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domenica 30 aprile 2017

Autonomia, arte e magia: per uno sport che educa al cambiamento

Sembra che oggi gli sport più popolari, anche praticati a livello amatoriale e dai più piccoli, siano sempre meno “giocosi”.
Le aspettative dei genitori, la spinta esasperata alla competizione e al successo personale ne fanno in molti casi luogo di vissuti non molto distanti da quelli diffusi quotidianamente nell'attuale “società della prestazione”.


A partire da una provocazione di Franco Floris è nata una riflessione su come lo spirito delle culture giovanili come l'hip-hop avrebbe potuto ravvivare alcuni elementi della pratica sportiva per rafforzarsi invece come spazio di crescita controcorrente.
Con Francesca Milan, da anni allenatrice oltre che educatrice, abbiamo provato a formulare qualche suggestione rivolta ad allenatori e animatori sportivi, per sostenerli in un percorso in questa direzione.
L'articolo in forma ridotta è stato pubblicato su Juvenilia, la versione integrale la trovi qui, di seguito i punti principali:


- Sostenere la dimensione della scelta libera e autentica. Aiutare bambini e ragazzi a decidere se praticare uno sport o meno, quale disciplina e con quali obiettivi. Sembrerà scontato ma, nell'epoca in cui il potere si esercita principalmente nella gabbia dorata dei condizionamenti e delle aspettative sociali, aiutare a riconoscere il desiderio autentico anche nella pratica sportiva si rivela un compito per niente facile ma imprescindibile.

- Contaminare lo sport con l'arte, il gioco, la cura dell'esperienza estetica. Abbiamo citato alcuni esempi “radicali” in cui si è andati in questa direzione come il calcio ritmico, il fantasy climbing, il calcio a Y. Situazioni stimolo in cui lo sport diviene esperienza di benessere globale, magia, “controcultura”, in cui anche la dimensione atletica e tecnica ne beneficia.

- Sostenere nella squadra lo spirito della “crew” attraverso pratiche e ritualità, tipici dei gruppi di apprendimento esperienziale o di arte performativa, che stimolino processi riflessivi, di mutuo sostegno e apprendimento tra i pari, oltre che portare il gruppo ad un maggiore livello di intensità relazionale.

- Sostenere la dimensione del D.I.Y. (do it yourself) promuovendo nei singoli e nelle squadre il valore dell'autonomia e dell'autogestione, della presa in carico delle responsabilità a livello individuale e di gruppo.


vai all'articolo completo


venerdì 28 aprile 2017

Venerdi 5 Maggio 2017, ore 16,30 presso FrancoAngeli Bookshop, v.le dell’Innovazione, 11 Milano
(di fronte al teatro Arcimboldi, nella Piazzetta ribassata), in occasione dell’ evento Raccontami –Stare con le fiabe si terrà un incontro di Arte narrata.
Narrazione a voce viva,seguita da un momento di riflessione meditativa. Faremo risuonare in noi la fiaba per ricercarne e consolidarne il sapere prezioso.
Dedicato a tutti : bambini dai 4 anni , genitori,insegnanti, nonni ,educatori  e quanti interessati.
Le fiabe la cui funzione è terapeutica, pedagogica e antropologica aiutano ad individuare  alcune dinamiche esistenziali e ad arricchire il mondo interiore, facendo scoprire nuove risorse e validi strumenti per una maggiore comprensione di sé e degli altri.
Narrazione e meditazione a cura di Susetta Sesanna, antropologa,  attrice, narratrice, formatrice.
Prenotazioni e informazioni: bookshop.bicocca@francoangeli.it .


giovedì 27 aprile 2017

Convegno Teatro è Scuola

Mercoledì 3 Maggio 2017, ore 15.00 - 18.30, presso il Palazzo Lombardia, Sala Convegni Marco Biagi, Milano si terrà il Convegno Teatro è scuola, un incontro di studio e confronto sui temi della creatività, del teatro e dell'innovazione dei percorsi didattici. Ci saremo anche noi di puerludens!
Per info: info@festivalsegnali.com

martedì 25 aprile 2017

Virgin Mountain


Fúsi è un uomo di “quarant’anni suonati” che vive con la madre. Fúsi oscilla goffo in un corpo massiccio e ingombrante tra il dovere della produttività di un lavoro come addetto ai bagagli in un aeroporto e il piacere dello svago del gioco. Fúsi è un adulto che ama e sa ancora giocare e per questo grava su di lui il sospetto di immaturità, infantilismo e minaccia, tanto più che è appassionato di wargame: dipinge miniature di carri armati, sperimenta tattiche e strategie di combattimento sul grande plastico dove mette in scena la battaglia di El Alamein, spara, si nasconde, simula la guerra nei campi in aperta campagna. 

Fúsi ha mantenuto viva e intatta la capacità di stare con i bambini, in particolare con la piccola vicina di casa che si accosta a lui con uno sguardo scevro dal pregiudizio della diversità e dell’etichetta di adulto perditempo. Ma non è così per il mondo adulto che sospetta “una probabile forma di insanità, sintomo di un’attenzione equivoca per i fanciulli” (Antonacci, 2012) e sottopone Fúsi a un interrogatorio poliziesco.

