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martedì 29 marzo 2016

L’infanzia del mondo. “Mirò ovvero il poeta preistorico”.

“Bisogna avere il massimo rispetto per la materia. È lei il punto di partenza. È lei che detta l’opera, lei che la impone.
È la materia che comanda tutto. Sono contrario a qualsiasi ricerca intellettuale premeditata e morta. Il pittore lavora come il poeta: prima viene la parola, poi il pensiero”.
Joan Mirò

La piuma rossa, 1976

Galatea, 1976

La Metamorfosi, 1978

Poesia, 1974


Mambo, 1978
Donna III, 1965

Personaggio, uccello, 1976

Testa e schiena di bambola, 1966
Mudec - Museo delle culture di Milano
25 marzo/11 settembre 2016

Premio italiano di Pedagogia 2016 a Francesca Antonacci per Puer Ludens!

Per un nuovo patto di solidarietà.
Il ruolo della Pedagogia nella costruzione di percorsi identitari, spazi di cittadinanza e dialoghi interculturali.


Giovedì 31 marzo e venerdì 1 aprile si svolgerà a Foggia, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Studi umanistici, via Arpi n. 176 il seminario nazionale SIPED (Società italiana di Pedagogia) 2016.


Siamo molto lieti di annunciarvi che Francesca Antonacci riceverà il Premio italiano di Pedagogia 2016, alle ore 14 presso l’Università degli Studi di Foggia, per la proposta originale, sovversiva e appassionata di Puer Ludens: antimanuale per poeti, funamboli e guerrieri, Franco Angeli, Milano 2012.

lunedì 28 marzo 2016

"Maternage - Tracce di un viaggio" al Museo Diocesano di Trento

Maternage è la vita e quindi contraddizione.
Maternage è una brezza, Maternage è un brivido.
Maternage è l'abisso, Maternage è l'ascesa.
E' la morte che desideri per un desiderio che non si è realizzato, un bambino non voluto.
E' la lotta perché sei tra le spire della diversità.
E' la felicità perché tuo figlio si è mosso.
E' un bacio che tua moglie ti infonde perché alla fine siamo in due.
Carlo Riva


Maternage - Tracce di un viaggio, l’installazione dell’artista Laura Morelli nata dal progetto di l'abilità Onlus "In viaggio senza valigie", inaugurata lo scorso dicembre a Milano, continua il suo viaggio e fa tappa, dal 20 marzo al 23 maggio 2016, al Museo Diocesano di Trento.

La mostra vuole restituire un progetto educativo che l’associazione l’abilità ha realizzato, attraverso diverse azioni e interventi, per sostenere le famiglie di bambini con disabilità, nella fascia di età 0-6 anni, nel momento della prima comunicazione della disabilità, quando i genitori si trovano ad intraprendere un viaggio che improvvisamente li dirotta verso una meta imprevista.
La mostra ripercorre le tracce di questo viaggio accompagnando lentamente e discretamente dentro il guscio dell’esperienza della diversità e della disabilità, per provare ad accostarsi alle parole, alle emozioni e agli oggetti che i genitori hanno restituito, dentro una valigia, alla fine del progetto.

Maternage è un viaggio silenzioso che risuona delle voci dei papà, delle mamme, dei fratelli e delle sorelle, è un viaggio che ci invita a sostare tra la penombra e la luce della quotidianità delle famiglie, un viaggio tra i sapori, gli odori e i colori che avvolgono il mondo dei bambini con disabilità.
Un viaggio che coinvolge tutto il corpo, la mente e il cuore.
Un viaggio forse necessario per ri-volgere il nostro sguardo alle dimensioni fragili e umbratili dell’esistenza, per rimanere in contatto con la nostra costitutiva debolezza e incompiutezza.

Maternage
Dal 20 marzo al 23 maggio 2016
Museo Diocesano Tridentino
Piazza Duomo 18, Trento
Orari
9.30-12.30   14.00-17.30
domenica 10.00-13.00    14.00-18.00

Ingresso gratuito



giovedì 24 marzo 2016

L'equilibrista del visibile. Chi è l'educatore per Alessandro Bergonzoni

«L’EDUCATORE CHE VORREI è un educatore che fa un altro tipo di formazione. Fa una formazione interiore poi ulteriore poi esteriore. L’educatore io lo vedo che va negli asili a raccontare ai bambini che è lì dove si comincia a capire la vita. Andrei lì per raccontare che esiste anche l’arte, la poesia, che non esiste solo la realtà, il dimostrabile, l’esperibile, che non esiste solo la scienza ma esiste anche la coscienza, esiste anche l’invisibile e bisogna cominciare ad allargare: io lo chiamo “voto di vastità”.

