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martedì 28 febbraio 2017

Labirinti


Chi non è mai stato vinto dalla magica attrazione di un labirinto... reale, immaginato o sognato che fosse? Questo libro è un invito ad entrare nei meandri di 16 incredibili labirinti, regalatici dall'estro di Theo Guignard; labirinti che attraversano paesaggi noti ed insoliti, scenari futuribili, cornici in cui ambientare una fiaba, mondi in cui perdersi e scegliere magari anche di sostare, prima di cercare ancora la via d'uscita. Un silent book per giocare in un posto nuovo, ogni volta che si cambia pagina.


lunedì 27 febbraio 2017

Lo stralisco di Roberto Piumini



   […] il gioco ha preso anche me: io sto ai suoi bordi
come un assetato a quelli di una fonte fresca e zampillante.

Sakumat è un pittore che vive nella città turca di Malatya. É un artista che sa trasformare il mondo attraverso la facoltà immaginativa, è un creatore di mondi visitati e sognati, di paesaggi che dipinge con tutto il suo corpo, il suo cuore, la sua mente: utilizza pennelli che sono “per lui come dita, e in ogni pennellata versa dolcemente una goccia del suo sangue”.

Un giorno Sakumat viene invitato dal burban Ganuan nel suo sontuoso palazzo per abbellire le pareti delle stanze del figlio gravemente malato e affetto da una malattia incurabile e misteriosa che gli impedisce di vivere all’aria aperta e di venire in contatto con la luce.

L’incontro tra Sakumat e il piccolo Madurer si rivela profondamente educativo, un percorso di cambiamento per entrambi tra la realtà e l’immaginazione, un gioco che li coinvolge con serietà e dedizione nel sua sconfinata libertà e piacevolezza. Sakumat sa aspettare e incoraggiare il bambino e Madurer suggerisce al pittore storie, immagini e vie che condurranno Sakumat verso il suo orizzonte.

Non vogliamo raccontarvi la storia e svelarvi il finale perché crediamo che Lo stralisco (parola inventata che si gusta pronunciandola e ascoltandola) sia un libro che valga la pena leggere e che possa illuminare, come le piante luminose a cui il titolo si riferisce, il presente di bellezza, arte, gioco e immaginazione.

lunedì 20 febbraio 2017

Bellissima di Luchino Visconti

 

"Attenzione, attenzione. Ci rivolgiamo a tutti i nostri ascoltatori, a tutti i nostri gentili e affezionati ascoltatori. Attenzione papà, mamme, parenti. La Stella Film bandisce un grande concorso: cerca una bambina dai sei agli otto anni, una graziosa bambina italiana. Portate dunque la vostra bambina alla Stella Film, uffici di Cinecittà, via Tuscolana, km 9. Potrà essere la vostra e la sua fortuna!"
Tra la musica altisonante dell’"Elisir d’amore" di Donizetti un conduttore radiofonico annuncia la ricerca di  una bambina “bellissima” per partecipare al film del regista Blasetti.
L’annuncio scatena una schiera di mamme agguerrite e decise a far vincere la propria figlia. Tra di loro Maddalena Cecconi si rivela la più altera, la più pugnace, disposta a tutto pur di far divenire la figlia attrice. Spende tutti i suoi risparmi per mandare la bambina a lezione di recitazione e di danza, per farle confezionare un vestito da ballerina, per andare dalla parrucchiera e dal fotografo per uno shooting, un casting, diremmo oggi.

È l’Italia della ricostruzione quella che si specchia nello schermo e la possibilità di apparire dentro uno schermo poteva significare, negli anni Cinquanta, una vera fortuna, un’occasione di cambiamento di status sociale. Al di là di una lettura storica e sociologica è all’infanzia che vogliamo accostarci in quest’opera in bianco e nero ma per niente datata o desueta perché non così lontana dalle odierne forme di esposizione mediatica dei bambini. Si pensi  ai sempre più numerosi baby talent show che sovraespongono bambini che si atteggiano da star, che si vestono da grandi, che esprimono emozioni adulte che non gli appartengono, che vengono sottoposti alle spietate sentenze della performatività imperante.

