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giovedì 30 aprile 2015

Modena Play!

Il 10 aprile trasferta del gruppo (quasi completo) Puer ludens a Modena, per partecipare alla tavola esagonale di Play! con due poster collettivi 
  • Le immagini dell'infanzia che gioca, oltre il pregiudizio per riscoprire il valore formativo del gioco
  • Il gioco dei contrari: tensione formativa verso l’equilibrio psichico (a cura di Tania Morgigno).
e per seguire gli interventi della giornata, tra cui spiccano quello di Elisa Rossoni: Giocar non è una medicina ... ma ancor di più è una magia! Il ruolo del gioco nella vita di un bambino con disabilità; e quello del CATcher team: Identità digitale in gioco tra best practice e consapevolezza.






lunedì 20 aprile 2015

“Figlio di nessuno” – Un’altra immagine di infanzia.



Figlio di nessuno è l’opera prima del regista serbo Vuk Rsumovic, presentato in qualche rara e “atipica” sala cinematografica in questi giorni (al cinema Beltrade a Milano).
È un primo e prezioso film che vogliamo segnalare in questo blog perché le sue immagini pregne di luci e ombre, silenzi ancestrali interrotti da spari, sguardi ferini che illuminano la notte ci restituisce un’altra immagine di infanzia.
 Alla fine degli anni Ottanta, un bambino viene abbandonato nei boschi della Bosnia e cresce con un branco di lupi, animali che sanno vedere dentro la notte, portatori di una conoscenza che viene dall’ombra.
Il bambino cresce selvaggio: è sporco, non sa mantenere la posizione eretta, non parla, gioca, morde e ringhia e partecipa integralmente di quanto lo circonda. È in contatto con la natura e le prime immagini del film mantengono uno sguardo basso sulla terra in cui si rotola, che annusa e in cui trova riposo e rifugio.
Poi lentamente l’inquadratura sale in verticale quando il bambino viene raddrizzato dallo sguardo educativo che lo imprigiona in un riformatorio, corregge il suo essere in-fante facendogli perdere la capacità di parlare e di ascoltare il discorso della natura. Lo costringe ad indossare un paio di scarpe che lo condurranno verso una guerra di cui non comprende le ragioni.
 Non è l’ innocenza del bambino e la purezza incontaminata della natura ciò che si sprigiona dalle immagini del film ma una dimensione originaria e, oggi, estirpata dell’infanzia: l’essere animato e animale del bambino, il suo essere sensibile, selvaggio e brutale, con i “suoi tratti di irragionevolezza, ferocia, entusiasmo, stupore, competizione, sfida, lotta e travestimento” (Antonacci, 2012), con la sua ambiguità costitutiva.
Così come è ambigua l’immagine finale del film che forse apre alla possibilità di ritrovare queste  dimensioni e ritornare alla terra o forse, il lupo che si allontana dopo aver visto dentro il suo sguardo l’uomo indica la perdita definitiva dell’animalità e dell’infanzia.

mercoledì 15 aprile 2015

Le biglie, un gioco davvero per tutti.




Il gioco delle biglie si perde nella notte dei tempi. Quasi tutti hanno giocato, sulla spiaggia, misurando la forza e la precisione di un tiro e osservando la perfezione delle sfere roteare sulla pista imprevedibile della sorte.
Quasi tutti, ma forse non tutti.
Chi non ha la possibilità di sedersi a terra, chi non riesce a mantenere una postura seduta perché non è in grado di sorreggere il tronco, chi ha difficoltà nella motricità fine e non può unire l’indice e il pollice per scoccare il lancio forse non ha mai giocato a biglie.

 In occasione del Salone del Mobile è stata presentata una pista di biglie accessibile, progettata dall’architetto Deborah Ballarò in collaborazione con l'associazione onlus L’abilità. Questa anomala installazione è stata creata a partire dalla filosofia progettuale del Design for All che si pone l’obiettivo di sviluppare servizi e predisporre ambienti che siano accessibili alla “più ampia gamma possibile di utenti” (Besio, 2010).
La pista consente a tutti i bambini, anche a chi si muove su una sedia a rotelle di giocare insieme agli altri. Il percorso ampio della pista permette inoltre di utilizzare non solo le piccole sfere di vetro ma anche palle più grandi, morbide e leggere per i bambini che hanno difficoltà nella motricità delle mani.
La pista, allestita presso l’Università Statale di Milano fino al 15 maggio, è un progetto importante per porre l’attenzione sulla possibilità di rendere gli spazi in cui viviamo accessibili e adatti alle esigenze di tutti e per ribadire ancora una volta il diritto al gioco e all’inclusione dei bambini con disabilità.



Io me la gioco

Io me la gioco, dal 16 al 26 aprile 2015 al Teatro verdi in via via Pastrengo 16 - Milano.

