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mercoledì 30 novembre 2016

Immaginazione, collegamento tra vita interiore e mondo

Un blob è un montaggio in sequenza di spezzoni di film, per intrecciare pensieri, inaugurare altri sguardi e come nell'infanzia vedere le cose nella loro possibilità, perché come sostiene Hillman le immagini e le metafore sono la lingua madre, innata, la stessa che costituisce la base poetica della mente e rende possibile la comunicazione con tutti gli uomini e tutte le cose. 
Questo blob allude all'infanzia ma non è la singola infanzia che ci interessa scavare, non è la storia individuale che è necessario curare, analizzare, bonificare, questo è compito di altri specialisti e di altri sguardi, per noi è interessante accarezzare il fondo concreto di una infanzia cosmica, quella cui attingono i poeti che si inabissano nella propria per trovarne i germi collettivi. (1)






(1) Francesca Antonacci in Francesca Antonacci e Elisa Rossoni (a cura di), Intrecci d'infanzia. 2016 Franco Angeli, Milano.

giovedì 24 novembre 2016

Girachille. Gli oggetti parlano senza parole

Girachille, 2015 

GIRACHILLE: an unpublished project found in our archives, produced by @designmemorabilia.com #fondazioneachillecastiglioni #studiomuseumachillecastiglioni #achillecastiglionidesign #achillecastiglioni #designcastiglioni #design #designinedit #triennaledesignmuseum #designmemorabilia #creative #functionaldesign #italiandesign #productdesigner
Pubblicato da Fondazione Achille Castiglioni su Mercoledì 23 novembre 2016


Girachille è un progetto inedito di Achille Castiglioni eclettico designer italiano noto a livello internazionale per aver concepito progetti di elementi di arredo e di illuminazione diventati icone del design contemporaneo.

Cifra stilistica di Castiglioni è un approccio al progetto di tipo ludico, ironico, immaginativo e combinatorio, orientato alla sperimentazione più che alla definizione di uno stile formale, in cui la sapienza costruttiva e la conoscenza dei materiali è traccia di una tradizione artigiana che trova nuove forme nella produzione industriale. Per citare alcuni tra i progetti più rappresentativi in questo senso il sedile basculante Sella, nato da una sella di bicicletta (1957) (...) il sedile Mezzadro, realizzato con un sedile traforato da trattore, e la lampada Toio (1962), i quali, per il carattere ludico dell’assemblaggio di elementi, vennero accomunati agli oggetti più provocatori dei gruppi del cosiddetto radical-design. L’aspetto giocoso e il montaggio imprevedibile di parti che li caratterizzano, sono stati associati sia al riutilizzo di oggetti tratti dal quotidiano, noto come ready-made, sia alla pratica del bricoleur, che riassembla pezzi di cose diverse dando loro una nuova funzione. Nella ricerca progettuale di Castiglioni, l’ironia esplicita e pop di oggetti come il sedile a tre gambe per esterni Allunaggio (1966), il tavolo Cacciavite (1966), con le gambe esagonali svitabili (...) fonte Treccani.

Nella lampada Girachille il calore di una piccola candela fa muovere un cilindro colorato dando vita a un girotondo luminoso calmo e magico. Questo oggetto sembra nascere dal desiderio di fondere fenomeni di natura diversa, quello di natura fisica, l’aria riscaldata dalla candela arriva alle lamelle fissate a raggiera all’estremità del cilindro imprimendo una rotazione intorno all’asse, e quello di natura poetica, l’alternanza dei settori retroilluminati appare come una girandola multicolore dal moto lento, irregolare e incerto. L’effetto è di meraviglia.

