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venerdì 27 novembre 2015

Giocare a scuola

Sono stata in Finlandia a Tampere la settimana scorsa. C'era un Convegno sulla Scuola Creativa assai originale. Sono tornata felice, perché ho visto che

a scuola si può ballare


a scuola si può saltare nelle tabelline


a scuola si possono coniugare i verbi per terra con i gessetti


a scuola ci si può sedere sui palloni giganti e colorati



mercoledì 25 novembre 2015

Smart Spaces: gioco e apprendimento per i bambini con disabilità


Può la tecnologia contribuire a creare ambienti di gioco piacevoli e stimolanti per supportare e migliorare le abilità psicomotorie, sociali e comunicative dei bambini con disabilità?

Se ne discuterà giovedì 3 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità, presso la Sala Conferenze del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (Edificio 20 - Piano Terra) - Via Ponzio 34/5, Milano.
Il seminario è organizzato in collaborazione con la Fondazione Politecnico, il dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano e l’associazione L’abilità onlus.
Verranno presentati l'approccio generale del progetto e le caratteristiche della “smart room” costruita in P3S e allestita presso il Centro Diurno di l’abilità Onlus. I partecipanti saranno coinvolti, in modalita’ “workshop interattivo”, nell'analisi e discussione di casi di studio e nella definizione di prospettive future.

Qui il programma del seminario.
Maggiori informazioni su PS3 sono disponibili al sito: http://i3lab.elet.polimi.it/projects/p3s


sabato 21 novembre 2015

"Coraline" di Neil Gaiman


Quando hai paura di fare qualcosa, ma la fai comunque, quello è coraggio.

Coraline è una bambina che si trasferisce con i suoi genitori in una vecchia e grande casa situata in un edificio abitato da personaggi alquanto bizzarri: due anziane e veggenti attrici e un “vecchio pazzo” che ammaestra un circo di topi.
Coraline si annoia nella nuova abitazione, i suoi genitori non fanno altro che lavorare e indaffarati e distratti suggeriscono alla bambina di contare tutte le porte e le finestre oppure fare un elenco di tutte le cose blu. Ben presto la catalogazione degli oggetti si rivela un gioco sterile e poco interessante e Coraline  inizia a esplorare la casa. Scopre che una porta, la quattordicesima, dà su un muro di mattoni oltre il quale si apre un corridoio scuro.
Coraline ha paura ma si fa coraggio e decide di immergersi nel buio, di vivere un’avventura extra-ordinaria, di sottrarsi allo sguardo adulto che vieta, “urla e strilla”, “non dice cose sensate” e ha perduto irrimediabilmente il tempo della noia e del gioco.
Coraline apre la porta dell’immaginazione e scopre un mondo illusorio, dell’inlusio (l’essere nel gioco), doppio del reale che letteralmente la seduce e la rapisce, la diverte e la impaurisce, la mette alla prova per restituirla trasformata. E insieme a lei il lettore, a patto che compia la fatica di sospendere momentaneamente il proprio ego giudicante e borioso per lasciarsi stupire e meravigliare, per attraversare con la bambina l’oscurità necessaria e trovare un varco verso un mondo rigenerato dall’immaginazione ludica (Antonacci, 2012).

Il gatto sbadigliò lentamente e con attenzione, rivelando una bocca e una lingua di un rosa sorprendente.
«I gatti non hanno nome» disse, «No?».

                                                           «No» disse il gatto. «Voi persone avete il nome. E questo perché non sapete chi siete. Noi sappiamo chi siamo, perciò il nome non ci serve». 

sabato 14 novembre 2015

Immaginiamo il futuro. Il ruolo dello sport, la proposta del Judo

Sabato 21 e domenica 22 settembre 2015 presso il centro Asteria di Milano si svolgerà il
Congresso Internazionale "Immaginiamo il futuro. Il ruolo dello sport la proposta del Judo."


