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sabato 27 febbraio 2016

“Il mondo segreto dei bambini”. L’ipersorveglianza dell’infanzia della pedagogia in televisione


Mentre si sta svolgendo, a Milano, il XX Convegno nazionale dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia, al quale malauguratamente non ho potuto partecipare a causa di un malanno che mi costringe a casa, mi sono imbattuta (a seguito di una telefonata allarmata di un amico) nel programma televisivo “Il mondo segreto dei bambini”.

«La nuova serie “Il mondo segreto dei bambini” è un affascinante documentario che ci porta nel mondo degli asili nido. Con l’aiuto delle telecamere, catturiamo ogni sfumatura, ogni sussurro, ogni piccolo scontro e ogni prima emozione mentre i bambini, in un mondo senza genitori, iniziano a diventare indipendenti. Grazie a questo sguardo unico su uno dei momenti più importanti dell’infanzia, i genitori e due scienziati, esperti del settore, osservano i comportamenti di 10 bambini che iniziano a instaurare, o a rompere, nuove amicizie, che condividono o lottano per sopravvivere e per trovare un loro posto in un nuovo gruppo sociale».

Senza aver visto un qualsiasi episodio della serie televisiva si potrebbe cambiare immediatamente canale dopo aver letto questa presentazione sul sito web della trasmissione. Ma costretta a letto, mi sono concessa il tempo di guardare e di essere guardata  dalla spettacolarizzazione e dall’esibizione di un’infanzia sorvegliata e controllata dal dispositivo pedagogico mediale (Mottana).

Come può essere custodita la solitudine segreta e felice dell’infanzia, le ore senza nome e senza divenire in cui immaginare il mondo (Bachelard) se i bambini vengono messi sottovuoto e esposti nella scatola igienizzante e omologante della televisione? Come può essere protetta l’intimità sognante se le telecamere si insinuano a scuola, a casa, nelle camerette dei bambini  (scenari peraltro di uno standard di vita ricco e opulento)? Come possono i bambini diventare indipendenti se sono costantemente controllati e monitorati dall’occhio di una telecamera che consente ai genitori e agli adulti di essere perennemente presenti? Come può essere preservata la vitalità divergete (Cataldo) dei bambini se sono costretti da uno sguardo unico dentro i binari univoci di una conoscenza rigida, dentro schemi di pensiero e comportamento unilaterali volti alla produttività e alla performatività? Come possono sperimentare il conflitto se viene immediatamente sedato attraverso interviste in simultanea che appaiono talvolta “recitate”? Come si può aver rispetto e riguardo della pluriformità dei bambini se sedicenti scienziati, talvolta scimmiottando la voce dei bambini, con un linguaggio potente e semplicissimo propugnano soluzioni rapide ed efficaci per ogni criticità?


Si potrebbe proseguire ancora e a lungo. E forse occorre non arrestarsi e continuare ad esercitare uno sguardo critico e resistente alle nuove forme tecnologiche (la rete, i media, la televisione)  di pervasività e spettacolarizzazione pedagogica che esibiscono la costruzione di un soggetto disciplinato e omologato alla normalizzazione sociale orientata ad azzerare la differenza e la possibilità di un’alternativa.

venerdì 19 febbraio 2016

Teatro come esperienza pedagogica

Una incursione nelle pieghe della relazione tra teatro e educazione, grazie alle sollecitazioni nate dalla lettura del volume Teatro come esperienza pedagogica, di Vincenza Costantino
Roma 20 febbraio 2016, alle 17.00
Sala Igea – Palazzo Mattei di Paganica, Piazza della Enciclopedia Italiana.


giovedì 11 febbraio 2016

La stagione dell'infanzia nelle opere di Telemaco Signorini

“È nel corso dell’infanzia che prendiamo coscienza con stupore del nostro essere. Scopriamo così in noi un’infanzia immobile, un’infanzia senza divenire, liberata dai meccanismi del calendario.
Nell’infanzia, la memoria non è condizionata dal tempo degli uomini […]. Regna piuttosto il tempo delle quattro divinità del cielo: le stagioni. Il ricordo puro non ha data, ma possiede una stagione. La stagione è il marchio fondamentale dei ricordi. C’era sole o vento in quel giorno indimenticabile? Ecco la domanda fondamentale delle nostre reminiscenze.
[…] L’inverno, l’autunno, il sole, il fiume d’estate, costituiscono princìpi di stagioni totali. Non sono solamente spettacoli per la vista, sono valori dell’animo, valori psicologici diretti, immobili e indistruttibili.
[…] Queste stagioni sono al tempo stesso singolari e universali. Ruotano nel cielo dell’Infanzia, segnandola con tracce indelebili. I nostri ricordi si collocano nello zodiaco della memoria, in una memoria cosmica che non ha bisogno delle precisazioni della memoria sociale. È la memoria della nostra appartenenza al mondo, a un mondo dominato dal sole”.

