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domenica 30 novembre 2014

SKIANTO. Quando il teatro provoca ferite e trasformazioni irreversibili.


 “Il teatro è un atto sacro che impegna tanto chi lo vede che chi lo esegue, e che l’idea psicologica fondamentale del teatro è questa: un gesto che si vede e che lo spirito ricostruisce in immagini ha lo stesso valore di un gesto che si fa. Ed è per questo che non c’è miglior strumento di rivoluzione che il teatro”. A. Artaud

«Io sono come Pinocchio, murato dentro un ceppo di corpo». Tutto “il dentro” di una persona cerebrolesa, con una «scatola cranica sigillata» esplode sul palcoscenico attraverso il corpo e la voce di Filippo Timi e ci schianta contro l’impossibilità di dire, di comunicare, di essere in relazione con l'altro e condividerne il sentire.
Timi dà corpo e voce all’urlo di silenzio delle persone con disabilità che non possono esprimersi attraverso il linguaggio verbale, che non sanno come comunicare ciò che provano, sentono e  desiderano e che sono circondati da persone che non si danno il tempo di ascoltarle per provare a comprendere i loro messaggi, a volte lievi e impercettibili altre smisurati e indecifrabili.
È un urlo che, ancora prima di dire, chiede di vedere la disabilità che rimane troppo spesso rinchiusa dentro le case, nascosta al nostro sguardo bonificato e edulcorato che forse la teme e ne ha paura proprio perché non la conosce. Il bambino che cresce in un corpo adulto si muove tra la sua camera e il bagno e l’unica possibilità di uscita, di vedere il cielo, ritagliato tra le pareti di un palcoscenico spoglio e grigio, è un ricovero in ospedale dove spera che un encefalogramma possa registrare i suoi pensieri e un elettrocardiogramma tradurre in parole le sue emozioni.
È un urlo che tra risate e commozione, tra la leggerezza e il dolore, il divertimento e la rabbia, ci chiede lo sforzo di vedere la persona oltre la sua patologia, di allentare le nostre pretese di interpretare e manipolare l’essere deficitario e di voler raddrizzare e aggiustare a tutti i costi ciò che «è rotto» perché la normalizzazione è una «favola che non esiste».
Ma ciò che esiste nello spazio magico del teatro è un corpo che nella sua immobilità sa volare, sa cantare e pattinare e nella sua chiusura e isolamento vorrebbe amare ed essere amato. Un corpo sospeso tra la vita e la morte, tra la dimensione umana e animale, un corpo ferito che chiede di essere visto, ascoltato rispettato nella presenza sofferente e sofferta dei suoi molteplici volti.


Lo spettacolo “SKIANTO” è in scena al Teatro Franco Parenti di Milano, fino al 7 dicembre.

mercoledì 26 novembre 2014

Who watches the Watchmen?

Quis custodiet ipsos custodes? In altre parole "Who watches the watchmen?" Tradurrebbero Alan Moore e Dave Gibbons... La storia sembrerebbe ripetersi all'infinito anche se i Watchmen  conservano una forma di dignità che qui non si riesce proprio a riconoscere...
Lo Stato controlla il gioco d'azzardo?



martedì 25 novembre 2014

International Youth Arts Festival


“Vorrei immaginare luoghi di apprendimento per i ragazzi nelle imprese e nei teatri, nelle televisioni e negli atelier, nel commercio e nei laboratori scientifici, dove possano assistere, cooperare, essere attori e collaboratori. E poi luoghi specifici ma non totalizzanti individuati per loro, dove rielaborare le esperienze, dove sperimentarne di nuove, dove concentrarsi sui nodi, sui problemi, sulle domande. Non per esaurirle ma per moltiplicarle. Con un’apertura totale, oltre ogni censura, incontrando testimoni, rendendosi testimoni, esercitandosi, provando, con la mente, con il corpo, con le emozioni, con l’immaginazione”.
P. Mottana, Piccolo manuale di controeducazione, Mimesis, Milano, 2011, pp. 24-25.