Il recupero dei valori civili sia sul piano personale che sociale è sicuramente favorito dalla pratica dello sport e soprattutto dall’educazione fisica, mentale e morale che il judo offre, in base al programma esplicito formulato dal suo fondatore, Kano Jigoro. Tuttavia lo sport non è indenne dalla pressione di un mondo fondato sulla competizione esasperata e sul perseguimento del risultato al di là della qualità tecnica e morale dello stesso, e il judo non fa eccezione. Il valore educativo dell’esperienza sportiva risiede nel rispetto dell’avversario, nella purezza tecnica e nell’accettazione di regole condivise, sia durante la preparazione che nel corso delle competizioni. In quest’ambito assume particolare importanza l’arbitraggio che può richiamare il rispetto dei principi profondi che soggiacciono alla disciplina.

Apertura a cura dei giovani judoka dell'associazione AISE
Tavola rotonda con i Maestri N. Tempesta, B. Vismara, M. Pelligra, E. Degl’Innocenti
e a seguire interventi di
Marcello Ghilardi – Università degli Studi di Padova
Giuseppe Di Cesare – Università degli Studi di Parma
Francesca Antonacci – Università degli Studi di Milano Bicocca
Guido Racinelli e Massimo SienaIED Milano
Julian Espartero Casado – Università di Leòn (Spagna)
Claudio Sanna – Professore di educazione fisica, insegnante di judo
Tavola rotonda con i Maestri N. Tempesta, B. Vismara, M. Pelligra, E. Degl’Innocenti
Il tema scelto, nel congresso del 2015, impone, per la prima volta, l’apertura di un confronto fra diverse linee di pensiero sulla natura del judo. Per questo, accanto agli interventi individuali, ci sarà anche una discussione in forma di tavola rotonda. Ma la novità maggiore consiste nel presentare, accanto agli interventi di persone la cui autorità è consolidata, anche un’elaborazione compiuta da giovani che un giorno non lontano diverranno i successori ed i prosecutori del judo.

"Banana" di Andrea Jublin


«Secondo me la felicità è come il calcio brasiliano. Nel calcio brasiliano i giocatori per assaporare la felicità si lanciano in attacco, scartano gli avversari con numeri pazzeschi e alla fine fanno gaol. Certo, magari attaccando il brasiliano può fare qualche errore, ma se uno vuole essere felice deve correre dei rischi […].
Di solito però gli altri, le persone normali vogliono che stai in difesa, che fai catenaccio. E’ come se non ci credono che ci sono le cose grandi da andare a prendersi in attacco.
In difesa uno soffre meno, ma non so se può davvero essere felice».

Così Giovanni, un ragazzo di 14 anni chiamato Banana per il suo tiro maldestro e la sua maglietta gialloverde brasiliana, fa la telecronaca della vita attraverso la metafora calcistica.
Giovanni viene sempre messo in porta perché è incapace di fare goal ma lui, “il più brasiliano” di tutti, non ci sta e, ad ogni partita, abbondona il ruolo da portiere che gli è stato imposto dai compagni e si lancia all’attacco con coraggio e fermezza, assaporando la vertigine del rischio. E inevitabilmente la palla esce dal campo, finisce nel giardino della perfida professoressa che la restituisce bucata.
Nella partita di calcio si gioca la vita. Il campo è un piccolo paese laziale, è un’Italia disorientata, inetta e immota come sembrano mostrare le primissime immagini del film, che lasciano intravedere tra monoliti di cemento un cielo indispensabile. Il campo è il presente di oggi, è un mondo dove tutto è stato divorato, fagocitato, consumato. I giocatori sono le persone della vita di Giovanni e di ognuno di noi: adulti rinunciatari, senza sogni e speranze, uomini-massa – direbbe Ortega Y Gasset– o uomini mass-media aggiungiamo noi che assistono “iperpassivi” allo spettacolo della vita.  
Banana, bambino reale e metaforico, piccolo guerriero animato da Eros, decide di giocare seriamente la partita della viva e, in conclusione, ci sorride ferito dal campo.