Fúsi possiede un nome di una sonorità mite e giocosa che sembra rispecchiare la sua essenza limpida, altruista, innocente. Ma solo a prezzo della propria innocenza Fúsi prenderà il volo verso il suo mistero. L’iscrizione a un corso di ballo country, l’incontro fortuito con una donna solare e problematica, i soprusi dei colleghi, la musica di Dolly Parton, i giochi “da femmina” con la bambina del piano di sotto si rivelano piccole spinte verso l’approdo alla propria ciascunità.

E forse non importa come e quando si avverte la chiamata ad essere la persona che si è, unica e irripetibile (Hillman, 1997), ciò che conta è realizzare l’essenza che incarniamo altrimenti, come ci insegna Jung, la vita è sprecata.

mercoledì 19 aprile 2017

La tartaruga rossa



Giorni di vacanza. I primi tepori, una ritrovata lentezza, tempi dilatati. Lo spettacolo delle venti e dieci. La sala rossa gremita di bambini e adulti, di ogni età. Buio in sala. Attimo di attesa in cui si concentra ciò che sta per accadere, soglia rituale che propizia l’ingresso nell’illusione di realtà del cinema e orienta lo spettatore verso la possibilità di una trasformazione.
L’istante di silenzio è interrotto dal rumore di onde furenti che si infrangono sullo schermo.
«È iniziato». Segnala una voce tremolante e concitata di bimbo.
E poi più nulla. Per oltre un’ora non si ode una sola parola provenire dallo schermo e dal pubblico. Solo stupore, concentrazione, contemplazione, emozione. Sono tutti immersi nelle immagini poetanti del regista olandese Michaël Dudok de Wit, dissolti collettivamente nel mistero della natura, del cosmo e dell’esistenza.
Gli spettatori, insieme ai protagonisti del film, divengono compartecipi del processo di scoperta della vita che scorre nel flusso e riflusso delle maree, nella circolarità del tempo dei giorni, delle stagioni, degli anni, del divenire. Naufraghi su un'isola deserta ci riscopriamo parte del cosmo, alfine riconciliati e ricongiunti amorosamente con esso.
Sui titoli di coda c'è ancora buio e silenzio. Si avverte il bisogno di un altro istante concentrato per congedarsi momentaneamente dall'isola, dalle immagini, dal film.
E poi un vociare entusiasta di bambini esplode nella sala rossa.




lunedì 17 aprile 2017

Culture Ultime. Forme contemporanee dell'estremo.





Il convegno intende aprire un fronte esplorativo sulle manifestazioni culturali liminali, radicate in luoghi estremi, partendo dal presupposto che ciò che si trova ai margini non sempre è periferico, ed anzi è spesso foriero di novità, stimoli, occasioni di arricchimento di senso. Il luogo geografico prescelto per il convegno, la stazione ferroviaria di Gagliano del Capo (ultima stazione a Sud d'Est d'Italia), è in tal senso uno scenario di per sé massimamente evocativo, in quanto luogo ultimo e primo a seconda del punto di vista, punto estremo del continente o punto di incontro fra le culture europee e quelle mediterranee.
Sarà presente Giulia Schiavone per il gruppo Puer ludens, a presentare il suo lavoro di ricerca sul educazione e funambolismo.

19/20 Aprile 2017
Convegno Internazionale
Santa Maria di Leuca - Gagliano del Capo (Lecce)

Qui di seguito gli ambiti disciplinari, le aree tematiche e gli interventi.

L’arte come dispositivo di riconoscimento e riconnessione di luoghi ultimi. Riflessioni sociologiche, antropologiche, pedagogiche
Stefano Cristante - Università del Salento
Sergio Blasi - Regione Puglia
Urmila Chakraborty - Università Statale di Milano
Eugenio Imbriani - Università del Salento
Giulia Schiavone e Francesca Antonacci - Università degli Studi di Milano

Criminalità ed emarginazione: uno sguardo socioeconomico ai margini del sistema
Guglielmo Forges Davanzati - Università del Salento
Leonardo Andriola - Università del Salento

Sguardo a Sud Est: processi di rielaborazione identitaria nel territorio salentino
Mario Carparelli - Università del Salento
Laura Lubelli - Università del Salento

Il senso come esperienza di confine. Un approccio semiotico
Pierluigi Basso - Università di Lione
Claudio Paolucci - Università di Bologna
Alberto Gangemi - Università di Bologna
Matteo Greco - Università del Salento

Marginalità e resistenze. La performance artistica sulle soglie culturali
Stefano del Medico, Alessandra Cianelli, Sarah Waring e Christopher Thomson - Università Roma Tre
Ilaria Renna - Università La Sapienza
Martina Tissino Di Giulio - Università Roma Tre
Luca Benvenga - Università del Salento







mercoledì 12 aprile 2017

I 10 bambini più cattivi del mondo

 

"Per favore, per favore, per favore,
mille volte per favore
e poi ancora una volta per favore,
NON LEGGETE QUESTO LIBRO!"
 