                                          


L’International Youth Arts Festival (IYAF) è un festival internazionale che si svolge a Londra  dal 2008. È dedicato a bambini e ragazzi dai 5 ai 26 anni con l’obiettivo di consentire ai partecipanti di esprimere e realizzare il loro potenziale attraverso le arti e proporre e condividere progetti artistici di alta qualità. Dal 3 al 19 luglio 2015 le strade, i teatri, i musei, le chiese, i pub e i mercati di Kingston si animeranno con i migliori progetti artistici selezionati nel Regno Unito e nel mondo.
L’ IYAF è un festival per i ragazzi e organizzato dai ragazzi, che offre la possibilità ai giovani di non essere solo dei performer ma anche produttori e creatori degli eventi.
Teatro, musica, danza, arti visive, cinema, circo invaderanno la città per celebrare una festa di corpi, menti, emozioni e immaginazione. Le iscrizioni sono aperte!

sabato 22 novembre 2014

Un'ansa di eterno presente

"Chi non conosce gli scacchi è forse portato a vedere in questo gioco un'attività noiosa, adatta a eccentrici sfaccendati o a persone anziane: a gente che possegga, in ogni caso, una gran dose di pazienza e una notevole quantità di tempo da perdere.
Tutto questo è vero solo in parte, poiché gli scacchi richiedono anche una non comune energia e la freschezza mentale di un fanciullo. E se a volte il giocatore viene raffigurato nelle sembianze di un vegliardo dalla fronte corrucciata, questa è solo la rappresentazione emblematica di un'attività in cui si bruciano i giorni, gli anni, l'esistenza stessa, in una sola inestinguibile fiamma. In cambio, paradossalmente, il giocatore di scacchi assapora l'arrestarsi del tempo in un'ansa di eterno presente. Quando, invece, è lontano dalla scacchiera, allora sì che la vita gli sembra intollerabilmente veloce, e cerca di ritrovare al più presto quel suo stato di grazia, quella nebulosa e allo stesso tempo lucida condizione di supremazia che gli è dato assaporare solo quando la sua mente si concentra sul gioco.
Quanto alla noia, credetemi, egli non conosce il significato di questa parola. Potremmo mai immaginare che un soldato, lanciato all'assalto, possa provare un fremito di noia?"
da P. Maurensig, La variante di Luneburg, Adelphi, Milano 2011.

domenica 16 novembre 2014

Children blowing bubbles

"Il mondo dei gesti infantili, come quello dei loro giochi e dei giocattoli, è dominato da una ripetizione senza noia, da un’inesauribile capacità di godere di uno spettacolo già noto. Talvolta, anzi, la reiterazione suscita un piacere supplementare. Il bambino gode ancora di quella vocazione ad arrestare il tempo e a riprodurlo con una scrupolosa attenzione ai menomi particolari, che verrà conculcata, ma non cancellata del tutto, nell’adulto. Sospeso tra il desiderio spasmodico di crescere, per goderne gli apparenti privilegi, e un’oscura pulsione all’indietro, il piccolo gusta nella reiterazione lo scacco di una temporalità soggiogata che avanza solo per tornare indietro.
La gioia incomprensibile della ripetizione è quella di chi ha ingannato il proprio dominatore senza volto, conducendolo in un labirinto privo di scampo. L’accorata richiesta di rifare «ancora» una volta un gioco qualunque nasconde quindi il desiderio di sottrarsi all’imminente incalzare del tempo.
Il giocattolo dunque sembra realizzare compiutamente l’ideale infantile di una temporalità circolare, di una ripetibilità illimitata". 
G. Scaraffia, Infanzia, Sellerio, Palermo, 2013, pp.39-40.

Jean-Baptiste- Siméon Chardin, The Laundress, 1733      

Jean- Etienne Liotard, Children Blowing Bubbles

Franz Thone, A girl at the entrance of a ruined abbey

John Dawson-Watson, Bubbles: Cottage Scene with Children at Play,1856


Edouard Manet, Boy Blowing Bubbles, 1869
                                                                   

Sally Mann
                                   
William Hilton, Nature Blowing Bubbles for her Children, 1821
                                                           
Rembrandt, Cupid Blowing Soap Bubbles, 1634
                                                                      

sabato 15 novembre 2014

Tra i videogiochi violenti e la violenza vera

Articolo integrale sul sito de Linkiesta
"Un nuovo studio, realizzato da alcuni ricercatori della Villanova University e della Rutgers University degli Stati Uniti, ha messo a confronto un po' di dati e cercato di scoprire se c'è veramente una correlazione diretta tra i videogiochi violenti e il numero di crimini violenti.  ...
La ricerca, intitolata Violent Video Games and Real-World Violence: Rhetoric Versus Data (Videogiochi violenti e violenza nel mondo vero: retorica contro dati) sarà pubblicata da Psychology of Popular Media Culture. E dice che la retorica non regge alla prova dei dati. ...
I risultati sono abbastanza incredibili. La ricerca dice che i videogame violenti hanno, sì, una correlazione col numero di crimini violenti, ma non quella che ci aspettiamo. L’aumento del consumo di videogiochi violenti non solo non porta in alcun modo all'aumento del numero di crimini violenti, ma pare invece che porti alla diminuzione, almeno nei mesi immediatamente successivi alla pubblicazione."