PER DIVENTARE EDUCATORI bisogna cominciare a diventare, non avere solo bisogno di aver successo ma far succedere, non avere solo bisogno di essere avvenenti ma fare avvenire. Questo è un tema spirituale, anche metafisico. Io dico che devi cambiare non mi far dire valori, non mi far dire cultura, devi cambiare frequenza. Per me è una questione quantistica, di onde. Se tu emani determinate onde puoi cambiare e muovere quello che vuoi. Non è che questa rivelazione la debbano avere solo i geni, solo gli artisti, solo i papi, solo i grandi politici e condottieri; noi in nuce ce l’abbiamo tutti, e allora dobbiamo puntare a quella rivelazione lì»

(Dall'intervista ad Alessandro Bergonzoni a La città del noi - III Appuntamento nazionale per operatori sociali, curata da Educatoricontroitagli, andata in onda nella trasmissione “Sig.re e sig.ri il welfare è sparito! Radio Kairos" del 15/3/2016)

Paul Klee, L'equilibrista, 1923

sabato 19 marzo 2016

Ritornare bambini

"Quando l’artista decide di fermarsi, il miracolo è avvenuto. La materia si è trasformata in idea, è diventata un’altra cosa. Per questa ragione, come tutta l’arte del colore, i quadri sono irriproducibili; come può un mezzo meccanico catturare una cosa che non ha materia? È la realtà che sfugge agli scienziati abituati a misurare i fatti con gli strumenti, alle persone che capiscono solo i fatti della logica. Questo può essere il suo limite, ma è anche la sua forza segreta, richiede uno sforzo di pulizia interiore. Bisogna eliminare sovrastrutture inutili, ritornare bambini, la cosa più difficile. Sono così tante le incrostazioni sulla nostra coscienza".
Panza G., Ricordi di un collezionista, Jaca Book, Milano, 2006, p.244


Pablo Picasso, Child with a Dove, 1901
Vasilly Kandinsky, Azzurro cielo, 1940
Medardo Rosso, Ecce Puer, 1906

Paul Klee, Puppet Theatre, 1923

Pablo Picasso, Portrait of Maya with her Doll, 1938

Pablo Picasso, Paul as Harlequin, 1924

Amedeo Modigliani, L’enfant gras, 1915


venerdì 18 marzo 2016

PLAY- Il Festival del gioco e la Tavola esagonale

Venerdì 1 Aprile presso la Sala Congressi di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, in Via San Geminiano 3, Modena.

"La Tavola Esagonale è un importante momento di condivisione e comunicazione dei saperi ludici, della ricerca sul gioco e sul giocare in ambito accademico e professionale, in stretta collaborazione con PLAY: Festival del Gioco.
L’edizione 2016 ha come tema “Gioco e Realtà”, con l’intento di esplorare la complessa relazione che lega la dimensione ludica a quella reale, raccogliendo ricerche, testimonianze, riflessioni ed esperienze".


Ci saremo anche noi del gruppo Puer Ludens, Ilaria De Lorenzo interverrà alle 16.30 con una relazione dal titolo "Il gioco in educazione: apertura ad una realtà possibile".


La partecipazione alla Tavola Esagonale è gratuita.

Il pubblico è benvenuto a partecipare liberamente, anche se si chiede, se possibile, l'iscrizione inviando una email a tavola.esagonale@gmail.com in modo da poter organizzare al meglio gli spazi.





lunedì 14 marzo 2016

“Quale tecnologia per quale autismo? Il progetto RODDI: per giocare, curare, imparare”.

“Quale tecnologia per quale autismo? Il progetto RODDI: per giocare, curare, imparare”.
Venerdì 1 aprile 2016, ore 9 - 13
Presso il Comune di Milano - Sala Alessi, piazza della Scala 2, Milano

Prenda il lettore le pagine che seguono come sfida e invito. Faccia il proprio viaggio secondo un proprio progetto, presti minimo ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati, accetti di sbagliare strada e di tornare indietro, o, al contrario, perseveri fino a inventare inusuali vie d’uscita verso il mondo. Non potrà fare miglior viaggio. E se, sarà sollecitato dalla propria sensibilità, registri a sua volta quel che ha visto e sentito, quel che ha detto e sentito dire. Insomma, prenda questo libro come esempio, mai come modello. La felicità, che il lettore lo sappia, ha molte facce. Viaggiare, probabilmente, è una di queste. Affidi i fiori a chi sappia badarvi, e incominci. O ricominci. Nessun viaggio è definitivo.
J. Saramago, Viaggio in Portogallo

Le parole dello scrittore portoghese Saramago restituiscono il senso del viaggiare, della vita e forse il percorso dell’educare. Senza volermi qui addentrare nella trama di analogie e corrispondenze lascerò ai lettori la possibilità di intraprendere un viaggio che verrà raccontato venerdì 1 aprile in occasione del convegno “Quale tecnologia per quale autismo? Il progetto RODDI: per giocare, curare, imparare”.
Il convegno si propone di presentare il progetto RODDI, nato dalla collaborazione tra l’associazione L’abilità, L’istituto Neurologico Besta di Milano e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (Istituto di Bio-robotica) che ha iniziato il suo viaggio a gennaio 2013 e si è concluso a dicembre 2015.
Roddi, acronimo dell’ articolata dicitura inglese (New Robotic Platform for Rehabilitation of Children with Pervasive Developmental Disorders and Cognitive Impairments) è il nome del gioco che è stato sperimentato con  un gruppo di bambini con autismo del centro educativo “Lo Spazio Gioco” di L’abilità. Il gioco è stato pensato e creato per promuovere e stimolare la relazione tra bambino e educatore e migliorare le capacità di interazione sociale, un facilitatore, un mediatore sociale per stimolare e ampliare le relazioni umane anziché sostituirle.