Per accendere la lampada dobbiamo agire con una gestualità inusuale dal tocco delicato che ci fa immergere in un tempo dilatato quasi rituale. Questi gesti si contrappongono all’immediatezza e al distacco tra corpo e mente che invece accompagnano in modo automatico la pressione delle nostre dita su un interruttore elettrico, questi gesti sono infatti disattenti, abituali, scontati e frettolosi. Con Girachille non accendiamo la candela perché abbiamo bisogno di luce per un’attività precisa ma perché vogliamo creare una dimensione separata dallo scorrere frenetico quotidiano, in cui poter godere nell’osservare come a ogni cambiamento dell’ardere della candela e dei flussi d’aria, l’effetto luminoso riveli l’invisibile.

Girachille è una giostra di colori che incarna l’essenza del gioco, è bella quanto inutile ma al tempo stesso proprio per questo necessaria. Siamo convinti che sia ingenuo credere che l’uomo viva unicamente in uno spazio oggettivo (1) e quindi abbiamo bisogno di risvegliare la capacità di immaginazione che possedevamo nell’infanzia, periodo in cui risuonavamo in sintonia estatica, feconda e generativa con il mondo e le cose. Abbiamo bisogno di ricreare una dimensione esistenziale in cui spazio oggettivo e spazio immaginato coesistono, si incontrano creando meraviglia, piacere e preludono a nuove possibilità.

Da un punto di vista pedagogico tutti gli oggetti che abitano il nostro ambiente andrebbero progettati con questa consapevolezza, siamo convinti che lo spazio e gli oggetti come diceva Pasolini parlano senza parole, educano implicitamente il corpo, il pensiero, creano abitudini e modalità di relazione che formano l’individuo. L'educazione data a un ragazzo dagli oggetti, dalle cose, dalla realtà fisica - in altre parole dai fenomeni materiali della sua condizione sociale - rende quel ragazzo corporeamente quello che è e quello che sarà per tutta la vita. A essere educata è la sua carne come forma del suo spirito. La condizione sociale si riconosce nella carne di un individuo (almeno nella mia esperienza storica). Perché egli è stato fisicamente plasmato dall'educazione appunto fisica della materia di cui è fatto il suo mondo. Le parole dei genitori, dei maestri e infine dei professori si sovrappongono, cristallizzandolo, su ciò che a un ragazzo hanno già insegnato le cose e gli atti. (2)

Note

1 Jean Jacques Wunenburger, La vita delle immagini, Milano Mimesis Ermesiana, 2007
2 in Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane. Saggi sulla politica e sulla società, Meridiani Mondadori, Milano 1999. Nel capitolo intitolato Gennariello 10 aprile 1975 “La prima lezione me l'ha data una tenda”.



Mezzadro 1962
prodotto da Zanotta
















Sella 1957
prodotta da Zanotta
Allunaggio 1966
prodotta da Zanotta
Toio 1962
prodotta da Flos







Cacciavite 1966
con Pier Giacomo Castiglioni

mercoledì 23 novembre 2016

La mia vita da zucchina

La mia vita da zucchina è un film d'animazione del 2016 diretto da Claude Barras. Trailer in italiano
È la storia di un bambino di 9 anni che si chiama Icare, ma un Icaro che non ha abbastanza forza per volare, soprattutto perché il suo unico affidamento è un aquilone.
Ed è così poco Icaro da preferire il più prosaico nomigliolo di "Zucchina", perché è così che lo chiamava sua mamma.

È un film sui luoghi dell'educazione, in un mondo dove le relazioni familiari sono inesistenti o dolorose,  e solo gli educatori, o i poliziotti sono capaci di provare affetto per i bambini.
I grandi occhi di Zucchina, Camille, Simone, Ahmed, Jujube, Alice, Béatrice hanno visto tante cose, ma sono ancora pieni di stupore, meraviglia e voglia di giocare.


