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giovedì 26 febbraio 2015

Al di là di ogni disabilità. Il piacere e il diritto al gioco.


“La dimensione del gioco viene spesso sottovalutata, quasi fosse un vizio che i bambini disabili non si possono permettere. Anche quando è contemplata, se ne parla come strumento per raggiungere obiettivi più «nobili», come le stramaledette competenze individuali. Quasi mai si pensa al gioco come un momento fine a se stesso, che merita di essere coltivato per il semplice piacere che regala”.

M. Verga, Zigulì. La mia vita dolceamara con un figlio disabile, Mondadori, Milano, 2012, p.28.


Timothy Archibald, Echolilia, 2010


Timothy Archibald, Echolilia, 2010


Paul Klee, Red Ballon, 1922


Gerolamo Induno, Sciancato che suona il mandolino (Il cantastorie), 1852


Andjè (Andrzej Pietrzyk), Madame Zachanassian, 2008


Olivier Nakache, Éric Toledano, Intouchables, 2011


sabato 21 febbraio 2015

Tra le mura della scuola


"Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanotti che da sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro  anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? Gli altri potete chiamarli – con morali e codici in mano – delinquenti ma quest’altri sono, anche per voi,  puri e innocenti come usciron dall’utero delle vostre spose e figliuole. Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell’età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?”
               Giovanni Papini, Chiudiamo le scuole, 1912

                                                 

Maurizio Cattelan - Charlie Don't Surf
                                                

Jean-Baptiste Greuze - Student with a Lesson-book
                            
Jean Vigo -Zéro de conduite
                                                          
 Jean-Baptiste Greuze - Le petit paresseux
                                                 


François Truffaut - Les quatre cents coups
Peter Weir - Dead Poets Society
                                                         

domenica 15 febbraio 2015

In viaggio per un mondo nuovo – Corriamo la Milano Marathon per i bambini con disabilità!


“Pain  is inevitabile. Suffering is optional.[…] Il dolore non si può evitare, ma la sofferenza è opzionale. Supponiamo per esempio che correndo uno pensi: «Non ce la faccio più, è troppo faticoso». La fatica è una realtà inevitabile, mentre la possibilità di farcela o meno è a esclusiva discrezione di ogni individuo. Credo che queste parole riassumano alla perfezione la natura di quell’evento sportivo che si chiama maratona”.
Murakami Haruki, L’arte di correre, Einaudi, Milano, 2009, p.4.

Domenica  12 aprile 2015 si svolgerà la Milano Marathon. L’associazione L’abilità onlus (www.labilita.org) cerca runner, maratoneti, camminatori accaniti, tranquilli passeggiatori e allegri girovaghi che attraverso la loro partecipazione possano contribuire alla raccolta fondi dell’associazione.
Iscrivendosi alla Maratona, tramite L’abilità, una parte della quota d’iscrizione andrà a favore dell’associazione e servirà a finanziare il progetto In viaggio senza valigie  rivolto ai bambini con disabilità e alle loro famiglie.

L’abilità opera sul territorio di Milano dal 1998. Da allora lavora per costruire opportunità di benessere per il bambino con disabilità, offrire un sostegno competente ai suoi genitori e promuovere una cultura più attenta ai diritti del bambino con disabilità.

Invitiamo tutti a partecipare alla Maratona e a entrare a far parte della squadra di L’abilità per vincere la grande sfida di pensare e costruire una società nuova dove i bambini con disabilità possano essere visti, compresi, sostenuti e accompagnati nella loro lunga e faticosa corsa.

Per iscriversi alla Maratona tramite L’abilità e avere tutte le informazioni a riguardo contattare:
comunicazione@labilita.org
02 66 805 457

venerdì 13 febbraio 2015

Follia e disagio psichico sulla soglia poetica e nella tensione ludica

il progetto in un poster...
Bicocca, mercoledì 11 febbraio 2015.


La follia e il disagio possono essere esplorati sulla soglia delle immagini poetiche e simboliche, per rintracciare nell’immaginazione artistica un potenziale conoscitivo, educativo e formativo, in grado di contenere e esprimere le contraddizioni e i volti molteplici che animano la sofferenza, ma anche ogni processo di scoperta.
Questo progetto incontra la simbolica del gioco là dove riconosce nel suo carattere tensionale una qualità ludica, necessaria per tendere a un bilanciamento psichico.


All’interno di percorsi e laboratori formativi è stato, ed è, possibile sperimentare questa modalità educativa, sia attraverso un’immersione nelle immagini poetiche segnate da simboli riconducibili all’esperienza della follia e del disagio, sia mediante l’ingresso nel “cerchio magico” del gioco.

A cura di Tania Morgigno e Francesca Antonacci. 

Poster in Bicocca: il Puer Ludens

Mercoledì 11 febbraio 2015 in Bicocca abbiamo presentato un Poster di gruppo per testimoniare la ricerca intorno alla figura del Puer Ludens.


