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venerdì 28 dicembre 2018

Farsi bambino. Sentirsi parte di tutto il creato.

“E lui più padrone di tutti i padroni del mondo messi insieme; ché nessuno comandava e neanche lui, ma ogni cosa era più sua di ogni altro perché la terra, l’aria, l’acqua non hanno padroni ma sono di tutti gli uomini o meglio di chi sa farsi terra, aria, acqua e sentirsi parte di tutto il creato”.

Mario Rigoni Stern (2000), Il bosco degli urogalli, Einaudi, Torino, pp. 36-37.

Steve McCurry

Franz Marc, Bisonte in inverno (bisonte rosso), 1913

Alain Laboile, La Famille

Franz Marc, Deer in the forest I, 1913

Wes Anderson, L’isola dei cani, 2018

Steve McCurry

Albert Anker, Bambino che dorme nel fieno, 1891-1897

Joan Miró, Paesaggio, 1927

lunedì 24 dicembre 2018

La potenzialità perturbante e trasformativa dell’infanzia


“L’arte è ribellione al proprio tempo e proposta di altri sguardi sul mondo”.
Franco Lorenzoni

[…] Gli adulti hanno un repertorio di immagini di infanzia abbastanza limitato. Il bambino-feticcio come immagine-icona da adorare, depredare o criticare o il bambino-vaso, come oggetto da riempire (di beni materiali, abilità e competenze) se va bene, o aggiustare (curare o raddrizzare) se va male. […] Queste immagini di bambino-feticcio e di bambino-vaso, sono in realtà accomunate da un’ideologizzazione dell’infanzia: la prima bonificante e rassicurante e la seconda intimorita e allarmista. Al tempo stesso rivelano una semplificazione delle rappresentazioni infantili intorno a ruoli prestabiliti soprattutto in funzione di una relazione con il mondo adulto. Il bambino allora è figlio o alunno, nipote, utente, preda e solo a partire da questo ruolo viene compiaciuto, mal sopportato, e visto come faticoso, tremendo, tenero, grazioso, desiderato.

[…] L’operatività artistica invece è in grado di cogliere, descrivere e restituire un’immagine di infanzia differente, garantendone la ricchezza, l’ambivalenza, la potenzialità perturbante e trasformativa che essa custodisce e celebra, e in questo modo può restituire all’infanzia la giusta dignità. E per valorizzare le parti latenti, nascoste, operanti ma poco riconoscibili dell’infanzia ci sono in soccorso gli artisti, perché l’arte è «ribellione al proprio tempo e proposta di altri sguardi sul mondo» (Lorenzoni, I bambini pensano grande, p.53).”
Francesca Antonacci in Antonacci F., Rossoni E. (a cura di) (2016), Intrecci d’infanzia, FrancoAngeli, pp.10-12.

No Ball Games, 2009

Girl with red balloon, 2004


Jack & Jill, 2005
Fino al 14/04/2019
Mudec - Museo delle Culture
via Tortona 56, Milano

martedì 18 dicembre 2018

Di che colore è il vento?

Anne Herbauts, Di che colore è il vento?, Gallucci, Roma, 2015
Di che colore è il vento?
ha chiesto un bambino cieco
a un adulto.
ma…
Di che colore è il vento?

Vi siete mai chiesti di colore è il vento? Vi siete mai soffermati a sentirne l’odore brusco e il sapore di zucchero a velo? Ad ascoltare i suoi movimenti a spirale? A percepirne la morbidezza o ruvidezza sulla pelle? A sfiorare panni stesi e tende svolazzanti?
Non vi resta che sostare per leggere (magari a occhi chiusi!) l’incredibile libro di Anne Herbauts Di che colore è il vento?.
Un libro tattile da accarezzare e scoprire lentamente per ritornare in contatto con le cose, la natura, il mondo. Un libro poetico per “piccoli giganti” e “giganti enormi” che vi farà vivere un’esperienza sensoriale arricchente e vi farà vedere e sentire la brezza del vento.



sabato 1 dicembre 2018

Che cos'è un bambino?

Beatrice Alemagna, Che cos’è un bambino?, Topipittori, 2008

“Questo è un libro che ci riconcilia con la disgrazia più irrimediabile della vita: non essere mai adulti e poi, improvvisamente, non essere più bambini”.
Crediamo che le parole di Aldo Busi, nell’introduzione al testo di Lewis Carroll Alice nel paese delle meraviglie, si possano riferire anche al bel libro di Beatrice Alemagna, Che cos’è un bambino?
Un libro che consigliamo di leggere agli adulti insieme a un bambino per rimettere l’adulto in contatto con il mondo poetico, capriccioso e riottoso dell’infanzia e per avvicinare il bambino al mistero della propria identità. 
L’adulto e il bambino si possono re-incontrare nello spazio/tempo dell’immaginazione, del mistero, del rispetto. 

 
“Ci sono bambini di tutti i tipi, 
di tutti i colori, di tutte le forme.
I bambini che decidono di non crescere, 
non cresceranno mai.
Avranno un mistero dentro di sé.
Allora anche da grandi si commuoveranno 
per le piccole cose: un raggio di sole o un fiocco di neve”.


"Un bambino ha piccole mani, piccoli
piedi e piccole orecchie, ma non per questo
ha idee piccole.
Le idee dei bambini a volte sono grandissime,
divertono i grandi, fanno loro spalancare la bocca e dire: «Ah!»".