti del gioco: la libertà e la normatività, la competizione  e la collaborazione, il gruppo e la solitudine, la serietà e il divertimento, la razionalità e gli affetti, il corpo e la mente.
Il testo non ha il tono barbogio e nostalgico di un’epoca lontana e inesorabilmente perduta  ma Guccini, bambino di un tempo e bambino di oggi – dove l’essere infante indica una disposizione d’animo più che un’età anagrafica , ci invita a recuperare il tempo del gioco: tempo all’aperto, di libertà, di “sfide selvagge” di bande di ragazzini schiamazzanti per le strade che, nei mesi estivi, giocavano volutamente nelle prime ore del pomeriggio “in modo da rovinare il giusto riposo di anziani benpensanti”.
Guccini indica, anche attraverso i chiari ed esplicativi disegni di Giovanni Manna, tutto ciò che è necessario per giocare, suggerisce dove recuperare il materiale (in casa, in garage o all’aperto), spiega come riconoscere un ramo di tasso flessibile e asciutto per costruire con le proprie mani un arco unico e originale e ricorda come lui giocava, con la sua “terribile banda” per le strade sperimentando le dimensioni del conflitto e del rischio nel contesto protetto del gioco.
Questo piccolo manuale è per tutti, per far dialogare le generazioni, per i bambini e i ragazzi che possono scoprire nuovi giochi e per gli adulti che possono risognare i loro giochi d’infanzia o ritrovare quella voglia di giocare che sa trasformare la realtà con l’immaginazione e qualunque attività in divertimento. 

sabato 25 luglio 2015

Sculture d'infanzia - La mostra di Timo Bortolotti a Villa Necchi Campiglio

Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente;
e questa pozza, il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva d'essere un bambino.
Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.

Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini.
Sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli,
e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino,
era l'epoca di queste domande.
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lí?
Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno?
Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo,
quello che vedo, sento e odoro?
C'é veramente il male e gente veramente cattiva?
Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?

Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed é ancora cosí.

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano,
come solo le bacche sanno cadere, ed é ancora cosí.
Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta,
e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande.
E questo, é ancora cosí.
Sulla cima di un albero,
prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne.
Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.

E ancora continua a vibrare.
P. Handke

Bambina con la corda, bronzo, 1954

San Giovannino, bronzo, 1938

Riccioli d'oro, terracotta, 1935

Bambina, terracotta, 1938

Al sole, terracotta, 1937

Bambino che dorme, marmo, 1942

Bambina con frutto, marmo, 1940

giovedì 23 luglio 2015

Il gioco tradizionale

"E' davvero fondamentale sostenere, tramandare e valorizzare il gioco tradizionale - spiega Francesca Antonacci, docente di Pedagogia del gioco presso l'Università Milano-Bicocca-. Il motivo principale risiede nel fatto che in esso si possono rintracciare delle preziosissime dimensioni culturali invarianti: ad esempio la condivisione degli spazi pubblici, il legame con il festivo, la sopravvivenza di spazi e tempi regolati nei quali esercitare in modo protetto la sfida e la competizione tra gruppi, in modo che non emerga il lato distruttivo dello scontro, ma quello sportivo e collaborativo. Il gioco può servire ad unire e far dialogare le generazioni, è un luogo straordinario utile a connettere le persone unite da uno sguardo ludico, appassionato e colmo di leggerezza. Unisce le generazioni perché appartiene a una disposizione d'animo più che a un'età anagrafica. Detto ciò non dimentichiamo che anche gli adulti dovrebbero riservare una porzione maggiore del loro tempo al gioco in modo da conservare in tutte le età della vita la leggerezza necessaria per saperconnettere esperienze e situazioni in modo creativo e intuitivo, per saper scherzare anche con le cose più serie etrasformare la realtà con l'immaginazione, rendendola più comprensibile e più felice". 
Si legge su www.veneziatoday

mercoledì 15 luglio 2015

Figure della mancanza. Dell’infanzia e di una diversa possibilità d’essere.

"(Di una diversa possibilità d’essere dell’umanità ci si ricorderebbe come nelle favole, d’un mondo di giganti, un Olimpo… Come capita a noi: che forse siamo, senza rendercene conto, deformi, minorati, rispetto a una diversa possibilità d’essere, dimenticata…)".
I. Calvino, La giornata d'uno scrutatore, Mondadori, Milano, 2002, p.25.

Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di fanciullo con disegno, 1515

Georges Rouault, Three Clowns, 1917-20

Timothy Archibald, Echolilia, 2010

Jankel Adler, The Mutilated, 1942-43

Medardo Rosso, Bambino malato,1893-95

sabato 11 luglio 2015

lunedì 6 luglio 2015

Ancora qualche posto al corso di perfezionamento sul Gioco d'azzardo patologico

Corso di perfezionamento sulla conoscenza e il trattamento delle patologie da gioco d'Azzardo, all'Università di Bergamo.
Ci sono ancora dei posti disponibili, le iscrizioni chiudono alla fine di agosto: per educatori, insegnanti, psicologi e chiunque sia interessato ad approfondire. maggiori info alla pagina
https://www.facebook.com/patologiegiocounibg/

venerdì 3 luglio 2015

Io sono Zero



Che bello se si potesse passare la vita davanti ai videogiochi, in un ambiente protetto, ovattato, a temperatura controllata, con il cibo che arriva servito al momento giusto e nessun pensiero se non quello di migliorare e salire di livello nelle proprie prestazioni? Bene, allora fate cambio con la vita di Zero.
Zero è un ragazzo di quattordici anni che si impegna al massimo per raggiungere gli obiettivi che gli vengono dati. Ed è anche parecchio bravo. Mangia quello che gli dicono di mangiare, studia, fa i compiti, guarda i film che gli dicono di vedere e va a letto all'ora stabilita. Se gli serve qualcosa, impartisce un ordine vocale e la ottiene. E' davvero un bravo ragazzo. La sua vita è fatta di prove da superare, di nuovi target da raggiungere. E' un ragazzo obbediente che non vuole mai dispiacere a Madar, la voce guida che l'ha cresciuto. Si perchè Zero vive dalla nascita in poche stanze e passa la maggior parte del suo tempo davanti a degli schermi, per lo più per allenarsi nel pilotare sofisticatissimi droni. In pratica un fantastico videogioco. O almeno questo è ciò che lui crede. Questa è la vita che gli è chiesto di avere e Zero, a suo modo, ne è felice.
Zero è un ragazzo sereno ed il Mondo gli dà sicurezza e stimoli.Così il giorno che, per un blackout, il Mondo si spegne, Zero pensa che si tratti solo di un'altra prova. Una porta che prima non aveva mai notato si apre e la curiosità ha la meglio.
Zero si trova in un altro mondo. Sente il freddo che non aveva mai provato, respira l'aria, troppa aria, cammina nella neve...Cerca schermi con cui interagire ma viene risucchiato da un'infinità di cose che lo sovrastano con i loro odori e le sensazioni che gli trasmettono. E poi c'è il soffitto del cielo, troppo alto, sconfinato...Ma la cosa che più di ogni altra lo getta nella disperazione sono gli esseri umani. Perchè gli parlano? Non dovrebbero! Zero non ha mai avuto alcun contatto fisico con loro nella sua vita e ne è atterrito.
Comincia così la storia di Zero. Inizia proprio dove finisce il Truman Show anche se Zero non scappa, come Truman, dal Mondo in cui aveva vissuto ma se ne trova catapultato fuori e a dover interpretare il Fuori con le categorie che gli sono state date. Zero ingaggia una battaglia contro se stesso, si sdoppia nella sua identità, sdoppiamento ben rappresentato dall'ossesivo dialogo che il ragazzo che si trova nel Fuori intrattiene con il se stesso che abitava il Mondo. E' una battaglia dolorosa e sofferta quella che alberga dentro Zero/Michele anche se poi la sua curiosità e la pazienza di coloro cui, per destino, toccherà l'incredibile compito di stargli vicino apriranno altre porte e con esse la lotta per rispondere alla domanda "Chi sono?", ma anche "Chi sono gli altri?". Davvero una delle esperienze più decisive della vita. Forse però la più affascinante avventura che sia data di vivere: quella di scoprire la meraviglia del nostro essere umani e la bellezza del mondo in cui abitiamo.
Un libro che si legge tutto d'un fiato. Una storia che inquieta e affascina e che fa entrare il suo personaggio principale nella vita del lettore come se fosse un fratello, un figlio, un amico...se stesso.

mercoledì 1 luglio 2015

Festival Pergine Spettacolo Aperto


"Dei bambini ci piace l'irresistibileattrazione per il gioco. E' nel gioco e grazie ad esso che si può essere intensamente vivi, ridere, vergognarsi, ma sempre osare". Michele Abbondanza, Antonella Bertoni.
3 e 4 luglio ore 20 e 21, "Sequenze per il futuro". Compagnia Abbondanza BertoniI Bambini 



http://www.perginefestival.it/dettaglio.aspx?ID=ELE0003893&L=it