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giovedì 19 luglio 2018

Cinque (prime) scoperte dopo un'esplorazione e le suggestioni di Keri Smith

"A tutta prima rimasi così stupefatto di una tale profusione di vita proprio sulla soglia di casa che mi aggiravo per il giardino come stordito, osservando ora questo insetto, ora quello, continuamente distratto dalle vivide farfalle che volteggiavano sulla siepe. Ma un po' per volta, a mano a mano che mi abituavo a quel brulichio di vita tra i fiori, mi accorsi che riuscivo a concentrarmi un po' di più. Passavo ore ed ore accoccolato o disteso a pancia sotto a osservare la vita privata delle creature che mi circondavano (...). In questo modo imparai un sacco di cose affascinanti." 
(Gerald Durrell, La mia famiglia e altri animali)


K. Smith, Come diventare un esploratore del mondo, Corraini, Mantova, 2011

Cinque (prime) scoperte dopo una ricerca esplorativa

1 – La ricerca esplorativa rende contenti. Mi scopro spesso a sorridere durante questa esperienza: è un’esperienza che ci riconnette ad un mondo da cui ci siamo separati. Forse è per questo che il senso di spiazzamento, per l’apparente inutilità di quello che stiamo facendo, ci rende così leggeri.
2 – La ricerca esplorativa è un’esperienza di bellezza. Provo un certo gusto e anche godimento estetico nel giocare a guardare, fotografare, posizionare i colori. Per un certo lasso di tempo mi sembra anche di dimenticarne lo scopo. In effetti il mondo del colore è meraviglioso; suscita anche la nostra contemplazione.
3 – La ricerca esplorativa è un gioco avvincente. Un colore chiama il suo simile, ma un colore può essere ricercato nelle sue migliaia di sfumature. Si sperimenta la passione per i dettagli e una certa mania per la precisione nelle denominazioni dei colori. Si è spesso insoddisfatti delle nomenclature proposte dal set di colori portatili (eppure è da 50!) propone… Mancano spesso proprio le sfumature del colore che stiamo osservando e occorre scendere a compromessi. Sperimentare le contaminazioni dei colori osservati, ovvero il giallo, rosso, azzurro e nero, nelle loro magie sotto forma di inchiostri, fanno passare lunghe ore in un gioco incantato, fatto di disegni a pelo d’acqua e carte su cui imprimere provvisorie contaminazioni di colori e forme.
4- La ricerca esplorativa attira altre persone. Mi scopro spesso a parlarne con chi mi sta vicino e ciascuno vuole darmi pareri e suggerimenti. Qualcuno (il mio figlio più piccolo) si mette ad esplorare con me. Rimango stupita dal fatto che diventi presto più accanito di me nell’osservare le sfumature del rosso, finché mi porta la foto appena scattata ad un biancospino, esclamando: “Questo non è rosso, ma lo teniamo solo per la bellezza”.
5 – La ricerca esplorativa è infinita e generativa. Ha bisogno di un tempo esteso. Ha come suoi acerrimi nemici la fretta e l’impazienza. Ogni passaggio della ricerca apre a molteplici possibilità e percorsi che si potrebbero intraprendere. Mi vedo costretta a seguirne alcuni; mi rendo conto che la mia ricerca è parziale e solo accennata rispetto all’incredibile generatività dei sentieri che essa può tracciare e delle domande che fa scaturire.


domenica 15 luglio 2018

Toy stories. Questo immenso "mundus" infantile


 “Tutti i fanciulli parlano ai loro giocattoli; i giocattoli diventano attori nel grande dramma della vita, ridotto dalla camera oscura del loro piccolo cervello. I fanciulli con i loro giochi testimoniano la loro grande facoltà d’astrazione e l’alta loro potenza immaginativa. Giocano senza giocattoli".






“E i fanciulli che giocano alla guerra! Non alle Tuileries con veri fucili e vere sciabole, parlo del fanciullo solitario che regge o conduce da solo alla battaglia due eserciti. Da soldati possono servire turaccioli, piastrelle da domino, pedine, aliossi; le fortificazioni saranno tavole, libri ecc.; i proiettili, biglie o qualsiasi altra cosa; ci saranno morti, trattati di pace, ostaggi, prigionieri, tributi”.



