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domenica 25 novembre 2018

Ci sono estasi indispensabili...


Ci si prenderebbe gioco di un padre che per amor di suo figlio andasse a “staccare la luna”. Ma il poeta non si ritira di fronte a questo gesto cosmico. Sa, nella sua ardente memoria, che quello è un gesto infantile. Il bambino sa che la luna, questo grande uccello biondo, ha il nido in qualche angolo della foresta.
Gaston Bachelard, La poetica della rêverie

Alberto Casiraghi, in arte Casiraghy, è poeta, prolifico scrittore di aforismi, pittore, violinista, artigiano e fondatore, nel 1982, di una casa editrice particolare, Pulcinoelefante, che stampa con caratteri mobili libri in edizione limitata (non più di 35 copie) su carta speciale da toccare, accarezzare e annusare. “È il panettiere degli editori, l’unico che stampi in giornata” (Scheiwiller).
Lo abbiamo conosciuto due anni fa nella sua casa-laboratorio di Osnago, a cui abbiamo avuto accesso grazie al film documentario di Silvio Soldini Il fiume ha sempre ragione.
Lo seguiamo sulla sua pagina facebook che ha come immagine del profilo la fotografia dell’artista-bambino. Immagine letterale e simbolica del nucleo atemporale dell’infanzia, del pozzo profondo del fanciullo come simbolo a cui Casiraghy attinge costantemente per rappresentare e trasformare la realtà.
Per questo vogliamo regalarvi alcuni disegni, che Casiraghy offre in dono alle migliaia di persone che lo seguono e che tendono a una comprensione più ampia del reale.


Ci sono estasi indispensabili…

Conosco sogni inquieti che fanno volare…


Quando frequentavo la magia…

Da anni cerco giocattoli inquieti…

Il signor Chissà…

Nel vento inquieto e infelice…

Questa notte ho sognato di attraversare l’universo…

mercoledì 21 novembre 2018

Bbetween 2018 Performing arts - A theatrical experience: Ivan

Sono aperte le iscrizioni per Bbetween 2018 Performing Arts – A theatrical experience: Ivan. 
Il percorso, in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano-Bicocca e il Piccolo teatro di Milano, attraverso la regia di Serena Sinigaglia, darà ai partecipanti l’occasione di vivere un'esperienza di riflessione e arricchimento legata alla dimensione finzionale del teatro.
Riprendendo le pagine dei Fratelli Karamazov di Dostoeskij che parlano del ritorno sulla terra di Cristo, nella Spagna infiammata dai roghi dell’Inquisizione - la regista - mette in scena uno spettacolo che parla del libero arbitrio e del senso rivoluzionario del perdono.


Il teatro, immergendo in uno spazio-tempo altro dalla realtà ordinaria, diverrà dimensione privilegiata per leggere la quotidianità con una rinnovata sensibilità.
Le attività, con la supervisione scientifica della prof.ssa Francesca Antonacci, saranno condotte da formatori professionisti esperti in teatro e prevedono l’utilizzo di metodologie corporeo-espressive ed esperienziali, in singolo, piccolo e grande gruppo.
Dove e quando?
  • 10 dicembre 2018, ore 15.00-18.30, Milano-Bicocca, Aula Motoria: Modulo di introduzione;
  • 11 dicembre 2018, ore 19.30-20.45: Visione dello spettacolo teatrale “Ivan” presso il Piccolo Teatro di Milano;
  • 14 dicembre 2018, ore 15.00-18.30: Incontro con gli attori presso il Piccolo Teatro di Milano;
  • 17 dicembre 2018, ore 15.00-18.30, Milano-Bicocca, Aula Motoria: Modulo di rielaborazione e restituzione.

domenica 18 novembre 2018

I cavoli a merenda



I cavoli a merenda fu pubblicato per la prima volta nel 1920 e rimane, tutt’oggi, un libro imperdibile, spassoso, incantevole.
Il testo racconta alcune novelle scritte e illustrate da Sergio Tofano, conosciuto con lo pseudonimo Sto e come creatore del Signor Bonaventura.
I cavoli a merenda è un libro per tutti, per tutti coloro che non sanno rinunciare al piacere di lasciarsi condurre nel mondo magico di una favola per incontrare personaggi strampalati e dai nomi bizzarri, che vi faranno vivere avventure memorabili. 

