Per ricevere i nuovi post via email

martedì 31 marzo 2015

Garantire il diritto al gioco dei bambini con autismo: il 2 aprile come ogni giorno.


Domani, 2 aprile, sarà la giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo e magari per un giorno ci ricorderemo che il nostro mondo è abitato anche da strane creature con manierismi e stereotipie bizzarri, da bambini muti che si dondolano avanti e indietro, che gridano, inaccessibili, tagliati fuori dal contatto umano (T. Grandin, 2001).

Per un giorno forse proveremo a ricercare informazioni per trovare una spiegazione medicalizzata  e rassicurante, o forse il nostro sguardo rimarrà offuscato, come tutti i giorni, dal moralismo e dal buonismo nei confronti  dei poveri  “bambini di poche parole” (A. M. Wille, 1994), oppure per un giorno – proprio come fanno le persone con autismo - ci tapperemo le orecchie, non avremo parole, rivolgeremo i nostri occhi altrove senza guardare niente e da nessuna parte per non lasciarci toccare o sfiorare dall’estraneità della figura indefinita e indefinibile della disabilità.
Per un giorno. E dopo?

Dopo rimangono i bambini, che prima di essere autistici sono persone. Persone con le proprie caratteristiche e modalità di funzionamento e comunicazione, con le proprie peculiarità sensoriali, con i propri interessi e preferenze, con il proprio e unico modo di giocare. E tutti possono e devono giocare.
Allora è di un gioco che voglio parlare in questo post, per questa e ogni giornata, perché nel “cerchio magico” del gioco può avvenire qualcosa di trasformativo per il bambino e per l’adulto.

L’associazione L’abilità onlus, presso cui lavoro e di cui coordino il servizio educativo dello Spazio gioco, sta partecipando a un progetto, partito nel dicembre 2012 e tuttora in fase di sperimentazione, per esplorare le difficoltà e le potenzialità nella relazione dei bambini affetti da autismo.
Il progetto è nato da una collaborazione tra L’abilità, L’istituto Neurologico Besta di Milano e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (Istituto di Bio-robotica). Il dialogo e il confronto tra saperi disciplinari diversi ha permesso di pensare e creare un gioco innovativo, attraente, versatile e adattabile alle esigenze del bambino.
Roddi, acronimo dell’ articolata dicitura inglese (New Robotic Platform for Rehabilitation of Children with Pervasive Developmental Disorders and Cognitive Impairments) è il nome del gioco che stiamo sperimentando con  alcuni bambini con autismo e si propone di promuovere e stimolare la relazione tra bambino e educatore e migliorare le capacità di interazione sociale.
Roddi è una piattaforma robotica costituita da quattro differenti tipologie di giochi pensati e costruiti a partire dai giochi preferiti dai bambini con autismo che frequentano lo Spazio gioco e che, attraverso rinforzi visivi e sonori, risponde alle azioni del bambino e dell’educatore. Roddi non è uno dei numerosi robot che si sono limitati a favorire l’interazione tra bambini e macchine, piuttosto un mediatore sociale, una risorsa che può stimolare e ampliare le relazioni umane anziché sostituirle.
Un’altra peculiarità innovativa del progetto consiste nel fatto che Roddi è un gioco che si è deciso di sperimentare in un contesto educativo e non medico-riabilitativo, dove il gioco non è considerato esclusivamente uno strumento per acquisire abilità o competenze ma dove il bambino può primariamente trovare un contesto di benessere e piacere e dei giochi creati, adatti e adattati a partire dai suoi bisogni e dalle sue potenzialità.
Vi racconterò in un prossimo post i primi esiti della sperimentazione, intanto allego una foto di Roddi e torno a giocare.


Siete pronti per la tavola esagonale? il 10 aprile al Modena: Gioco e formazione

La Tavola Esagonale è un importante momento di condivisione e comunicazione dei saperi ludici, della ricerca sul gioco e sul giocare in ambito accademico e professionale, in stretta collaborazione con PLAY: Festival del Gioco.
L’edizione 2015 ha come tema “Gioco e Formazione”, con l’intento di esplorare ricerche ed esperienze che vedono il gioco incontrare la formazione, nelle sue svariate accezioni, in ambito sia scolastico (nei diversi gradi e percorsi) sia extra-scolastico: aziendale, imprenditoriale o associativo.