“Il balocco è la prima iniziazione del fanciullo all’arte, anzi ne è per lui la prima attuazione e, sopravvenuta l’età matura, le realizzazioni perfezionate non daranno al suo spirito gli stessi fervori, né gli stessi entusiasmi, né la stessa fede.
E anche, analizzate questo immenso “mundus” infantile, il giocattolo primitivo, in cui pel fabbricante il problema consisteva nel costruire un’immagine il più possibile approssimativa con gli elementi più semplici e meno costosi possibili: per esempio il pulcinella piatto mosso da un solo filo […].
Credete che queste immagini semplici creino nello spirito del fanciullo una realtà minore che quelle meraviglie del Capodanno, che son piuttosto un omaggio della servilità parassitica alla ricchezza dei genitori che un regalo alla poesia infantile?





“Credo che generalmente i fanciulli agiscano sui loro giocattoli, in altri termini che la loro scelta sia diretta da disposizioni e desideri, vaghi, è vero, non formulati, ma ben reali. Tuttavia non affermerei che non avvenga anche il contrario, cioè che i balocchi agiscano sul fanciullo, soprattutto in caso di predestinazione letteraria o artistica. Non sarebbe da stupire se un bambino di questa specie, cui i genitori regalassero principalmente teatrini perché da solo possa continuare il piacere dello spettacolo e delle marionette, s’abituasse già a considerare il teatro come la forma più deliziosa del bello”.


Qui potete trovare il progetto fotografico Toy Stories di Gabriele Galimberti.
Il testo è tratto da C. Baudelaire, Morale del giocattolo in Rilke, Baudelaire, Kleist, Morale del giocattolo. Tre incursioni nell’immaginario dell’infanzia, Stampa alternativa Nuovi equilibri, 1991, pp.13-26.

domenica 8 luglio 2018

Seminario sulla salute mentale Harvey

Tra il 5 e il 7 luglio 2018 presso l'ex ospedale psichiatrico di Sondrio, organizzato nell'ambito del progetto Adamah dall'associazione Spartiacque, si è svolto un seminario integrato sulla salute mentale, con il coinvolgimento di operatori sanitari, volontari, genitori, pazienti, educatori. Eravamo quasi cinquanta persone, un po' curiose, in attesa, con qualche perplessità e il desiderio di condividere qualcosa di significativo su un tema così delicato e difficile.


Abbiamo cominciato a lavorare giocando, tutti insieme, chi più titubante, chi divertito, chi incredulo, e ci siamo ritrovati presto aggrovigliati in una matassa intricata, di lana, preconcetti, idee e dubbi.


Il gioco ci ha aiutato a entrare in modo più morbido e leggero dentro questo cerchio magico in cui abbiamo condiviso timori e intuizioni, fragilità e risate, musica e immagini. Siamo usciti alla fine con la certezza che sia accaduto qualcosa, di misterioso e grande, responsabilità e patrimonio del gruppo, di aver percorso qualche passo assieme in un bosco fittissimo ma poggiando i passi su frammenti di terra ferma, di aver saggiato un pozzo di bellezza, che potrà essere serbatoio da cui poter attingere nel futuro di fronte alla paura e alla sofferenza. Grazie di cuore a tutti.

Mary e il fiore della strega



“Sapete dirmi come si cresce oppure è incomunicabile come la melodia e la magia?
E. Dickinson

L’anime del regista giapponese Hiromasa Yonebayashi inizia con una caduta. Una bambina con i capelli rossi a cavallo di una scopa magica cade rovinosamente sulla terra.
Immediatamente dopo ritroviamo la stessa bambina con i capelli rossi, crespi e ribelli sdraiata sul letto. Mary si è appena trasferita nella grande casa della vecchia prozia Charlotte per le vacanze estive, si annoia e non sa come trascorrere il tempo; per questo decide di lasciarsi guidare da un gatto nero nella foresta brumosa dell’immaginazione.
Iniziano così le rocambolesche avventure di Mary che si svolgono in un andare e venire tra la realtà e un mondo magico, tra alto e basso, tra cielo e terra. 
Seguendo il volo notturno della bambina avremo la possibilità di compiere un’esperienza straordinaria alla scoperta del mistero del fiore della strega che sboccia ogni sette anni e un viaggio iniziatico che condurrà Mary verso un percorso di crescita e scoperta dell’importanza dell’amicizia, del coraggio e della libertà, il riconoscimento della diversità e della propria identità, il rispetto della natura. Tematiche da sempre care allo Studio Ghibli da cui provengono diversi registi e animatori che hanno dato vita allo Studio Ponoc, produttore di questo film che non possiamo fare altro che consigliarvi.