Qui il programma del convegno che vedrà la partecipazione di tutte le figure professionali che hanno partecipato al progetto.
Elisa Rossoni racconterà l’esperienza di gioco avvenuta con bambini con disturbi dello spettro autistico in un contesto educativo che si pone l’obiettivo di promuovere il diritto al gioco attraverso la strutturazione di un contesto adeguato e la continua ricerca e sperimentazione di giochi adatti e adattati a partire dai bisogni e dalle potenzialità di ogni bambino.

La partecipazione al convegno è gratuita ma è necessario iscriversi a comunicazione@labilita.org o telefonare 02/66805457

mercoledì 9 marzo 2016

Danza, teatro e gioco, contro il volto distruttore del tempo

E io posso, 
col geroglifico di un respiro, 
ritrovare l'idea di un teatro sacro. 
Antonin Artaud, Il teatro e il suo doppio, p. 249.

C'è un legame tra danza, teatro e gioco, profondo e archetipico.
Queste forme di rappresentazione e movimento, con radici simboliche e rituali sono nate per trasformare l'esperienza quotidiana in significato, in senso. Troppe cose avvengono apparentemente senza motivo, scorre il tempo inesorabile e mangia esperienze e momenti, tutti identici, tutti gettati. Mentre il teatro, la danza e il gioco si ergono contro il volto distruttore di questo tempo come sostiene Durand. Sono baluardi di infinito contro la dissoluzione. Sono la creazione di un cerchio magico, che per primo ha nominato Huizinga, per proteggere il mondo dal chaos dell'entropia. Il tempo gettato paradossalmente è proprio quello produttivo e funzionale del quotidiano, dove ci ammassiamo e affrettiamo a fare e disfare sempre l'identico, senza sviluppo, senza prospettiva. Il gioco, il teatro e la danza invece, che vengono nominati come emblemi del superfluo, dell'inutile, del capriccio per fannulloni, fermano il tempo e lo istituiscono come presenza densa, significativa, preziosa, che moltiplica significati, dà emozioni, crea cultura e trasforma le relazioni.
Siamo abituati alla neolingua, la pace è guerra, la guerra è pace, e per questo conviene mettere delle pietre miliari ogni tanto sul sentiero, per ricordare la strada verso casa, una anamnesi, come Pollicino.
Il gioco è il tempo prezioso che dà senso all'essere, il quotidiano consumare è al contrario tempo gettato, in cui buttiamo senza possibilità di ritorno, i giorni e le ore.



giovedì 3 marzo 2016

"Little Miss Sunshine" di Jonathan Dayton e Valerie Faris

Una bambina (Olive) ipnotizzata dallo schermo televisivo rivede più e più volte l’incoronazione di Miss America cercando di imitarne l’espressione artefatta di giubilo.
Un uomo (papà di Olive) proclama in maniera esageratamente forzata, a un esiguo pubblico, i nove passi necessari per riappropriarsi della propria vita e diventare sempre e ovunque vincenti.
Un ragazzo (fratello di Olive) compie flessioni, torsioni, salti, celebra il culto del corpo e della fisicità sotto la gigantografia di Nietzsche.
Un uomo anziano (nonno di Olive) si chiude furtivamente in bagno per sniffare eroina.
Una donna (mamma di Olive) corre in auto fumando, guidando, parlando al cellulare, discutendo, mentendo.
Un ultimo uomo (zio di Olive) è seduto su una carrozzina in attesa di essere dimesso dall’ospedale dopo un tentato suicidio.



Questa è la presentazione, nelle prime scene del film, dei bizzarri e contraddittori personaggi di Little Miss Sunshine.
Non vi racconteremo il viaggio di questa disorientata ed emblematica famiglia, perché probabilmente molti di voi saranno già saliti con lei a bordo del pulmino giallo e scassato e conosceranno questa storia tragicomica, specchio della nostra società iperconsumista  e “macdonaldizzata” (Ritzer) che riflette e si riflette nel cinema.
Ci interessa qui segnalarvelo, e magari sarete invogliati a rivederlo, perché Little Miss Sunshine offre la possibilità di accostarci e addentrarci nelle trame dell’infanzia, restituisce l’immagine di un bambino educato dai miti di un immaginario diairetico (Durand) votato alla luminosità, alla grandezza, alla purezza e all’innocenza, dove il male, la morte, gli aspetti oscuri dell’esistenza devono essere allontanati, imbavagliati e tenuti a debita distanza.
Un’infanzia che, come suggerisce Antonacci,  viene educata da un dispositivo che esercita forme di violenza sottili e ipocritamente celate, come “i concorsi di bellezza per baby miss, nei quali il mondo adulto contemporaneo officia i suoi riti peculiari, predisponendo un articolato apparato cerimoniale di adorazione idolatra del corpo”.