10 aprile 2015 dalle 10.30 alle 20.00 presso la Sala Conferenze Biblioteca Delfini, Corso Canalgrande 103, Modena 41121


Il programma della giornata

Ci saremo anche noi del gruppo Puer Ludens, Elisa Rossoni interverrà alle 14.00 con una relazione dal titolo "Giocar non è una medicina ... ma ancor di più è una magia! Il ruolo del gioco nella vita di un bambino con disabilità".
Dalle 12.30 alle 14.00 presentiamo due poster del gruppo
  • Le immagini dell'infanzia che gioca, oltre il pregiudizio per riscoprire il valore formativo del gioco
  • Il gioco dei contrari: tensione formativa verso l’equilibrio psichico (a cura di Tania Morgigno).

venerdì 20 marzo 2015

Il gioco della guerra. 20 marzo ore 18.00 presso Biblioteca civica di Cormano

VENERDÌ 20 MARZO 2015 dalle 18.00 alle 19.30 presso la Biblioteca Civica dei Ragazzi di Cormano nel ciclo Bì-sogni educativi.

IL GIOCO DELLA GUERRA IN EDUCAZIONE. DALL' INCONTRO ALLO SCONTRO

Il gioco della guerra è antichissimo, in ogni cultura e in ogni tempo i bambini hanno da sempre giocato a combattere e si sono esercitati alla lotta e allo scontro.
Nel passato tali giochi non erano vietati e facevano parte di una relazione reale e simbolica tra bene e male, mentre nell'educazione contemporanea sono negati, in virtù di una ideologia della pace senza conflitto e di un incontro con l'altro già pacificato, perché banalizzato e semplificato.

Francesca Antonacci - Università Milano Bicocca


Via G. Rodari n. 3 Cormano (MI)
per informazioni e iscrizioni tel. 0266304145

biblioteca.cormanoragazzi@csbno.net

martedì 17 marzo 2015

Buonanotte inquieto amante del gioco, un saluto a Brian Sutton Smith

In memoria di Brian Sutton Smith segnaliamo questo  articolo  da "The New York Times" per ricordare un gigante degli studi sul gioco, che ci ha lasciato lo scorso 7 marzo, all'età di novant'anni.






lunedì 16 marzo 2015

Una non recensione

Il Puer ludens ha ricevuto una non-recensione sul sito di Simmetria, per essere un "antimanuale" non c'è male!


Claudio Lanzi scrive "Ero partito con  l'idea di fare una recensione, [... ma]  non mi metterò a raccontare cosa c'è nel libro della Antonacci; non ho alcuna voglia di recensirlo, procuratevelo (Franco Angeli editore), vale la pena di leggerlo, sia che siate educatori di professione, come che siate genitori, due mestieri complementari, meravigliosamente complicati. Ed oggi complicati più che mai".


sabato 14 marzo 2015

"Un'oasi di piacere" a Milano. Lo Spazio Gioco di L'abilità onlus.

Oggi vorrei raccontare brevemente e lasciare traccia di un servizio educativo che si occupa e difende, come questo prezioso blog, ciò che è “fragile, capriccioso e inutile ma anche schifosamente e straordinariamente bello”: il gioco e l’infanzia.

A Milano, circa quindici anni fa, l’associazione L’abilità onlus (www.labilita.org), nella persona del suo direttore Carlo Riva, ha pensato e creato un servizio, unico sul territorio milanese e italiano, con l’obiettivo di restituire ai bambini con disabilità il diritto e il piacere del gioco.

Il gioco, prima di essere uno strumento terapeutico, didattico, socializzante e acculturante, è un’esperienza “esistenziale fondamentale” che non ha obiettivi estrinseci se non il piacere stesso del gioco (Fink,2008), è un atto libero e disinteressato sganciato dalla logica mezzi-fini, è una dimensione pulsante  e vitale (Antonacci, 2012) a cui ogni bambino ha diritto.
Ne hanno diritto tutti i bambini, oggi, sempre più privati e derubati degli spazi e dei tempi per sostare nell’ “oasi del gioco” e ne hanno diritto tutti i bambini che a causa delle loro difficoltà, dei loro deficit cognitivi o motori non trovano nel mondo le condizioni strutturali, materiali  e culturali per poter giocare e divertirsi.

Per questo Lo Spazio Gioco si propone come un luogo pensato e strutturato a partire dai bisogni speciali di ogni bambino per restituirgli la possibilità di immergersi in un contesto di piacere e benessere che può consentirgli di andare oltre i propri limiti, di superare la frustrazione inevitabilmente legata alla loro condizione invalidante, di uscire dal proprio isolamento e di poter ampliare le proprie possibilità ludiche in vista dell’inclusione sociale.
Lo Spazio Gioco non è una semplice ludoteca, ma un servizio educativo il cui accesso è stabilito in modo che ogni bambino, con qualsiasi tipologia di disabilità, possa essere adeguatamente seguito in un rapporto individuale o di piccolo gruppo da educatori specializzati e competenti.
E questa esperienza può realizzarsi solo nel piacere: nella passione e nella voglia dell’adulto di stare e giocare con i bambini, nella bellezza di uno spazio accogliente, colorato, profumato e strutturato a partire dalle necessità e potenzialità di ciascun bambino, nella creatività di inventare e costruire nuovi giochi con materiali inediti o già esistenti, nell’immaginazione ludica che trasforma il reale immaginando la sua possibile ulteriorità.
 