La bambina bellissima protagonista del film di Luchino Visconti viene imbellettata, addomesticata, rimproverata e costretta dalla madre a partecipare a un’audizione che si rivelerà un disastro: timida e impacciata scoppierà a piangere tra le risate dei produttori. Maddalena si accorgerà di aver riversato sulla bambina un suo sogno e di averle imposto ciò che la piccola non desiderava e non voleva essere.
Il film si chiude con un’immagine poetica e sognante, il volto di una creatura androgina, scompigliata e fluttuante tra la realtà e l'immaginazione, tra la veglia e il sonno.

sabato 11 febbraio 2017

Life, Animated di Roger Ross Williams



L’autismo, che è un problema di immaginazione, ha bisogno di tutta la nostra capacità di immaginazione!
Theo Peeters

Il cinema raffigura il reale attraverso immagini in movimento. Il cinema, come l’autismo, pensa per immagini al di là e prima del linguaggio verbale e dell’asservimento alla logica razionale. Temple Grandin, professoressa associata in Zoologia alla Colorado State University e affetta da autismo, spiega in una Ted conference che pensare per immagini significa, per lei, avere “letteralmente il cinema nella testa”, un susseguirsi di immagini reali e concrete che si riferiscono a tutte le esperienze percepite e vissute.

Nel film documentario Life, Animated il regista Roger Ross Williams, come lui stesso afferma, prova ad entrare nella testa di Owen, un ragazzo di 23 anni con autismo, per restituirci un altro modo di pensare, di comprendere la realtà, di stare ed esserci nel mondo. E nella testa di Owen sembra letteralmente scorrere il cinema, nello specifico i cartoni animati classici della Disney.
Le storie semplificate ed emblematiche rappresentate nei cartoni animati consentono al ragazzo di comprendere e attribuire un significato agli avvenimenti della sua vita e di dare un nome alle proprie emozioni. Owen ha bisogno di guardare e riguardare i cartoni, piacere che peraltro condivide con altri ragazzi con disabilità, e di ripetersi costantemente i dialoghi dei suoi eroi e dei loro aiutanti che gli offrono la possibilità di prevedere e attribuire un senso a ciò che sta per succedere o che è successo: gli episodi di bullismo subiti a scuola, la conclusione della storia con la fidanzata, il passaggio verso l' età adulta.   

I cartoni animati diventano il tramite per riscoprire il “potere” della comunicazione che Owen perde all’età di tre anni quando si manifesta una regressione cognitiva, motoria e sociale. É il papà, autore del libro da cui è tratto il film, che con tutta la sua capacità di immaginazione riesce a ristabilire un contatto con il bambino che i genitori si trovano nuovamente a conoscere e riconoscere.

In una delle ultime scene del film Owen, che è stato assunto in un cinema, entra in una sala cinematografica vuota, si siede e ci guarda. É un gioco di sguardi, è la vita che sta nel cinema, che si apre al mondo.


Il film è in programmazione al cinema Beltrade di Milano.

domenica 5 febbraio 2017

Bbetween Performing Arts


Compagnia Finzi Pasca, Donka, 2009


In occasione del progetto Bbetween, il gruppo di ricerca Puer Ludens propone Bbetween Performing Arts, un ciclo di 8 incontri finalizzato all'accrescimento e alla valorizzazione delle competenze trasversali di studenti e cittadini.
Attraverso l'incontro con le arti performative si affinerà la capacità di guardare, ascoltare, leggere la complessità insita nei contesti professionali e immaginare le possibili trasformazioni delle dinamiche e delle relazioni. Le attività saranno condotte dai nostri formatori professionisti esperti in teatro, danza e arti circensi e prevedono l’utilizzo di metodologie espressive ed esperienziali, in piccolo e grande gruppo. Gli incontri alterneranno momenti di osservazione e ascolto attraverso giochi/esercizi psico-corporei e attività di rielaborazione espressive individuali e di gruppo con l'intento di attivare dinamiche di cambiamento a partire dall’esperienza, dalla riflessività condivisa e dai processi di immaginazione attivati.
Il percorso Bbetween Performing Arts è volto a promuovere esperienze in grado di favorire un contatto più vivo con se stessi, gli altri e il mondo, grazie ad attività espressive e performative che connettono più efficacemente il corpo e la mente, le emozioni e le conoscenze, la memoria e l'intuizione. 
Con la danza, il teatro, le arti circensi, si sperimenta, si conosce, si apprende, si cambia, si crea anche in età adulta, giocando con il corpo, la mente e l'immaginazione.
Il percorso è aperto a tutti e non è richiesta alcuna competenza in ingresso.
Dove e quando?                                                    
Lunedì 13 febbraio 2017 dalle 15.30 alle 18.30 in aula aula seminari 4228 (U6 piano 4) Modulo di Presentazione e Avvio attività
Lunedì 20 febbraio 2017 dalle 15.30 alle 19.00 in aula aula motoria (U 16 piano -1) Modulo teatro
Lunedì 27 febbraio 2017 dalle 15.30 alle 19.00 in aula aula motoria (U 16 piano -1) Modulo teatro
Lunedì 6 marzo 2017 dalle 15.30 alle 19.00 in aula aula motoria (U 16 piano -1) Modulo arti circensi
Lunedì 13 marzo 2017 dalle 15.30 alle 19.00 in aula aula motoria (U 16 piano -1) Modulo arti circensi
Lunedì 20 marzo 2017 dalle 15.30 alle 19.00 in aula aula motoria (U 16 piano -1) Modulo danza
Lunedì 27 marzo 2017 dalle 15.30 alle 19.00 in aula aula motoria (U 16 piano -1) Modulo danza
Lunedì 3 aprile 2017 dalle 15.30 alle 18.30 in aula aula seminari 4228 (u6 4 piano) Modulo di Rielaborazione/Restituzione
Tutti gli incontri si svolgeranno presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Info e Iscrizioni: www.unimib.it
 