Un piccolo scrigno di poesia, che ci mostra una visione forse semplificata, ma molto molto evocativa su un presente che non ha più tempo, né risorse per l'infanzia.

martedì 22 novembre 2016

Laboratorio di gioco per anziani al Refettorio Ambrosiano

Il gruppo di ricerca interuniversitario Lusory Warp (Università Milano-Bicocca e Politecnico di Milano) organizza un laboratorio di giochi rivolto agli anziani nel contesto dell'Associazione per il Refettorio Ambrosiano.
Come noi continuiamo a difendere, il gioco non è solo un'attività per bambini, ma coinvolge tutte le età della vita, a maggior ragione la terza età, che è nuovamente liberata dagli impegni del lavoro.


Paul Klee, Landscape with yellow bird, 1923

Il gruppo progetta giochi nei diversi contesti e per diversi destinatari e, nel contesto del Refettorio Ambrosiano li propone con il semplice, ma importante obiettivo di condividere attività che facciano stare bene.

Il primo incontro si è tenuto lunedì 21 novembre e siamo stati molto bene insieme, divertendoci e rilassandoci. 
Il laboratorio di gioco, che si terrà ancora il 19 dicembre, 23 gennaio, 20 febbraio, 27 marzo e 8 maggio, sempre il lunedì, sempre dalle 15.00 alle 16.30, sempre al Refettorio Ambrosiano, è un luogo speciale, nel quale passare con altri momenti leggeri, divertenti e emozionanti. 


lunedì 21 novembre 2016

Festival: Il diritto di essere bambini.

Martedì 22 e mercoledì 23 Novembre 2016.
Villa Di Breme-Forno, Via Carlo Martinelli 23, Cinisello Balsamo.

In occasione della Giornata Internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, il 22 e 23 novembre, presso gli spazi di Villa Di Breme-Forno (Cinisello Balsamo), si svolgerà la sesta edizione del Festival Il diritto di essere bambini. Un'occasione d'incontro e formazione preziosa, promossa dal Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione "Riccardo Massa", Università degli Studi di Milano-Bicocca, per conoscere, ricordare, sperimentare e rielaborare insieme i principi presenti nella Convenzione Internazionale sui diritti dell'infanzia
Due intere giornate per immergersi nella dimensione trasformativa del gioco grazie a numerosi laboratori rivolti a bambini, ragazzi, insegnanti, educatori e genitori. 


Ci saremo anche noi con un laboratorio di arti circensi,  “Tra terra e cielo: il cerchio magico del circo!”, ideato con particolare riferimento all'Articolo 31 (punto 1) della Convenzione in cui si riconoscere al fanciullo il diritto al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative e a partecipare liberamente alla vita culturale e artistica.  
...Un cerchio magico popolato da corpi, suoni, palline, fazzoletti, cerchi, piatti cinesi e tanti altri curiosi attrezzi colorati per dar vita a uno spazio-tempo extraordinario in cui ciascun bambino avrà la possibilità di immergersi con stupore e meraviglia nel mondo del circo. Un’attenzione privilegiata sarà data al corpo, quale sede primaria di emozioni e percezioni, e all’immaginazione, quale facoltà cognitiva fondamentale per operare trasformazioni rispetto alla nostra postura abituale, guardando alle molteplici discipline del circo con uno sguardo ludico e immaginifico piuttosto che esclusivamente tecnicistico.
Pronti a giocare?!

giovedì 10 novembre 2016

Giocare per preparare un domani differente. Racconto di un'esperienza in Africa


Il gioco è un’esperienza universale che da sempre ha accompagnato la storia dell’umanità, accomunando le diverse civiltà oltre ogni differenza sociale, culturale, linguistica e generazionale.
Il gioco è un terreno comune di incontro e scambio tra persone, culture e tradizioni differenti (Gallelli, 2012).
In gioco e nel gioco si è svolto il corso di formazione dedicato a 60 insegnanti delle scuole primarie delle città di Djibouti e Ali Sabieh, nel piccolissimo stato di Gibuti situato nel corno d’Africa. Il corso, svolto da due operatrici di l'abilità Onlus, si è inserito nel progetto Una scuola per tutti che l'associazione Mediterraneo senza handicap sta realizzando in Africa per promuovere l'inclusione dei bambini con disabilità nelle scuole.