«La vita è un’avventura, amici sportivi».

mercoledì 11 novembre 2015

La stanza dei giochi



Ortega Y Gasset sosteneva che il teatro è l’altro mondo per eccellenza, un “ultramondo”, un’altra realtà magica e straordinaria dove ci si può concedere un riposo dal “peso dell’esistenza”(Ortega Y Gasset, 2006). In questo senso il teatro è una forma di gioco, forse la più perfetta- secondo il filosofo spagnolo, che consente all’attore e allo spettatore di uscire dal loro mondo abituale e quotidiano per andarsene in una dimensione eccezionale e immaginaria.

La stanza dei giochi  della Compagnia Scena Madre è uno spettacolo che mette in scena il gioco, è un gioco nel gioco. Non solo la scena, ma anche la sala e il teatro divengono un “ultramondo”: il pubblico partecipa ai giochi di Emma e Elio, i due bambini protagonisti sul palcoscenico e insieme a loro si diverte, litiga, perde e vince, inventa, immagina, si traveste, sogna in solitudine. Sostiamo con i due bambini nel tempo in-finito e ambiguo del gioco: nel conflitto, nel piacere, nel travestimento, nella noia, nell’immaginazione creatrice, nella ripetizione che incanta, nella serietà divertita.
La stanza dei giochi è uno spettacolo fatto da bambini ma non solamente per bambini, perché l’infanzia non è solo un’età anagrafica ma quel tesoro nascosto che è in noi, nel fondo della memoria e che il gioco del teatro vivifica e presentifica come “principio di vita profonda, di vita sempre aperta alla possibilità di ricominciare” (Bachelard, 2008).

Lo spettacolo ha vinto il premio Scenario infanzia 2014 e il premio Dallorso per il Teatro 2015.


E’ in scena a Campo Teatrale a Milano.

domenica 8 novembre 2015

MUSEO PER TUTTI – Accessibilità museale per persone con disabilità intellettiva



Poco tempo fa, su questo blog, vi abbiamo raccontato e mostrato Scienzabile, un progetto innovativo e sperimentale che ha reso accessibile ai bambini con disabilità intellettiva dai 6 ai 10 una parte delle collezioni e dei laboratori del Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.
A partire dall’esperienza di Scienzabile, L’abilità onlus insieme alla Fondazione De Agostini ha avviato, il 5 novembre 2015, un nuovo progetto che svilupperà linee guida e moduli operativi che possano essere riproposti nel percorso educativo di altri musei con l’obiettivo di rendere il patrimonio culturale fruibile anche alle persone, sia bambini sia adulti, con disabilità intellettiva.
Saranno coinvolti nel progetto “MUSEO PER TUTTI – Accessibilità museale per persone con disabilità intellettiva” il Museo archeologico “San Lorenzo” di Cremona, i Musei del Comune di Genova, il Museo degli Innocenti di Firenze e di Reggia di Venaria (Torino).
“L’accessibilità di un museo e di qualsiasi luogo di cultura non si misura solo dall’assenza delle barriere architettoniche o sensoriali” – sostiene Carlo Riva, direttore di l’abilità Onlus e referente del progetto – “rimangono spesso poco esplorate le necessità della persona con disabilità intellettiva: come favorire la comprensione e l’esperienza e quindi l’accesso al patrimonio culturale per le persone con tale deficit? MUSEO PER TUTTI è un vero progetto di inclusione sociale, che rispetta il principio della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità secondo cui è riconosciuto alle persone con disabilità il diritto a prendere parte con gli altri alla vita culturale”.


Tutte le fasi saranno documentate su un blog dedicato a “MUSEO PER TUTTI” che racconterà gli step del progetto, mentre i materiali, la ricerca e l’esperienza saranno raccolti in un e-book, disponibile online al termine della sperimentazione.

giovedì 5 novembre 2015

Il circo delle nuvole




Una lavagna luminosa, degli acquerelli, degli inchiostri, della sabbia e un maestro d'arte, Gek Tessaro: questi gli ingredienti dell'incantevole spettacolo di teatro disegnato dal titolo  "Il circo delle nuvole", con cui l'artista racconta ai bambini che le cose più belle le hanno sotto gli occhi senza bisogno di comprarle:

Il senso vero della nostra vita è trovare di un altro alla fine le dita...