 
Nella prefazione del testo il droghiere Ray ammonisce i lettori di evitare questo libro ORRENDO che potrebbe nuocere gravemente alla buona educazione dei bambini e avere “una pessima influenza sulle giovani menti”.
Il droghiere inveisce poi contro l’autore, tale Wallimolli o Wualligalli o  Wuillilapillibumbum, non solo perché a lui è riservata una parte marginale nel testo ma soprattutto perché i protagonisti del libro sono dieci ragazzini pestiferi e impertinenti.
“Perché non scrivere una bella storia che parla di una bambina che adora un gattino? Oppure un racconto su un bravo ragazzo che aiuta una farfalla ferita ad attraversare una strada piena di macchine? O una fiaba che parla di due ragazzini che vanno in un campo e raccolgono dei fiori selvatici per la loro mamma che sta malissimo a causa di un leggero mal di testa?”
E invece no.

David Walliams racconta le storie di bambini sporchi, cattivi, ribelli, riottosi, scansafatiche, impertinenti, terrificanti e ci regala un libro che permette ai bambini di affrontare, con un umorismo geniale e immagini esilaranti, le problematiche quotidiane che li riguardano senza timore, pudore e superflui moralismi.
Non possiamo che incuriosirvi presentandovi i perfidi protagonisti.
 
 
 
Balduino Bauscino sbava in continuazione, litri e litri di bava ogni giorno.
Pippi la Piagnona non fa altro che frignare, strillare e strepitare per qualsiasi cosa.           
Paco. Superpidocchio ama i pidocchi e ambisce a capelli pullulanti di uno sciame di pidocchi.
La signorina IRMA Maiferma non riesce a stare ferma e si muove sempre.  
Carlone Caccolone passa le giornate a scaccolarsi nel tentativo di creare la caccola più grande del mondo.
Assunta Bisunta è una ragazzina tremendamente sporca che puzza come una fogna.
MAI SBAI LAI è il ragazzo che non sbaglia mai. Il secchione che più secchione non si può.
Violetta PUZZETTA è una sublime specialista di scorregge che applica il suo scoppiettante “talento” alla musica classica.
Bigio BIAGIO è un bambino mortalmente serio. Ha compiuto dodici anni e non ha mai fatto un sorriso.
SOFIA sofà non vuole "altro dalla vita che starsene tutto il santo giorno sul divano a guardare la tv”.
 
D. Walliams, I 10 bambini più cattivi del mondo, L'ippocampo, Milano, 2016.
 
 
 
 

 


giovedì 6 aprile 2017

Balda, fidente infanzia

Infanzia – onda continua di rivoluzione, e sistematicamente stroncata dai «grandi», questi reazionari. Rivoluzione infaticabile e mai delusa, perché essa non sospetta la disfatta cui è destinata. Non veggono le retroguardie l’insidia nella quale le avanguardie cadono via via. Balda, fidente, l’avanzata continua da che mondo è mondo: l’inaridimento della fede, lo svaporamento delle illusioni avviene per dispersione, come fiume «bevuto» dalla sabbia.
A. Savinio, Tragedia dell’infanzia, Adelphi, Milano, 2001, pp. 125-126.
  
 
Giovanni Boldini, Ritratto del piccolo Subercaseaux, 1891

Mary Ellen Mark, Beautiful Emine posing, Trabzon, Turkey, 1965
 

Alfred Stieglitz

Lucas Cranach, il Vecchio, Ritratto di fanciulla (forse Magdalena Lutero), 1535 c.

Jean Baptiste Greuze, Le petit boudeur

Eugenio Scomparini

Alain Laboile


 




sabato 1 aprile 2017

Phantom Boy



Phantom boy è un film d’animazione dei registi francesi Jean-Loup Felicioli e Alain Gagnol. Phantom boy è un film d’infanzia e di immaginazione che ci fa volare con sguardo rinnovato sul mondo e sulla vita.
Leo è un bambino di undici anni che scopre di avere il super potere di divenire un fantasma in grado di passare attraverso le porte e i muri e volteggiare nei cieli di New York . La capacità di uscire da sé offre al bambino la possibilità di vedere con un altro sguardo la realtà crudele e sofferta della malattia che colpisce e indebolisce il suo corpo ma anche l’occasione per vivere un’eroica avventura poliziesca.

Non vogliamo svelarvi troppo perché crediamo valga la pena guardare questo film con stupore e curiosità per ritrovare la capacità immaginativa e trasformativa dei bambini, di Leo e della sorellina, per vivere un’impresa mozzafiato con il poliziotto Alex e la giornalista Mary, per accostarsi alle asperità della vita (la fragilità, il dolore, la ferita, la morte), senza timore, retorica e ipocrisia, con i bambini.