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mercoledì 22 agosto 2018

L’imagination en jeu

Il gioco produce immagini. E una particolare forma di immaginazione che mi piace chiamare immaginazione ludica. Lo fa non solo e non tanto perché è creazione di mondi fantastici, di un universo irreale e irrealistico nel quale far vibrare la fantasia, una facoltà creatrice e inventiva. Ma più propriamente perché il gioco è un’attitudine immaginativa, è la capacità trasformativa del reale, è la limpida facoltà di vedere nelle cose le loro potenzialità inespresse, la loro seconda natura, il loro doppio, la loro ombra (p.203).
[…] Immaginazione ludica è la facoltà di cantare la materia, di amarla, di vedere in essa la bellezza e tutte le sue potenzialità trasformative. È ritmanalisi nella misura in cui oscilla tra la funzione del reale e dell’irreale e, amando il mondo, lo intesse, strappa, ricuce. Così la materia seduce il giocatore e si fa da lui plasmare, riforgiare, penetrare. Così il giocatore trasforma la materia che è stata riconosciuta e posseduta in un accoppiamento fertile e rigoglioso (p.207). 

F. Antonacci, L’immaginazione ludica come respiro della materia, in F. Bonicalzi, P. Mottana, C. Vinti, J.J. Wunenburger (a cura di) (2012), Bachelard e le ‘provocazioni’ della materia,  Ilmelangolo, Genova.

La fête à Seillans, 1964

La dernière forêt, 1960-1970

À propos de festin, 1973

Lithographie unique due aux Surprises du hasard, 1971

Der könig spielend Ankopplung Sie die Dame

Moonmad


Max Ernst, L'imagination en jeu
47 boulevard de La Croisette, 06400 Cannes
Jusqu'au 28 octobre 2018
Juillet-août : tous les jours de 10h à 19h

venerdì 17 agosto 2018

Les vacances du petit Nicolas



Les vacances du petit Nicolas è un libro scritto da René Goscinny e illustrato da Jean-Jacques Sempé, pubblicato nel 1962. È un libro che vi proponiamo in lingua originale perché casualmente abbiamo ritrovato una copia in francese spostando torri pericolanti di libri sparsi qua e là per casa e che non trovano più posto sugli scaffali della libreria. 
Les vacances du petit Nicolas è un libro che rischia continuamente di far collare la pila di testi in cui è inserito, non perché abbia un formato particolare che potrebbe rendere l’equilibrio instabile, ma perché è un libro irriverente e giocoso che si divertirebbe a spingere e far cadere tutti gli altri libri solo per il piacere di farlo, come fa il piccolo protagonista Nicolas.

Nicolas è un bambino che, se descritto dalle usuali etichette che gli adulti appiccicano ai bambini per definirli e mantenerli a distanza, apparirebbe come dispettoso, capriccioso e noioso, un bambino che non fa altro che urlare, divertirsi e combinare guai come fare bolle di sapone con la pipa nuova del papà, scavare grandi buche in spiaggia o gettarsi e sguazzare tra le onde del mare invece di sottoporsi alla lezione di ginnastica del signor Duval.
L’umorismo delle vignette di Jean-Jacques Sempé (nella presentazione dell’autore leggiamo che, nel 1932, fu espulso dalla scuola per cattiva condotta) e delle parole di René Goscinny ci restituiscono lo sguardo di Nicolas, un bambino che ci fa riscoprire il tempo liberato dell’estate, la vita scandita dal ritmo del gioco, il gusto crepitante dell’avventura che può necessariamente svolgersi lontana dal controllo dei genitori e nascostamente dalla sorveglianza di ogni adulto, le risate e le zuffe con gli altri bambini (non la loro rappresentazione virtuale a suon di faccine e cuoricini), il pericolo ricercato e sfidato nel gioco.
E dopo ogni estate, la scuola ricomincia nell’attesa di una nuova e sorprendete estate.