"Lo spettacolo tratta del tema strettamente attuale (che coinvolge molti giovani e giovanissimi) del gioco d’azzardo e dell’azzardopatia, come punto di partenza per riscoprire, nel confronto, tutta la positività del gioco, del mettersi in gioco con se stessi e nelle relazioni.
Un’esplorazione dei rapporti tra adulti (genitori e insegnanti) e adolescenti, dove “ci si mette in gioco” per crescere, dove “l’azzardare” diventa strumento di conoscenza."





lunedì 13 aprile 2015

Bambole bambine

Cosa succede se si toglie il trucco alle bambole? Che diventano bellissime.
Sonia Singh è una mamma che con pazienza e molta semplicità trasforma le bambole da icone pin-up a bambine perché possano tornare a essere a misura di bambina.
Non c'è moralismo, non c'è ipocrisia, ma il semplice desiderio, che provoca quasi vergogna e imbarazzo, di tornare a giocare, per trasformare il mondo.
Sono importanti in questo progetto l'attenzione ai particolari, l'aderenza a un mondo infante, il desiderio di bellezza, l'intento di riutilizzare e modificare con cura il mondo del gioco, e da lì in avanti...

Per fare questo Sonia Singh coinvolge il suo mondo degli affetti e si stupisce, con candore, di trovare seguito.


La video intervista su Youtube
Per approfondire il Progetto Tree change dolls






lunedì 6 aprile 2015

Tra gioco e violenza: lo spazio necessario del conflitto.


“Ai bambini è vietato azzuffarsi, picchiarsi, graffiarsi, urlarsi, litigare in una retorica della pace e della convivenza davvero stucchevole e poco praticabile. Tali divieti sono pervasivi e onnicomprensivi, poiché i bambini non sono mai soli, sono sottoposti a un sottile e raffinato dispositivo panottico.
Quando e dove potranno imparare l’arte della contesa, l’arte del conflitto, del contraddittorio, quando e dove prenderanno le misure dello scontro e comprenderanno gli effetti della violenza? Quando potranno agire lontano dallo sguardo adulto che ne controlla in modo capillare ogni comportamento e relazione?”.

F. Antonacci, M. Della Misericordia, La guerra dei bambini. Gioco, violenza e rito da una testimonianza rinascimentale, FrancoAngeli, Milano, 2013, p. 108.

Peter Brook, Il signore delle mosche, 1963


Elliott Erwitt


Elliott Erwitt


Henri Rousseau, La guerra, 1894


Marie Bashkirtseff, The Meeting, 1884

venerdì 3 aprile 2015

Adolescenza come teatro della festa


Dal 31 marzo al 2 aprile presso il TeatroLaCucina di Milano, è andato in scena lo spettacolo dei ragazzi del laboratorio teatrale della NON-SCUOLA, Teatro delle Albe e Olinda.




“Ne Le Grandi Dionisie, sarà Dioniso in persona a guidarci in un vero e proprio confronto fra tragico e comico, un inno al teatro in cui si passerà dal furore e la poesia dei rituali dionisiaci nelle Baccanti di Euripide alle comiche invenzioni e le allusioni politiche di Donne al parlamento di Aristofane. Con le parole e le suggestioni di questi due grandi classici, 'il più tragico dei tragici' e 'il maestro della comicità occidentale', gli adolescenti di Milano si sono immaginati una Grecia antica in realtà a noi molto prossima, dove l’ordine della città, la gestione del potere e lo scontro tra maschile e femminile, parlano dell’oggi”.

Un’interpretazione ‘del tragico e del comico’ reale e simbolica, intensamente rappresentata da un coro di voci e di corpi suggestivi e vitali, abitanti del presente e sognatori di possibilità.

“Il teatro è nato nella relazione tra sacro e profano, sulla soglia dove queste esperienze toccano il massimo della contaminazione: ha origine dal ditirambo, canto in onore del dio Dioniso, e si muove tra la sua ebbrezza e il sogno di Apollo, come due impulsi indistricabili, ci ha insegnato Nietzsche. È spazio privilegiato per l’incontro, terreno di abboccamenti e dissidi tra gli dei, e anche tra dei e uomini”. 

F. Antonacci, Corpi radiosi, segnati, sottili. Ultimatum a una pedagogia dal “culo di pietra”, F. Angeli, Milano 2012.

mercoledì 1 aprile 2015

Lasciateli giocare, di Peter Gray

In attesa di leggere il libro di Peter Gray "Lasciateli giocare", di cui Feltrinelli ha appena pubblicato la traduzione, è possibile trovare in rete, l'articolo pubblicato su Internazionale nel dicembre del 2013, all'uscita della prima edizione.
Qui riportiamo un breve ma intenso stralcio.
"All’inizio del secolo (scorso) il lavoro minorile era diminuito, quindi i bambini avevano più tempo libero. Poco a poco, a partire dagli anni sessanta, gli adulti li hanno privati di quella libertà aumentando il tempo dedicato allo studio ma, soprattutto, riducendo il tempo in cui possono giocare da soli, anche quando non sono a scuola e non devono fare i compiti. Gli sport organizzati dagli adulti hanno cominciato a sostituire quelli improvvisati e le attività extrascolastiche hanno preso il posto degli hobby. Inoltre, le paure degli adulti hanno spinto sempre più genitori a proibire ai figli di uscire da soli a giocare con gli altri ragazzi.
I motivi che hanno determinato questi cambiamenti sono diversi ma, nei decenni, il loro efetto è stato una continua e drastica riduzione delle opportunità dei bambini di esplorare e giocare a modo loro. " Peter Gray