Uguccion della Stagnola invincibile capitano prigioniero di se stesso


Quel che successe ad Aniceto perché un babbo, una mamma e quattro nonni non andavano d’accordo

Vera ed istruttiva storia di un re che voleva le ciliegie senza nocciolo e di un saggio famoso che lo prese in giro

Perché a Montesaponetta si camminava così

Come il Comandante Generale delle truppe guarì dall’insonnia il suo Sultano Mamaluch Pascià

Un giudizio giudizioso

domenica 11 novembre 2018

Il nuovo Spazio Gioco di l'abilità



Mercoledì 21 novembre 2018
dalle 13.00 alle 20.00
in via Jacopo Dal Verme 7- Milano

lo Spazio gioco di l’abilità apre le porte al territorio per raccontare e mostrare la sua nuova sede.
Il Salone, l’Atelier, la Stanza incantata, l’Oasi dei Libri, la Bottega dei Mestieri, la Stanza dei giochi, la Cucina, il Laboratorio dei Colori sono i nomi delle otto nuove stanze dello Spazio gioco. Ognuna è dedicata a un' attività ludica specifica per garantire prevedibilità ai bambini che possono comprendere, senza bisogno di spiegazioni verbali, quale gioco dovranno svolgere e a quale attività si potranno dedicare.
Durante tutto il pomeriggio, Carlo Riva, direttore di l’abilità, Elisa Rossoni, coordinatrice, e le educatrici saranno a disposizione per raccontare come, ogni pomeriggio, i 57 bambini con disabilità che frequentano il centro vivono e sperimentano il piacere del gioco.


giovedì 8 novembre 2018

Impariamo a volare

Questa è la storia di un maestro e una maestra che avevano la stessa passione: “volare”.

Lui si sdraiava per terra facendola volteggiare sui suoi piedi, gli piaceva quella sensazione, lo faceva sentire forte e allo stesso tempo “grande”, doveva essere pronto a proteggerla, come fanno i fratelli maggiori, da eventuali cadute e ad avere cura di lei.

Lei sapeva che volare significava fatica e costanza ma adorava quella sensazione di libertà e leggerezza. Sapeva che sarebbe caduta tante volte prima di riuscire a fare un bel volo, questo a volte le metteva paura, ma avrebbe imparato a rialzarsi sentendosi  un po’ più coraggiosa di prima.

Un giorno iniziarono  a volare davanti ai loro alunni e qualcosa in quei piccoli occhietti si accese: curiosità, passione, interesse, voglia di provare...beh proprio tutto quello che serve per iniziare ad imparare! Loro però erano ancora troppo piccini per volare, così i due maestri iniziarono a cercare nella loro scuola colleghi disposti a far provare ai loro alunni queste sensazioni. Tanti non capivano e ignoravano a cosa servisse imparare a volare. Dopo un po’ di tempo trovarono due maestre disponibili e pronte ad avventurarsi in questo nuovo percorso e a “imparare a volare" con i loro alunni.

Inutile dirvi che non era tutto sempre facile e bello, come in tutte le storie c’erano stati alti e bassi e tante prove da superare.

I due maestri capirono subito che insegnare a volare ai bambini era ben diverso da quello che avevano provato con gli adulti. I bambini dovevano imparare ad avere fiducia l’uno nell’altro, a toccarsi con delicatezza e a prendersi cura vicendevolmente, ma soprattutto dovevano tornare a usare il loro corpo. I maestri si accorsero che i bimbi non erano abituati a sperimentare, sentire e giocare con il corpo. Purtroppo non ci sono più i vecchi cortili in cui ci si trovava a correre, saltare e dove poter stare tutti insieme, ora si sta da soli in casa davanti ad un pc, un tablet o un televisore. Allora la prima cosa da fare era tornare a giocare e ascoltare ciò che il corpo comunicava a ciascuno di loro. Piano piano, con gli esercizi di yoga, i piccoli scoprirono la calma e l’equilibrio, mentre con quelli di acroyoga a cooperare tra loro, ad avere più sicurezza in loro stessi e a fidarsi degli altri.

In classe, grazie alle maestre, i bambini trasformarono le emozioni che vivevano con il corpo in parole, colori, poesie, quadri e canzoni... “Per me lo yoga è marrone perché mi ricorda la concentrazione. L’acroyoga è bianca perché quando vedi le nuvole ti fa calmare” ... “Per me lo yoga è azzurro perché mi fa calmare”... “Per me lo yoga è viola perché mi ricorda l’equilibrio e l’acroyoga è rosso perché quando cadi ti fai male ma poi devi riprovare”... “Per me l’acroyoga è bianco perché quando voliamo sembriamo in mezzo alle nuvole”... “Per me l’acroyoga è rosso perché quando cadiamo sentiamo dolore”... “La mia asana preferita è l’albero perché mi sento attaccato a terra ma vado verso l’alto”. Con il tempo tutti iniziarono a volare, ognuno col suo stile, chi aveva un volo pesante e barcollante, chi filava con grazia e leggerezza e chi usava uno stile un po’ disordinato. A volte non erano un bello spettacolo, ma non importava. Quel che contava era l’efficacia del volo.

Ti starai chiedendo come finisce la storia... forse una fine non c’è perché una volta che hai imparato a volare non puoi restare a terra...e allora ecco il nostro volo…

Se vuoi provare a volare ci puoi trovare alla pagina fb