lunedì 13 agosto 2018

Senecio. Il mistero dell'infanzia

Paul Klee, Senecio, 1922

"Senecio è il titolo del quadro che Paul Klee dipinse nel 1922. Dal latino senex può significare vecchio, anziano ma in botanica indica anche un genere che comprende una molteplice varietà di piante.  Quella pianta di cui Klee si sentiva il tronco, quell’albero simbolico che rappresenta il ruolo dell’artista come mediatore tra il corporeo e lo spirituale, tra l’uomo e il mondo; quell’albero che, fonte di vita e rinnovamento, diviene  nella sua debole, flessibile e curiosa apertura all’esistenza simbolo del Puer.
[…]
Una figura possente si impone al nostro sguardo emergendo dallo sfondo, ma che sembra essere sul punto di riconnettersi alla materia pastosa e sfumata da cui proviene e che lo comprende. Un corpo solido e fermo che sembra, al contempo, indicare un appena percettibile movimento rotatorio della testa rotondeggiante e smisurata, forse solo appoggiata e non fissata al tronco del collo. E pare di avvertire il contrasto tra l'equilibrio instabile della testa e l’immobilità costretta del tronco e delle spalle ad indicare un possibile invito a mantenere una continua mobilità dello sguardo e un «punto di vista vagante» e mutevole (Barison, 2011, p. 140),  oppure anche un invito ad arrestare momentaneamente il fare produttivo e incessante per ritrovare il tempo del riposo, della contemplazione, della rêverie, di una condizione sognante e poetante tra la veglia e il sonno che ci consenta di riscoprire il grande tesoro dell’infanzia (Bachelard, 1993). Quella condizione di «beata solitudine» (Zolla, 2002, p. 17) in cui il bambino partecipa integralmente di quanto lo circonda lasciandosene incantare e cogliendo la realtà nella sua totalità senza ordinare, ripartire, giudicare.


La sensazione di movimento sembra inoltre provenire dal divenire dei colori, che sfumano, si compenetrano e si arrestano in passaggi cromatici dal giallo attraverso l'arancione fino al rosso e si arricchiscono della luce del bianco. L'instabilità oscillante è data anche dalla forma guizzante degli occhi e dall’asimmetria delle loro pupille che invitano a cambiare continuamente la prospettiva da cui guardare la figura, ruotando il capo a destra e a sinistra, passando dalla frontalità al profilo, anche capovolgendolo con spirito curioso e giocoso. Un invito forse ad accostarci al quadro modificando la nostra postura frontale, giudicante e soverchiante per lasciarci guidare dallo stesso sguardo ipnotico del bambino che ci guarda e chiede di essere riguardato, di lasciarci pervadere, intridere e rapire dall’estaticità infantile, da uno sguardo che vede con tutti gli occhi, come sembra suggerirci nuovamente Rilke – poeta a cui Klee aveva mostrato negli anni giovanili alcuni acquarelli e che si era mostrato vicino alla sua sensibilità (Klee, 2010, pp. 320-21).

Con tutti gli occhi la creatura vede
l’aperto. Solo i nostri occhi sono all’indietro
rivolti e completamente schierati intorno ad essa
come trappole intorno al suo libero esito.
Ciò che è fuori lo sappiamo soltanto dal viso
dell’animale; e già fin dall’inizio il bambino
lo si piega, lo si costringe a vedere soltanto
figure all’indietro e mai l’aperto, quello che
sì profondo è nel volto animale (Rilke, 2001, p. 85).

[…] Senecio si erge come qualcosa di non completamente penetrabile, richiama la nostra attenzione e al contempo ci mette a distanza. Ci interroga muto dalla sua condizione mancante di parola, forse rappresentata dall’assenza della  bocca o da due labbra appena accennate nella forma di due piccoli quadrati viola asimmetrici. Sta in una zona di mistero: è un non parlante, è oscuro, è difficile capire chi è, cosa dice, cosa fa.
Ma è un volto di bambino quello che stiamo guardando?"

Rossoni E. in Antonacci F., Rossoni E. (a cura di), Intrecci d'infanzia (2016), FrancoAngeli, Milano.

St. Alban-Graben 8
CH-4010 Basel
Tel. +41 61 206 62 62
Fax +41 61 206 62 52

giovedì 9 agosto 2018

"Le macchine inutili" di Jean Tinguely



“Giocare è arte – pertanto io gioco”.
Jean Tinguely

Méta–Herbin No.1, 1955; Méta-Herbin, 1955; Méta-Mécanique, 1955

Machine à dessiner No.3, 1955

Maschinenbar, 1960-1985

Maschinenbar, 1960-1985
“Dreams are everything – technique can be learned”
Spirale, 1965

Plateau agriculturel, 1978

“As soon as I touch junk – it’s magic!”



Mengele – Dance macabre, 1986

 
“The only stable thing – is movement – everywhere and always”




MUSEUM TINGUELY
Paul Sacher-Anlage 1
+41 (0)61 6819320
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