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venerdì 24 novembre 2017

Telefonata con il pesce



S.Vecchini & Sualzo, Telefonata con il pesce, Topipittori, Milano, 2017

Se c’è un problema di comunicazione può dipendere dal contenuto dei messaggi che ci scambiamo, dalla forma in cui questi sono espressi oppure dalla relazione tra chi comunica e chi ascolta.
Accade tra bambini, accade tra adulti, accade tra bambini e adulti.
L’errore più grave che facciamo è quello di non pensare che se c’è una difficoltà di comunicazione è perché c’è innanzitutto una difficoltà relazionale.
Una buona relazione è attenzione all’altro, è guardare l’altro, è emozionarsi insieme.
Nel libro di Silvia Vecchini & Sualzo, Telefonata con il pesce, un bambino con problemi di comunicazione trova nella volontà e nella passione di una compagna la forza per dirsi
Al di là di facili letture diagnostiche, non pertinenti al valore della storia, gli autori hanno saputo raccontare la bellezza dell’incontro con l’altro e il desiderio ultimo della scoperta dell’ignoto del puer ludens.
Chi è un bambino che non parla? 
Un sasso nella sua immobilità o un fiore che deve sbocciare? O una foglia caduta e calpestata? 
Non è immobile perché i suoi pensieri sono tanti e spesso dolorosi.
Non deve sbocciare perché è già troppo aperto all’uragano della vita.
Non è una foglia caduta perché è attaccato alla linfa del mondo degli altri. 
Un bambino che non parla è un bambino che non può parlare.
Poiché parlare è vivere, sta a noi trovare, ogni volta che stiamo davanti a lui, la modalità emotiva più delicata e intima possibile per farlo respirare.
Perché comunicare è respirare. 



giovedì 23 novembre 2017

La funzione del bambino


"La funzione del bambino è di stabilire il legame, la bellezza, l’ornamento, di frantumare gli egoismi, di portare entusiasmi là dove le persone si contentano di trattare circa gli scambi. Perché al bambino, più della parola, s’addice il tatto, più del discorso il percorso; egli esiste per ricordarci tutto quello che ciascuno ha sepolto e dimenticato, perduto nel “quanto a sé”.
Per cominciare, il quanto a sé nei confronti di una infanzia che ci mette in imbarazzo e di cui vogliamo evitare l’irruzione rendendola intoccabile”.

R. Schérer, G. Hocquenghem, Co-ire. Album sistematico dell’infanzia, PGreco, Milano, 2010, p.74.


Letizia Battaglia

Emilio Longoni

Letizia Battaglia, La bambina con il pallone. Quartiere la Cala, Palermo 1980

Felice Casorati, Ragazza a Pavarolo, 1937

Letizia Battaglia, Figlia di Mimmo Ortolano Casa professa, 1991

Emilio Longoni, Studio dal vero (Dal giardino), 1896


Letizia Battaglia

domenica 19 novembre 2017

Linee di Suzy Lee

Suzy Lee, Linee, Corraini, Mantova, 2017


“Imparo continuamente dai bambini”. Il bambino, scrive Suzy Lee (2011), appare quando durante il processo creativo ci si trova di fronte a un ostacolo insormontabile, quando la razionalità adulta blocca il flusso creativo e impedisce all’immaginazione di spiccare il volo. “In questo punto morto, senza possibilità di andare né avanti né indietro, appare un bambino e ti dà un colpetto sulla spalla”. 
L’artista, secondo Suzy Lee, dovrebbe lasciarsi guidare e alimentare da uno sguardo infante che, al di là dell’età anagrafica, sa cogliere “la sostanza delle cose”, sa "fronteggiare l'incertezza", balbetta senza "essere sicuro di come si concluderanno le parole", sa "godersi comodamente l'ambiguità".

La dedica del testo potrebbe allora essere rivolta al bambino che alberga in ogni artista ma anche alla possibilità per ogni bambino di trovare spazi e tempi per esprimere la loro immaginazione e i loro pensieri, dove il processo conta più del prodotto o di un lavoretto finale valutato secondo giudizi perentori.

Questa lunga premessa sul processo creativo del disegnare a cui continuamente rimanda la storia che vi stiamo per presentare, introduce l’ultimo libro di Suzy Lee.
Linee è un libro attraversato dall’immaginazione che, come è solita fare la scrittrice e illustratrice coreana, infrange le regole attraversando la rilegatura centrale e utilizzando le pagine come un unico grande spazio bianco.

Nello scenario vuoto e instabile di una pista di ghiaccio appare una giovane pattinatrice che inizia a tracciare linee. La bambina gioca, si diverte, esegue volteggi e giravolte, sogna e fa sognare, sperimenta le sue possibilità e i suoi limiti. Ad un certo punto la bambina cade e la pagina viene repentinamente e stizzosamente accartocciata.

La bambina è caduta, l’artista ha sbagliato.

Ma poi la pagina si riapre, anche se stropicciata, anche se si è caduti e magari ci si è fatti un pò male. E scopriamo che non siamo gli unici a cadere. Anche gli altri, come noi, possono sbagliare, essere fragili.  Insieme ci si può rialzare per ricominciare a disegnare e a giocare. La pista diventa così un turbinio di linee che si intrecciano nei giochi e nelle danze di una moltitudine di bambini.


E il gioco può iniziare nuovamente.






sabato 11 novembre 2017

Kuniyoshi. Il visionario del mondo fluttuante

 
 
Vi vogliamo segnalare la mostra di Utagawa Kuniyoshi (1797-1861), in corso al Museo della Permanente di Milano fino al 28 gennaio 2018.
Il mondo fluttuante rappresentato nelle opere di Kuniyoshi è un mondo visionario, poliedrico, giocoso, divertente, illusionistico, in movimento.
Un mondo di “mostri comici”, animali e gatti dai tratti antropomorfi, puzzle di figure umane, ritratti di donne, bambini, attori, fantasmi e miti della cultura giapponese, giochi di ombre e caricature, parodie di storie e battaglie con protagonisti animali, oggetti, dolci, cibi.
Le opere dettagliate e minuziose del pittore giapponese invitano ad allentare la nostra presa egoica, razionale e decifrante della realtà e a lasciarsi fluttuare nel mondo dell’immaginazione creatrice per percepirsi nuovamente soggetti in gioco e in connessione con il tutto.
 
 
Sakata Kaido-maru, 1836

Fa paura ma è veramente una buona persona, 1847 circa

Giochi di ombre e gatti
  
 
Palazzo della PermanenteVia Filippo Turati, 34
20121 – Milano
Orari: Tutti i giorni, dalle 9.30 alle 19.30 (La biglietteria chiude un’ora prima)
www.lapermanente.it