mercoledì 1 febbraio 2017

Lo stupore infantile







Berruti in Paradise lost, l’ombra, l’innocenza e il sole nero, indaga il tema dell’infanzia immaginando un bambino che gioca con la sua ombra. Posizioni diverse del suo corpo producono effetti imprevedibili e forme inimmaginabili. Attraverso il corpo e i sensi il bambino conosce se stesso e il mondo, intuisce legami tra effetti e cause, scopre il potere che ha sull’ambiente. Egli è presente alle sue esplorazioni con serietà e stupore, vive in uno stato di concentrazione estatica che prelude ogni apprendimento, perché come sostiene Mari “è una faccenda molto seria: il gioco non gli serve a passare il tempo, ma a capire il mondo.” 

L’ombra appare come effetto remoto e ineffabile di un’azione concreta, le forme sono a volte somiglianti alla sua origine corporea a volte paradossalmente deformi e inconciliabili con essa. 
Egli impara o forse già sa che nel suo esplorare vige una regola che se non rispettata porta alla fine del gioco. E’ infatti necessaria sia una giusta distanza che non contempli fini predatori tra corpo e ombra, sia come scrive Antonacci una “facoltà mediatrice (...) una disposizione simbolica che inclina verso l’accettazione passiva” che accoglie l’insolito senza volerlo catturare, che guida e orienta il desiderio evitando che un eccesso di vicinanza metta in fuga l’ombra beffarda. 
Nel suo agire lo sguardo del bambino oscilla in modo incessante tra l’ombra e la sua origine materica, come accade per esempio tra l’ombra transitoria e opaca e la mano presente e lampante. Nel suo gioco scopre che questi opposti gli appartengono, non si escludono ma rappresentano momenti diversi sulla stessa linea del divenire. Il gioco per sua natura mette in relazione ciò che in realtà sembra escludersi e rende possibile una sorta di dialettizzazione di polarità opposte, ritmata come sostiene Wunenburger “dalla successione dei contrari, attraverso l’alternanza delle modalità antitetiche”. Per questo motivo giocare è esperienza transizionale che genera un’area intermedia in cui poli contrari si connettono in modo inedito dando vita a esperienze euristiche pregne di immaginazione ludica. 
Berruti dichiara: “Per la prima volta i miei disegni hanno una nuova protagonista che coesiste con le figure infantili. L’ombra è sicuramente una scoperta affascinante: è gioco, è mistero, ma è anche oscurità. Ogni bambino diventerà un adulto facendo i conti con il suo lato più nero. Mi piace pensare che questa consapevolezza si affianchi sempre ad una buona dose di leggerezza; come un bambino che gioca con la sua ombra”.

In riferimento al Fanciullo Eterno, archetipo centrale in Jung, qui incarnato dal bambino di Berruti rinnoviamo l’esortazione di Zolla: “Il gioco è l'apice dell'uomo, l'esercizio dello spirito che così diventa un corpo, attività fine a se stessa, significativa ma non mirata (...) Indugiamo dunque, posiamoci accanto al mistero dell’infanzia, la quale ben più della veglia di un adulto è prossima all’unità: l’io e il mondo, interiorità ed esteriorità in essa si congiungono e si permeano reciprocamente in maniera inestricabile.”


In linea con lo sguardo vivificante di Puer Ludens che si è posato su altre opere d'arte raccolte nell’ultimo saggio “Intrecci di Infanzia”, continuiamo a proporre con un intento ermeneutico e mai analitico, immagini di infanzia simbolica attraverso uno sguardo dalla ricchezza caleidoscopica in quanto come sostiene Antonacci “L’operatività artistica è in grado di cogliere, descrivere e restituire un’immagine d’infanzia differente, garantendone la ricchezza, l’ambivalenza, la potenzialità perturbante e trasformativa che essa custodisce e celebra, e in questo modo può restituire all’infanzia la giusta dignità.”

Tutte le immagini sono tratte da Artribune 
Il sito di Valerio Berruti da cui è tratto il suo virgolettato