 
Il gioco si è rivelato uno spazio intermedio e intermediario di incontro e dialogo tra i partecipanti, tra tradizioni culturali e religiose diverse, tra teorie e pratiche educative somiglianti e differenti;  un cerchio magico che ha generato un sapere e una pratica che gli insegnanti potranno riportare nella quotidianità della loro professione per provare a pensare e strutturare una nuova scuola preparata ad accogliere la disabilità.
Credo che gli insegnanti abbiano sentito e vissuto questo corso come un’occasione di cambiamento, una trasformazione possibile e necessaria, forse lenta e graduale, ma animata dalla passione, dal desiderio e dalla fame di conoscenza e sapere, in un contesto dove tutto manca.
 
                     
 
A partire dal corpo, dai gesti, dagli sguardi, prima e oltre le parole, gli insegnanti hanno abitato lo spazio del gioco con una qualità di presenza che Marco Baliani definisce “una condizione di puro presente” (2005): la capacità di riuscire a stare in quello che accade, a sostare nel qui ed ora senza obiettivi estrinseci se non il piacere di giocare per giocare.
Colpisce lo sguardo d’infanzia che gli adulti ritrovano e scoprono quando un gioco o un esercizio li costringe ad abbassare la guardia delle loro diffidenze e delle loro difese.
 
 
 
 
Il gioco ha innescato la possibilità di uno sguardo diverso, ha aperto uno spazio scevro da giudizio e valutazione in cui sentirsi liberi di mettere in scena pensieri e pratiche educative, spesso ancorate a un modello disciplinante e punitivo, che hanno aperto squarci di criticità e riflessività condivisa per preparare un domani differente.
 
 


martedì 8 novembre 2016

Cosa ci insegna il Corpo?

Andrea Loreni, performer e filosofo, ci racconterà la sua esperienza di Funambolo nel Corso di Pedagogia del Corpo, Milano-Bicocca, U6-7.
14 novembre 2016.


Lezione di Funambolismo
Camminare nel cielo
Condotta dal performer Andrea Loreni
Funambolo e filosofo




Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”
Università degli Studi di Milano-Bicocca
Lunedì 14 novembre 2016. Ore 12.30-14.30 U6-7
Ingresso Gratuito
Afferente al corso di Pedagogia del Corpo, prof.ssa Antonacci F.

mercoledì 2 novembre 2016

Convegno: Il valore educativo del Judo nella società di oggi

Il valore educativo del judo nella società di oggi; la figura del Maestro
Busto Arsizio – Sala Tremogge – via Molino 2 - 26 – 27 novembre 2016.

La società di oggi tende a occupare in modo sempre più pressante il tempo dei bambini, dei ragazzi e dei giovani attraverso attività fortemente strutturate, sia formative che di svago. Si lascia, così, poco spazio perché ciascuno possa avventurarsi per il proprio personale percorso e compiere quelle esplorazioni che preparano alla vita. La libertà di comportamento, su cui si dovranno innestare il senso morale e l’impegno sociale, deve essere una conquista che si attua attraverso la scoperta delle proprie inclinazioni in un contesto che offra delle linee guida senza opprimere l’autonomia di scelta e di giudizio.
Il judo, come proposto dal Sig. Kano, offre alcune possibili forme entro cui sviluppare la propria individualità e la propria autonomia. Nel judo, infatti, le tecniche e le forme vengono trasmesse dal maestro attraverso un didattica integrale e progressiva in modo tale da non costituire un sapere statico, ma una guida allo sviluppo della libertà di ogni singolo allievo. La funzione del maestro dovrebbe, dunque, essere quella di ricevere il sapere del passato e di fonderlo con le esigenze e le positività del presente, realizzando in ogni singolo allievo il livello di sviluppo morale e conoscitivo che gli è proprio.