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lunedì 25 giugno 2018

Big Fish & Begonia



«Alcuni pesci non possono essere mai catturati perché appartengono al cielo».
Big Fish & Begonia è un film d’animazione che tiene incantati allo schermo ondeggiando tra mare e cielo, tra le storie tradizionali cinesi, tra il mondo degli esseri umani e il mondo degli “Altri”, tra i fiotti repentini e tumultuosi dell’amore. 
Accenniamo qui la trama per incuriosirvi e lasciarvi immergere e sommergere dalle immagini fluttuanti e poetanti del film.


Big Fish è un delfino rosso, è l’incarnazione dell’anima di un giovane pescatore morto per salvare la vita alla sedicenne Chun, che significa Begonia.
Chun appartiene al regno degli “Altri”, esseri particolari che vivono in un mondo intermedio tra l’umano e il divino e che possiedono poteri legati ai quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco) attraverso cui si occupano di regolare il tempo, le maree e le stagioni del mondo umano. 
Attraverso i suoi poteri magici, Chun si prenderà cura dell’anima del giovane pescatore oltrepassando i confini della diversità, sfidando le leggi del suo popolo e della natura, seguendo indomabile ciò che il cuore le suggerirà.

«A cosa sei disposto a rinunciare per la persona che ami? Quali sacrifici sei pronto a fare?
Quando ci facciamo queste domande è troppo tardi perché conosciamo già la risposta».


domenica 10 giugno 2018

Ore e ore a giocare. L'ostinazione vitale dell'infanzia.


"Ho già detto che noi sugli alberi trascorrevamo ore e ore, e non per motivi utilitari come fanno tanti ragazzi, che ci salgono solo per cercar frutta o nidi d’uccelli, ma per il piacere di superare difficili bugne del tronco e inforcature, e arrivare più in alto che si poteva, e trovare bei posti dove fermarci a guardare il mondo laggiù, a fare scherzi e voci a chi passava sotto.
[…] Cosimo guardava il mondo dall’albero: ogni cosa vista da lassù, era diversa, e questo era già un divertimento". 
Italo Calvino, Il barone rampante, Mondadori, Milano, 1991, pp.559-560


Filippo Palizzi, La primavera, 1868

Gaetano Previati, Pace, 1901 circa

Gaetano Previati, Silenzio Verde

Ludwig Knaus, Mud Pies, 1873

Sexto Canegallo, Bambini che pescano, 1912-1913

Vincenzo Irolli, L’angelo musicante, 1900-1905



martedì 5 giugno 2018

Take One Picture - Tra arte, scuola e bellezza





The National Gallery
Londra
9 maggio - 12 agosto 2018


Arrivata alla 23a edizione, Take One Picture continua a dare forza a chi crede in una nuova prospettiva pedagogica che mira al connubio tra arte, museo, didattica scolastica e che conduce i bambini alla riflessione sulla bellezza, sui valori dell’esistenza, sulla verità della creatività.

Ogni anno la National Gallery londinese invita gli insegnanti delle primary school a sviluppare nuove strategie educative per permettere nuovi pensieri e abilità creative nei bambini a partire da un dipinto scelto dallo staff della National Gallery.
Accompagnati dagli esperti museali, gli insegnanti dovranno durante l’anno scolastico esplorare e riflettere con quali contesti, idee, nuove pratiche avvicinare la classe all’opera d’arte per trarre spunti riflessivi, nuove mappe concettuali, prodotti creativi innovativi.
Non relegata negli scantinati o in sale accessorie ma allestita tra le sale del piano alto della National Gallery, tra Caravaggio e Turner, Take One Picture racconta quest’anno il percorso svolto da 27 classi del Regno Unito sul dipinto di Pinturicchio, “Penelope con i pretendenti”.




Una scuola innovativa non fa copiare un’opera d’arte, non si limita ad un collage del quadro e neppure a reinventarlo rifacendo disegnare la scena.
La morte della bellezza è limitare il pensiero del bambino in codici e griglie di ricopiatura del reale, di rifacimento sterile del già detto, di plagio infantile.
L’educazione alla bellezza apre nuovi orizzonti al sapere stereotipato dell’opera: come risponde il bambino ad una lettura mediata ma non dettata dalla critica dell’adulto del quadro? Che cosa possono indagare gli occhi di un bambino tra i colori di Pinturicchio al di là di Penelope e degli uomini che la vogliono?
Una scuola educante libera il puer ludens che indaga tra le navi, trova lo stemma che sventola, un gatto che gioca con un gomitolo come la donna che gioca con i suoi pretendenti, un telaio che crea, un viaggio finito.
Si scopre così, passando in rassegna i rimandi delle classi sulle pareti delle sale o su espositori ad hoc, la potenza del pensiero infantile che conduce alla creatività di disegni, oggetti, parole, manufatti di rara espressività.
Mentre alcuni bambini hanno immaginato lo stemma della loro famiglia lavorando sul senso di appartenenza, altri hanno sviscerato le paure dell’ignoto seduttivo delle Sirene con quelle dei propri mostri, altri ancora hanno tessuto la favola che si vuole sempre ascoltare e non dipanare, altri ancora un immaginario tesoro di Penelope...
Immaginare, andare oltre, ripensare, giocare. Con un quadro.
“L’arte è seduzione e fascinazione. É invito alla dimensione estetica dello sguardo, alla vertigine tattile del senso” (Pino Pinelli).
Solo se l’educazione artistica tra le pareti della scuola si lascia sopraffare dalla vertigine della seduzione e del non sapere di un’opera d’arte, può concedere al bambino il suo viaggio di Ulisse tra ricerca, paure, scoperte, incanti alla ricerca di sé stesso e della bellezza del mondo intimo e profondo del puer ludens.












domenica 3 giugno 2018

I racconti dell'orso


“Ah! Purché io vi acconsenta
eccoti qua mia infanzia
così viva, così presente.
Firmamento di vetro blu
albero di foglia e di neve
fiume che scorre, dove sto andando?”
Charles Plisnier, Sacre, Corrêa, Paris 1983, XXI

Dove sto andando? Forse è la domanda che la bambina seduta sul sedile posteriore di un’auto, nelle prime immagini del film “I racconti dell’Orso”, si è posta prima di abbandonarsi al sonno e dissolversi nella materia dei suoi sogni. Prima di immergersi nelle acque del sonno ristoratore e contemplare le immagini che le sono venute incontro.

Dove sto andando? Forse si domandano i due bizzarri protagonisti del sogno, un monaco-robot e un omino rosso, che si muovono giocando e comunicando con un linguaggio pre-verbale sullo sfondo di un paesaggio magnifico e sconfinato, abbandonato dall’uomo ma abitato da un orsacchiotto di peluche. Un giocattolo lacerato che i due trovano in un bosco e di cui decidono di prendersi cura: lo ricuciono, lo rianimano, lo affidano agli astri e al fiume.

Dove sto andando? Forse si domandavano i due giovani registi, Samuele Sestieri e Olmo Amato, che viaggiando tra Finlandia e Norvegia si lasciavano guidare dai luoghi e dalle persone che incontravano, dalle immagini che si creavano e si ponevano al centro del loro essere sognante e immaginante.

Dove sto andando? Forse si chiedono gli spettatori mentre assistono alla visione di una rêverie d’infanzia (Bachelard, 2008) resa viva e presente dalla finzione cinematografica, dallo sguardo poetante dei registi che invitano ad assumere il loro stesso sguardo. Invitano ad allentare la tensione di voler tutto comprendere e classificare per abbandonarsi al mistero delle immagini e ritrovare la meraviglia di guardare le cose come la prima volta.