Non abbiamo ali attaccate alla schiena eppure il cielo è la nostra scena
Dire cielo forse è un po' esagerato: non è tanto lo spazio che teniamo occupato...

mercoledì 4 novembre 2015

Il ruolo del gioco nella scuola creativa - Convegno a Tampere - Finlandia


3rd INTERNATIONAL SYMPOSIUM AND CONFERENCES ON CREATIVE EDUCATION
16th - 19th November 2015 - Tampere Finland

Se passate da Tampere in Finlandia il 18 novembre nel pomeriggio non perdete la presentazione di Francesca Antonacci e Monica Guerra sul ruolo del gioco nel progetto di "Una scuola"!Programma del convegno

martedì 3 novembre 2015

Spettacolo Slot Machine in scena all'Olinda. il 4 novembre ci siamo anche noi!


Slot Machine, lo spettacolo di Marco Martinelli del Teatro delle Albe, con Alessandro Argnani, in scena all'Olinda - ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini (via Ippocrate 45, M3 fermata Affori, FN uscita via Ciccotti) dal 30 ottobre all'8 novembre.
Dal 3 al 7 novembre sarà accompagnato dal ciclo di incontri “La città gioca d'azzardo”:

3 novembre
POLIS SCONVOLTA. AZZARDO E POLITICHE DELLA PARTECIPAZIONE
Incontro con Damiano Palano, professore di Scienza politica e Storia del Pensiero politico, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

4 novembre
PUER LUDENS
Incontro con Francesca Antonacci, professore Pedagogia del Gioco, Università Milano/Bicocca

5 novembre
LA SOLITUDINE DEI GIOCATORE GLOBALE
Incontro con Aldo Bonomi, sociologo, Consorzio Aaster

6 novembre
L'IDOLO. FINANZA, AZZARDO, DENARO
Pierangelo Dacrema, economista, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università della Calabria

7 novembre
PATOLOGIE IN GIOCO. RELAZIONE E LEGAME SOCIALE NELL'EPOCA DELL'AZZARDO DI MASSA
Pietro Barbetta, professore di Psicologia dinamica all’Università di Bergamo, Direttore del Centro Milanese di Terapia della Famiglia

lunedì 2 novembre 2015

The Wolfpack. Si può immaginare una vita senza gioco?


Sette fratelli, con nomi di divinità indiane, crescono in un piccolo e angusto appartamento in un palazzo popolare del Lower East Side di Manhattan.
Per oltre dieci anni ai ragazzi è proibito uscire perché il mondo là fuori, secondo i genitori, è pericoloso, può avere effetti nefasti sui figli. ll padre, seguace del culto degli Hare Krishna, trascorre il suo tempo guardando film, bevendo e rifiuta qualsiasi forma di costrizione sociale. La madre insegna ai figli a casa, anziché mandarli a scuola.
Il branco di lupi è in gabbia. I fratelli Angulo non possono avere le chiavi della porta d’ingresso, escono un massimo di nove volte l’anno (e qualche anno non sono mai usciti), sono isolati letteralmente e virtualmente, non hanno computer, connessione a internet o uno smartphone.
E in gabbia iniziano a giocare. Guardano migliaia di film, li mettono in scena ripetendo le battute a memoria, si travestono, costruiscono costumi e oggetti con materiale di riciclo, si sfidano con pistole di cartapesta, cantano e ballano. I lupi sono giocosi, inseparabili, non possono rinunciare al gioco.
Il gioco è un mondo magico che li rapisce, gli offre la possibilità di moltiplicare e allargare i confini della loro gabbia, di essere altro da sé e di sporgersi al mondo. “Un afflato resistenziale non solo in grado di relazionarsi con la situazione problematica, ma anche di generare il nuovo” (Fant, 2015).
La dimensione ludica colpisce ed emerge con forza straniante e trasformativa nella storia vera di un branco di lupi che non si può immaginare senza gioco.