La fanciullezza


"..vedendo con eccessivo terrore Che insieme con la fanciullezza è Finito il mondo e la vita per me e per tutti quelli Che pensano e sentono;
sicchè non vivono fino alla morte
Se non quei molti Che restano fanciulli tutta la vita. ..." (Dal film 'Il giovane favoloso') 

http://youtu.be/-_vyK5id6Yw

martedì 11 novembre 2014

Play! Interdisciplinary Network

Play!
Saturday 1st November – Monday 3rd November 2014, Prague, Czech Republic

What is “play”? The noun “play” and the verb “to play”, though related, can have quite different meanings. Either way, the term is ubiquitous and plays (!) a significant part in the depiction of many common and important aspects of existence. This is so despite – or perhaps because of – the contradiction that is inherent in the concept “play”. On the one hand, there is the sense of play that has to do with freedom, improvisation, inventiveness, not-in-earnestness, frivolity, fun, though sometimes nastiness, too  (as in playing with someone’s affections or torturing others for pleasure – think Abu Ghraib photographs, for example). On the other hand, there is play which is ritualistic and rule-governed: sport, drama, musical performance, various games, all of which have a strong element of structured performance in common. However, in both cases there is the implication that when we “play” (or a “play” is in progress), something not quite “for real” is taking place, something superfluous, perhaps, from the point of view of necessity or survival.


Corso di perfezionamento sulle Patologie del gioco d'azzardo



Il corso si rivolge a tutti coloro che, nell'ambito della clinica e delle professioni della cura, si trovano a dover affrontare problematiche legate alle patologie del gioco d'azzardo e necessitano di una "cassetta degli attrezzi" che tenga conto della complessità giuridica, economica, clinica, antropologica e psicodinamica della questione.

Le lezioni saranno di taglio multidisciplinare e coinvolgeranno clinici, economisti, psicoterapeuti, filosofi, pedagogisti e antropologi coordinati dal professor Pietro Barbetta. Tra i docenti: Francesca Antonacci, Maresa Bertolo, Daniela Capitanucci, Marco Dotti, Ilaria De Lorenzo, Marcello Esposito,  Enrico Gandolfi, Ilaria Mariani, Luca Morini, Mauro Van Aken.



mercoledì 5 novembre 2014

"Cuerdas". Parlando di gioco e disabilità.

Cuerdas è un  cortometraggio animato realizzato dal regista spagnolo Pedro Solís García che si è ispirato ai giochi tra suo figlio Nicolás, affetto da paralisi cerebrale come il protagonista, e la sorella Alejandra.
Cuerdas è la storia di un’amicizia tra due bambini, è la manifestazione di uno sguardo d’infanzia, di un atteggiamento ludico che sa giocare la vita e la disabilità. In una spoglia e normalizzante aula scolastica, un gioco di sguardi innesca una sorta di “innamoramento a prima vista” tra Maria e il bambino in carrozzina relegato al fondo della classe, nell’indifferenza scostante dei compagni e degli insegnanti, senza un banco e senza ausili che gli possano permettere di partecipare alle attività scolastiche. Attraverso il gioco e nel gioco Maria coinvolge e rende partecipe e protagonista il bambino che non può parlare, non può camminare, non può muoversi ma può comunicare attraverso i suoi occhi, il suo sguardo. A partire dalle difficoltà e dai limiti del suo compagno, Maria trasforma nel cerchio magico del gioco la realtà, pensa e  adatta i giochi da lei amati affinché il bambino possa parteciparvi. Nel contesto privilegiato del piacere e del desiderio il bambino con disabilità ha la possibilità di sperimentare abilità sconosciute, di alleggerire la realtà della disabilità spostando la frustrazione di non riuscire a fare le cose in uno spazio protetto e più accettabile, superando e uscendo dall’isolamento a cui va incontro quando si confronta sempre e solo con i suoi limiti e la sua solitudine.

Il gioco, come la disabilità, è una possibilità della nostra esistenza, è – dice Fink – un fenomeno dell’esistenza del tutto enigmatico, polivalente e multidimensionale e il piacere insito nel gioco non è solo leggerezza ma può assorbire in sé la profonda tristezza e la sofferenza abissale. Il piacere, in Cuerdas, abbraccia gioiosamente il “tremendo” della disabilità, il sapere misterico del male, il suo inquietante esserci, la sua presenza oscura che interroga il nostro senso del limite. E tenendoci legati alle corde della vita e della morte, proviamo in modo giocoso, una forza che ci muove. Lo sguardo di Maria trapassa la disabilità per trovare e scoprire, oltre il limite, la persona.