 
Le due fotografie mostrano La Stanza Incantata dello Spazio Gioco. Una stanza con giochi di luce, colori, suoni, vibrazioni, odori dove i bambini si possono rilassare e tranquillizzare oppure possono sperimentare un’esperienza sensoriale in un clima di piacevolezza e benessere. I materiali presenti nella Stanza Incantata provengono dalla filosofia Snoezelen, un approccio nato in Olanda circa trent’anni fa che propone un’esperienza multisensoriale in un’atmosfera accogliente e rispettosa.

martedì 10 marzo 2015

Zero e lode a Bosisio Parini

Uno spazio progettato per esplorare l'immaginario della valutazione che ciascuno di noi porta con sé.
E’ un percorso in quattro tappe da vivere tra immagini, visioni e suoni, che mettano in gioco il senso del valutare e dell'essere valutati.

E’ pensato e rivolto a genitori ed insegnanti e sarà condotto da Francesca Antonacci e Tania Morgigno dell'Università Milano Bicocca.

domenica 8 marzo 2015

GLI "UNIVERSI SENSIBILI " di Antonio Catalano



"Catalano elabora, tra teatro e arti visive, la sua personale cosmogonia portatile e quotidiana. Le sue creazioni sono narrazioni immaginifiche in cui lo spettatore è chiamato ad entrare con tutto se stesso. Occorre farsi avanti, metterci il naso o  la testa, prestare il proprio orecchio o  la propria voce perché lo “spettacolo” si crea, di volta in volta, dalla peculiarità di un incontro. In questi piccoli “universi sensibili”, come l’autore ama chiamare le sue creazioni, si coltiva il senso dello stupore e della meraviglia."


“La meraviglia, ecco che cosa mi interessa: riabilitare lo sguardo alla meraviglia. Se l’infanzia non è solo un’età della vita, ma è un modo per guardare il mondo, la meraviglia è quel modo, quello sguardo. Lo stupore, il semplice stupore per qualcosa che ci passa sotto gli occhi ogni giorno, ma di cui non riusciamo più a vedere l’anima, bensì il solo guscio, la sola forma.
E allora i “padiglioni” vogliono sospendere lo sguardo quotidiano, rimetterlo su qualcosa di elementare (una foglia caduta, una nuvola che passa, una piccola emozione trascurata) e lì cercare di comprendere il mondo con gli occhi non più di un bambino o di un adulto, ma con gli occhi di una persona senza età.
Sette padiglioni delle meraviglie, perché quattro occhi meravigliati sono meglio di due; 
sette padiglioni delle meraviglie, perché otto occhi meravigliati sono meglio di quattro;
sette padiglioni delle meraviglie, perché sedici occhi meravigliati sono meglio di otto…”
                                   
"E’ con le sue incursioni in pittura e scultura, con l’uso fantastico di oggetti quotidiani o fuori uso, che egli riesce a creare strani mondi da esplorare attraverso ribaltamenti poetici dei materiali usati o accostamenti divertiti e divertenti. E’ nelle mani, dice Catalano, che si nasconde il segreto del mondo e della creazione delle cose. Occorre oggi ricollegare il cervello alle mani con un filo che il piu’ delle volte abbiamo smarrito."

"Viviamo in un epoca di distratti, dice Catalano. Un museo di foglie cadute, un’ esposizione di alfabeti perduti hanno lo scopo di ingannare la nostra distrazione perché si possa guardare nuovamente cio’ che già pensiamo di conoscere. Il gioco ha il potere di consentire questo rinnovamento dello sguardo. Il gioco diviene un serio approccio metodologico alle cose del mondo, Il gioco, egli dice  da leggerezza alle cose e da profondità allo stesso tempo."

