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domenica 30 agosto 2020

Monos. Un gioco da ragazzi



Monos. Un gioco da ragazzi è un film del 2019 del regista Alejandro Landes. Il film si ispira al romanzo di William Golding “Il signore delle mosche” (1954) e ha richiamato alla memoria alcune scene dell’omonimo film diretto da Peter Brook nel 1963 (rimandiamo, a questo proposito, al saggio di Francesca Antonacci nel testo Puer Ludens, edito nel 2012 da Franco Angeli).
Il gioco in cui si cimentano gli otto protagonisti del film è il gioco della guerra, che si svolge in una terra isolata dal resto del mondo, sulle montagne e tra le fitte giungle dell’America Latina. I ragazzi sono impegnati a difendere un ostaggio, una donna americana che semplicemente chiamano “La dottoressa”, da eventuali attacchi nemici. I giochi sono manovrati, inizialmente, da un generale autoritario (l’attore è stato per davvero un bambino soldato) di una misteriosa organizzazione che ha addestrato i ragazzi a divenire soldati.
Al di là della chiave di lettura socio-politica che vede la storia come allegoria degli scontri che hanno devastato la Colombia negli ultimi anni, a noi interessa qui esplorare la cornice del gioco. I ragazzi, nel tempo liminale tra infanzia e adultità, fanno finta di essere soldati, si travestono e truccano i loro volti e corpi con la terra, combattono tra loro con ferocia e violenza, giocano per allenarsi (stupefacente per l’ambientazione paesaggistica e l’atmosfera giocosa la scena iniziale, in cui i ragazzi giocano a calcio con una benda sugli occhi), mettono in scena, intorno al fuoco, rituali d’accoppiamento e animaleschi (monos, in spagnolo, significa scimmie), scuoiano animali, vivono in tane scavate nella terra e nelle rocce.
Ogni gesto e ogni azione sono intensificate e caricate di un significato ludico. E forse per questo rimaniamo perturbati e attoniti di fronte a un gioco che i ragazzi vivono fino alle estreme conseguenze, e quando uno di loro, colui che viene definito “il piagnucolone” proverà a uscire dal gruppo e scappare determinerà, forse, la fine del gioco.
Il finale è aperto, non si presta a facili interpretazioni e univoche soluzioni ma si insinua nello spettatore generando domande provocanti e inquietanti.



martedì 25 agosto 2020

I Giochi di un tempo

@photocredit Stefano Triulzi

I Giochi di un tempo è un quaderno a cura della Pro Loco di Sarmede, piccolo comune in provincia di Treviso conosciuto come il “paese delle fiabe” per essere sede, dal 1983, della Mostra Internazionale dell’Illustrazione per l’Infanzia. Il quaderno, edito da Kellerman (2014), raccoglie alcuni vecchi giochi, “cari a coloro che hanno conosciuto la società rurale e urbana d’altri tempi”.
Bandiera, ‘L campanon, La bala solitaria, Quatro cantòn sono alcuni dei giochi rievocati con una scrittura d’altri tempi, il corsivo, e accompagnati da illustrazioni esplicative.
Non si tratta di un' operazione nostalgica e anche se lo fosse, scrive Bernardi nell’introduzione, “non c’è da vergognarsi, ognuno ha diritto ai sospiri del caso pensando alla sua giovinezza”.
Crediamo piuttosto che questo quadernetto, attraverso il racconto e la conoscenza di giochi di un tempo passato, possa arricchire l’esperienza ludica odierna. Forse, come ci indica il cartello di Pignone, è ancora pensabile e fattibile che i bambini, oggigiorno, tornino in strada a giocare, magari in gruppo, come suggerisce Antonacci, per "proteggersi, incoraggiarsi, aiutarsi a vicenda". Per crescere i bambini hanno bisogno di giocare, sperimentarsi, vincere e perdere, litigare, lottare anche senza il controllo dei genitori ma sentendo la loro fiducia. Così si potrà tornare a rioccupare le piazze, le vie, i cortili lastricati e i giardinetti spogli per ritrovare uno spazio di libertà, avventura, scontro e confronto, rischio e crescita.

venerdì 14 agosto 2020

Puer radix

Puer radix è un’espressione che prendiamo in prestito dallo scrittore e poeta Tiziano Fratus per intitolare questo post e per presentarvi alcune opere dello scultore Christian Verginer (le immagini sono prese dal sito dell’artista), che abbiamo avuto occasione di conoscere presso il Messner Mountain Museum a Brunico.
Puer radix, scrive Fratus, è il bambino che “vive quotidianamente un rapporto di stretta connessione con gli elementi naturali e vegetali, con le altre specie viventi animali”, è colui che si prende cura del fuori o “semplicemente chi lavora con altri bambini per una maggiore consapevolezza ecologica ed ecosofica, immergendosi quanto più possibile nel paesaggio” (Fratus in Guerra, 2015, p.20). 
Le opere di Vertiger si interrogano sul rapporto tra uomo e natura, sulla relazione di appartenenza e partecipazione dell’uomo al mondo ma anche sulla sua posizione dominatrice e sfruttatrice e sembrano ricondurci all’infanzia. Infanzia intesa come possibilità di riscoperta di un’attitudine stupefatta e curiosa che vive intensamente il contatto con la natura e con gli altri e capace di una conoscenza connettiva, contemplativa, immaginativa e profonda.
“Infanzia e natura sono condizioni utopiche ed edeniche che abbiamo alle nostre spalle, ma soprattutto di fronte a noi, sono la rivoluzione silenziosa e individuale, la sola che può davvero cambiare il mondo” (Antonacci in Guerra, 2015, p.64).

 Ticking grass, 2020

The life inside, 2016

Together but alone, 2019


The first cut

Soundless, 2019


Man’s best friend


Alienated, 2016