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sabato 15 settembre 2018

Maneggiare con cura. Storia di un oggetto



Maneggiare con cura. Storia di un oggetto è un film di Francesco Clerici che documenta la fase di restauro di un oggetto scientifico, un vecchio acceleratore di particelle presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.
È un film che regala presente. Il presente del restauro, di un'attività artigianale che immerge, chi la svolge e chi la guarda, nel qui ed ora di un beato silenzio, di una concentrazione estatica e pensante sull' oggetto per cogliere, al di là della superficie, le tracce della storia. I restauratori sembrano giocare con la strana macchina di Cockcroft-Walton (1950): la osservano dettagliatamente, la sfiorano, la smontano, se ne prendono cura con passione. La animano (significativa a tal proposito la scena in cui una restauratrice culla un pezzo metallico come un neonato) e la rianimano.
I loro gesti precisi e misurati si ripetono giorno dopo giorno, con curiosità e dedizione guidati dalle forme arrotondate e dai materiali metallici segnati da graffi, ruggine, macchie di caffè. 
La loro arte è quella della trasformazione e dell’immaginazione, come il gioco, come il cinema. 
Il regista ci offre la possibilità di partecipare a un rituale collettivo regalandoci il presente di un atto forse inutile, che sembra non avere altri fini se non il piacere di farlo. Un atto inutile e per questo vitale.


sabato 8 settembre 2018

La passione. Nient'altro


«Ma non capisce, Mr Stoner?», domandò: «Non ha ancora capito? Lei sarà un insegnante».
All’improvviso gli sembrò che Sloane si stesse allontanando, insieme alle mura dell’ufficio. Si sentì sospeso nell’aria aperta, mentre la sua voce diceva: «È sicuro?».
«Ma certo», disse dolcemente Sloane.
«Come può dirlo? Come fa a saperlo?».
«È la passione, Mr Stoner», disse allegro Sloane, «la passione che c’è in lei. Nient’altro».
John Williams, Stoner, Fazi Editore, Roma, 2012, p.28


Franco Lorenzoni, Università degli studi Milano-Bicocca, 17 aprile 2018

Il maestro di violino di Sérgio Machado, 2015

School of Rock di Richard Linklater, 2003

Finding Forrester di Gus Van Sant, 2000

Mery per sempre di Marco Risi, 1989

domenica 2 settembre 2018

I disegni arrabbiati

Calvino I. (2015), I disegni arrabbiati, Mondadori, Milano

“Lodolinda è una bambina che ama molto disegnare.
Quando è di buon umore disegna farfalle celesti e arancione su tulipani rossi e gialli”.

Quando è triste disegna salici piangenti sotto la luna o quando è arrabbiata una torre distrutta da un colpo di cannone.
Lodolinda gioca a disegnare le sue emozioni e le sue visioni seguendo il ritmo dell’immaginazione e trasformando il reale su un foglio bianco.  
Un giorno i suoi racconti disegnati si intrecciano con quelli di Federico, un bambino alquanto dispettoso e per niente simpatico che vorrebbe mettere i pesci nella lavastoviglie “perché provino cos’è una tromba marina o il gatto nel frigorifero per vedere se resiste al freddo come un orso bianco”.
Lodolinda e Federico iniziano così ad azzuffarsi a colpi di matita e di immaginazione inscenando avventure rocambolesche e fughe mirabolanti.


I disegni arrabbiati di Italo Calvino, con le strepitose illustrazioni di Giulia Orecchia, è un libro che consigliamo anche a voi adulti, spesso giudicanti e classificanti dei disegni dei bambini, per riscoprire la libertà di seguire le tracce dell’immaginazione creatrice e lasciare tracce di sé nello spazio circoscritto e ricco di potenzialità di un foglio bianco.