L’idea di una infanzia archetipica che gioca, il puer ludens, ha radici antichissime nelle religioni, nei miti e in ogni forma di cultura. Per chi si occupa di educazione è fondamentale pensare in profondità le radici culturali di ogni progetto educativo e esplicitare l'idea di infanzia che orienta il pensiero e l’azione. Crediamo che i bambini giochino perché questa è l'azione più vivida e autentica di simbolizzazione e rappresentazione della vita, nella quale scoprire, forgiare, distruggere e ricostruire, nel terreno solido dell'immaginazione, il gioco cosmico del mondo. Se hanno ragione coloro che pongono nell'infanzia la stagione più prossima all'essere, si capisce come il gioco sia in realtà l'attività più propriamente in grado di dispiegare le potenzialità umane. Per essere fedeli a un’impostazione simbolica e immaginativa negli anni abbiamo raccolto un sapere dalle immagini di infanzia che gioca, sia con lo studio sia con la prassi educativa, sempre sentendo il basso continuo di una qualità infante ludica presente in tutte le età della vita, con le sue contraddizioni e i suoi intrecci.

a cura di Francesca Antonacci, Ilaria De Lorenzo,Natascia Micheli, Tania Morgigno, Federica Negri, Susetta Sesanna, Sara Riva, Elisa Rossoni, Giulia Schiavone, Jacopo Tartari.

domenica 8 febbraio 2015

Corpo di desiderio


“Riflettiamo bene senza il peso di pregiudizi: il corpo del bambino non la sua persona ma ciò che nel linguaggio classico si sarebbe chiamato il suo ‘essere sensibile’, è questo che ci dà accesso a lui, ed è ciò in cui egli vive e rimane. Lungi dal considerare questo essere sensibile uno stato di infermità o di animalità da superare, conviene trattarlo nella sua presenza immediata, estranea ai limiti personalistici. Corpo che non è ancora l’essere proprio, l’unità organica chiusa, la sfera privata o la carcassa per un’interiorità che è caratteristica dell’adulto. Il bambino con il corpo vive e s’esprime. Corpo, superficie di abbracci e congiunzioni, la cui presenza tra gli uomini, come quella dell’oggetto estetico, è riorganizzazione del campo percettivo. Presenza altrettanto inquietante, perché invita a sopprimere la distanza tra i corpi. Un bambino non si osserva, non s’interpella, o non essenzialmente, un bambino si prende, tocca, si arrampica, supera distanze”.
R. Schérer, G. Hocquenghem, CO-IRE. Album sistematico dell’infanzia, PGreco, Milano, 2010.
  Anna Lea Merritt – Love Locked Out

                                                      Antonio Mancini – Bambina nuda


                          Bartolomé Estaban Murillo – A Peasant Boy leaning on a Sill

                                                             Balthus – Les beaux jours

                                                                              Sally Mann


                                               Mary Beale – Portrait of a Young Girl

venerdì 6 febbraio 2015

"The Child in Time" – Un libro impregnato di infanzia




Come spesso accade, la traduzione di un titolo non restituisce all’opera la sua complessità e ricchezza. Nel caso del romanzo dell’autore inglese Ian McEwan, pubblicato nel 1987, la seppur minima variazione del singolare dell’originale trasposto nel plurale “bambini”  potrebbe apparire una minuzia insignificante ma, a mio parere, piuttosto rilevante se si guarda all’infanzia come dimensione archetipica.
The Child è il bambino simbolico e letterale presente costantemente e indecifrabilmente nella sua assenza. È’ la bambina scomparsa, figlia di Stephen Lewis, autore accidentale di libri per bambini, che si sottrae allo scorrere implacabile del tempo e ci sottrae al tempo dell’infanzia, alla sua dimensione atemporale, sospesa, magica. La sparizione di Kate in un supermercato, luogo paradigmatico del consumo e del profitto, è anche la scomparsa dell’infanzia nella nostra società adultificante e bonificatrice, una società impegnata a riscrivere il Manuale per l’educazione per reintrodurre una buona dose di autoritarismo e qualche pillola di cambiamento e crescita  per guarire  la “condizione invalidante, instabile” e mancante dell’ in-fante. The Child è il bambino che Charles Darke, uomo d’affari e politico in carriera, ha perduto irrimediabilmente e il cui richiamo disperato  e ammaliante, rimasto sepolto troppo a lungo, lo rapirà tragicamente. E’ il bambino che Stephen Lewis, il protagonista, cerca famelicamente tra i mendicanti che affollano le stazioni londinesi, è il bambino che ritrova nelle sue rêverie d’infanzia e forse nella nascita di un nuovo  bambino reale e simbolico.
È,  allora, la parola “bambino”, al singolare, lo scrigno che custodisce e rivela la complessità e l’irriducibilità della dimensione d’infanzia.

 In simili occasioni il genitore esageratamente ansioso può trovare un po’ di sollievo nella consolidata analogia tra l’infanzia e la malattia: una condizione invalidante tanto sul piano fisico quanto su quello mentale, che altera emozioni, sensi e ragione, e la cui lenta, difficile guarigione è rappresentata dal processo di crescita.
Manuale per l’educazione del bambino, HMSO