G. Bachelard (1972), La poetica della rêverie, Dedalo, Bari, pp. 122-123

Bapin de Lilela

Pascoli a Pietramala, 1889

Piagentina, 1863

Sulle colline di Settignano, 1885

Strada della Capponcina, 1880

La raccolta delle olive, 1863


lunedì 8 febbraio 2016

Puer Ludens a Simmetria



Giocare all’amore, alla guerra e alla trasformazione ben lungi dall’essere attività di secondaria importanza, baloccamenti da bambini nell’accezione dispregiativa che possiamo leggere tra le righe del senso comune, si riconoscono come le attività che più ci avvicinano alla sostanza dell’essere, che ci tengono lontani dal commercio con le cose e ci elevano alla libertà senza condizioni. Così i bambini, che giocano naturalmente, sono i più prossimi agli dei, sono gli abitanti eletti del giardino edenico, luogo simbolico dove la libertà del gioco non incontra alcuna limitazione e vincolo, che non siano quelli scelti liberamente nel gioco stesso, inteso come il piacere di sforzarsi per superare ostacoli inutili. Sembra qualosa di folle, stravagante, vezzo per perdigiorno, invece è l'atto più alto di simbolizzazione, più importante dell'amore, della guerra, del lavoro. Il gioco è simbolo del mondo, è la capacità del Puer di creare il mondo, giocandolo.

domenica 7 febbraio 2016

La scuola per tutti e per ciascuno

A chi ancora non crede che i luoghi dell’apprendimento possano essere strutturati e modificati affinché ognuno, con le proprie possibilità e difficoltà, possa partecipare al processo vitale ed appassionante della conoscenza.
A chi ancora non mette in gioco, ogni giorno, l’arte artigianale dell’educatore che si deve costantemente e necessariamente arricchire di profondità, creatività e tecnicità.

A chi crede che non bastino i casi rari e preziosi di professionisti competenti e animati da dedizione e passione ma che, riunendo saperi ed esperienze,  ogni scuola possa essere per tutti.


A tutti gli insegnanti, educatori, terapisti, genitori e bambini vorrei mostrare questo video.


Il più grande fiore del mondo di José Saramago

"Le storie per l’infanzia devono essere scritte con parole molto semplici, perché i bambini sono ancora  piccoli, e quindi conoscono poche parole e non amano usare quelle complicate.
Magari sapessi scrivere storie così, ma non sono mai stato capace di imparare, e mi dispiace".
Saramago J., Il più grande fiore del mondo, FeltrinelliKIDS, Milano, 2011, p.7.






Così Saramago incomincia una storia che avrebbe voluto scrivere se avesse re-imparato a scegliere parole dense ed essenziali, a ritrovare la pazienza infinita per parlare in maniera chiara e diretta ai bambini, a reimmergersi “in quel gioco infinito che il tempo sublime, ampio e profondo dell’infanzia ha concesso a tutti noi”(Ivi, p.13).
E allora, con umiltà e geniale semplicità - scusandosi della vanità del suo sguardo egoico -  condensa in una poesia il “riassunto di una storia” che ha per protagonista un eroe-bambino che si allontana dalla sicurezza del suo contesto famigliare e domestico per esplorare il mondo. Attraversa la terra, giunge su un altro pianeta e trova un fiore abbacchiato e appassito di cui si prende cura ripetendo centinaia di volte un gesto minuto e salvifico che ri-genera l’uomo, il mondo, il più grande fiore del mondo. L’infanzia.






“Ecco il racconto che avrei voluto raccontare. Mi dispiace tanto di non saper scrivere storie per ragazzi.
Ma almeno ora sapete come sarebbe stata la storia e potrete raccontarla in maniera diversa, con parole più semplici delle mie, e forse un domani saprete scrivere storie per ragazzi…
Chissà se un giorno mi capiterà di leggere di nuovo questa storia, scritta da te che mi stai leggendo, ma molto più bella?...”(Ivi, p.29)

martedì 2 febbraio 2016

L'educazione affettiva

Prendi una quinta elementare di una piccola scuola di Firenze e prova a fare un film che restituisca lo sguardo di quei bambini che, come sulla soglia di un mondo nuovo, si affacciano al domani..sospesi tra infanzia e adolescenza, presente e futuro... E' questo l'ambito e meraviglioso progetto di "Educazione affettiva", un film-documentario che vuole dar "voce a chi la scuola la anima, la vive, la costruisce e forse talvolta la subisce: i bambini, attori principali di questo microcosmo, e i maestri, figure di riferimento nel loro cammino di crescita" (www.educazioneaffettiva.com).




lunedì 1 febbraio 2016

Che genere, l'immaginazione!



Certo si è trattato della pubblicità di un prodotto commerciale, ma del resto la cultura (e un cambiamento culturale) passa anche attraverso l'economia.
Questo video mette in discussione stereotipi diffusi e consolidati, e mi piace pensare che lo faccia non per crearne degli altri; piuttosto per 'mettere in gioco' (pari) risorse, avventure, scoperte, scelte, possibilità. L'immaginazione è una costellazione di scintille trasformative: materia incandescente e molteplice...