"Catalano si rivolge ad un pubblico di ogni età, non gli interessa dividere il pubblico tra adulti e bambini. Il pubblico è un'unica sola umanità, va trattato nella qualità dell’incontro di volta in volta differente, nello scambio in cui c’è narrazione e ascolto. Egli riesce così a parlare un linguaggio semplice e immediato che i bambini intendono perfettamente. Un linguaggio che li invita ad abbandonarsi all’immaginazione, che li sprona a farsi complici del gioco poetico messo in scena. Si genera così, il piu’ delle volte proprio attraverso l’interazione con i bambini, una improvvisazione divertente, capace di commoventi delicatezze e di grande profondità simbolica.
Infanzia è un luogo di pensiero e di ispirazione, una filosofia …un modo di vedere il mondo. L’infanzia è un dono che tutti possono avere…anche i bambini."

sabato 7 marzo 2015

The Repairman - Storia di un riparatore




Scanio Libertetti è il nome del protagonista del film The repairman del regista Paolo Mitton, uscito in questi giorni nelle sale cinematografiche a distanza di tre anni dalla sua conclusione.
Scanio, che si priva della “A” dell’aura mitologica di combattività e potenza,  è una figura ambigua, marginale ed emarginata,  difficilmente inscrivibile nella categoria economica e vitale dell’occupabilità,  che sembra non volersi adeguare e incanalare nella logica della crescita, della produzione e del consumo, nella frenetica e ossessiva corsa dell’esistenza. Si muove goffo e sgraziato come l’anatra dell’immagine iniziale del film che in un battito lento e faticoso  finisce con l’andare a sbattere contro i tralicci dell’alta tensione per poi tentare di riprendere il suo volo.
Scanio è un ragazzo che non ha finito l’università, è disoccupato, rifiuta un lavoro in un “bunker” industriale, vive mantenuto da una fidanzata che amorevolmente proverà a cambiarlo, è considerato uno sfigato dai suoi amici che lo vorrebbero efficiente e inserito nella piccola società della provincia piemontese e italiana. Insomma, un perdente inoccupato e perdigiorno, un adulto visto con diffidenza e marchiato con il sigillo dell’immaturità e della puerilità.
Ma Scanio è anche e soprattutto un riparatore, un inventore, gioca con le sue invenzioni, è immerso e rapito nel flusso della sua creatività,”un’esperienza di flow” – direbbe Mihaly Csikszentmihalyi - uno stato di estaticità che lo conduce in una realtà differente dove l’esistenza e l’io sono momentaneamente sospesi per lasciare spazio alla facoltà immaginativa. Scanio ha le spalle basse e abbassate non per rassegnazione ma per rientrare in contatto con le cose, con la realtà per ricrearla, per aggiustarla, per ridargli vita. Non a caso l’unica persona che sembra sostenere e incoraggiare Scanio è lo zio, che come il nipote si dedica a un lavoro artigianale con un assistente un po’ ritardato.
Scanio è un puer ludens, figura della sovversione che sceglie e si lascia scegliere dalla libertà, l’inutilità e la magia dell’immaginazione ludica che portano a superare la necessità dell’accettazione sociale e a continuare a giocare la vita.

venerdì 6 marzo 2015

I ragazzi della via Pàl


I ragazzi della via Pàl è un romanzo di Ferenc Molnár del 1906. Sembra raccontare una storia del passato e questa copertina retrò ne alimenta l'alone antico.
Eppure questa avventura si rivela straordinariamente attuale, perché parla della carenza di spazi per il gioco d'infanzia nelle grandi città. Oggi purtroppo non si può più parlare solo di carenza per tali spazi poichè ve ne è una totale assenza. Non c'è spazio per il gioco, non c'è spazio per i bambini nelle città contemporanee. Se non lo spazio artificiale delle riserve indiane che sono i tristi parchetti urbani. Aree sorvegliate dagli adulti che controllano i comportamenti , le relazioni, le dinamiche. Sotto questo tipo di sguardo il gioco è impossibile, poiché è impossibile l'esercizio di qualunque forma di libertà, espressione imprescindibile di ogni forma di gioco.

lunedì 2 marzo 2015

Tra le pieghe umbratili dell’esistenza. Sostare nella ferita per ritrovare uno sguardo obliquo e rispettoso.

"Il luogo dell’operatività sociale, il suo daimon, come quello della pedagogia, è nella mancanza che sazia, nel piccolo che è anche infinito, nell’invisibile che “fa vedere”, nel perduto che fa ritrovare. È questa minorazione salvifica che rende l’abitare il mondo meno arrogante, più umbratile e misteriosamente, profondamente consapevole”.
P. Mottana, Eros, Dioniso e altri bambini. Scorribande pedagogiche, FrancoAngeli, Milano, 2010, p.19.

Paul Klee, Senecio, 1922


Carlo Mattioli, Anna in rosso, 1977

Timothy Archibald, Echolilia, 2010

Francis Bacon, Paralytic child walking on all fours, 1961

Georges Rouault, Il pagliaccio ferito, 1932

Leon Kossoff, Man in a Wheelchair, 1959-62

Lucas Cranach, Portrait of a young girl, 1540


Jaco Van Dormael, Le huitième jour, 1996