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venerdì 16 febbraio 2018

Bbetween Performing Arts

Anche quest'anno l'Università di Milano-Bicocca organizza un corso sulle arti performative ispirato al teatro, alla danza e alle arti circensi, con la direzione scientifica di Francesca Antonacci.

I percorsi Bbetween Performing Arts sono volti a promuovere esperienze in grado di favorire un contatto più vivo con se stessi, gli altri e il mondo, grazie ad attività espressive e performative che connettono più efficacemente il corpo e la mente, le emozioni e le conoscenze, la memoria e l’intuizione. Con le arti performative, si sperimenta, si conosce, si apprende, si cambia, si crea anche in età adulta, giocando con il corpo, la mente e l'immaginazione.
Nel corso sarà possibile sperimentarsi in prima persona, senza che sia necessario possedere particolari conoscenze o competenze, in un contesto protetto di piccolo gruppo, con la guida di formatori esperti sia in ambito educativo che in ambito artistico.

Tutte le informazioni sono presenti al sito https://www.unimib.it/bbetween/performing_arts dove si trova anche il link per iscriversi (fino al  25 febbraio 2018).

Le date e gli orari sono i seguenti:

Lunedì 05 marzo 2018 dalle 15.00 alle 18.00 in aula polivalente 4160 (U6 IV piano) - Modulo di Presentazione e Avvio attività

Lunedì 12 marzo 2018 dalle 15.00 alle 18.30 in aula motoria (U 16 piano -1) - Modulo teatro

Lunedì 19 marzo 2018 dalle 15.00 alle 18.30 in aula motoria (U 16 piano -1) - Modulo teatro

Lunedì 26 marzo 2018 dalle 15.00 alle 18.30 in aula motoria (U 16 piano -1) - Modulo arti circensi

Lunedì 09 aprile 2018 dalle 15.00 alle 18.30 in aula motoria (U 16 piano -1) - Modulo arti circensi

Giovedì 19 aprile 2018 dalle 15.00 alle 18.30 in aula motoria (U 16 piano -1) - Modulo danza

Giovedì 3 maggio 2018 dalle 15.00 alle 18.30 in aula motoria (U 16 piano -1) - Modulo danza

Lunedì 7 maggio 2018 dalle 15.00 alle 18.00 in aula polivalente 4160 (U6 IV piano) Modulo di Rielaborazione/Restituzione

Il percorso ha un costo complessivo di 20 euro per gli studenti dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, di 50 euro per il personale dell'Ateneo e 80 euro per gli esterni. 

domenica 11 febbraio 2018

Un piccolo mondo dentro il grande


Léon Claude Vénézia, Enfant dessinant un cercle à la craie dans la cour de l'école, Bobigny (Seine-saint-Denis), 1970
“Lambiccarsi pedantescamente il cervello per creare prodotti – materiali visivi, giocattoli o libri – adatti ai bambini è sciocco. Sin dall’Illuminismo è questa una delle fissazioni più stantie dei pedagoghi. La loro infatuazione per la psicologia impedisce di accorgersi che il mondo è pieno dei più incomparabili oggetti dell’attenzione e del cimento infantili. Dei più azzeccati. È che i bambini sono portati in misura notevole a frequentare qualsiasi luogo di lavoro in cui si opera visibilmente sulle cose, si sentono attratti in modo irresistibile dai materiali di scarto che si producono nelle officine, nei lavori domestici e nel giardinaggio, in quelli di sartoria e di falegnameria. Negli scarti di lavorazione riconoscono la faccia che il mondo delle cose rivolge proprio a loro, a loro soli. In questi, essi non tanto riproducono le opere degli adulti quanto piuttosto pongono i più svariati materiali, mediante ciò che giocando ne ricavano, in un rapporto reciproco nuovo, discontinuo. I bambini in tal modo si costruiscono da sé il mondo oggettuale, un piccolo mondo dentro il grande. E delle norme di questo piccolo mondo oggettuale bisognerebbe tener conto quando si voglia creare apposta per i bambini e non si preferisca lasciare che sia la propria attività, con tutto ciò che in essa è strumento e accessorio, a trovarsi da sola la strada verso di loro”.
W. Benjamin, Strada a senso unico. Scritti 1926-1927, Einaudi, 1983

Helen Levitt

lunedì 5 febbraio 2018

Chiamami col tuo nome



“Lo scorrere del fiume non significa che tutto cambia e quindi non possiamo riviverlo, ma che alcune cose restano uguali solo attraverso il cambiamento”.
È nei Frammenti di Eraclito, ripreso nel film di Luca Guadagnino, Chiamami con il tuo nome, che trova significato la trasformazione del puer ludens del protagonista.

Estate del 1983, la provincia del nord Italia. Elio Perlman ha diciassette anni, legge classici, suona Bach, esce con gli amici, fuma e nuota nel fiume.
O meglio, Elio è, inconsapevolmente, sulla riva del fiume del cambiamento.
L’inconsapevolezza però prende subito forma dopo pochi minuti dall’inizio del film.
È infatti l’arrivo di Oliver, studente americano di 24 anni che il padre di Elio ospita per terminare la tesi di dottorato, che avvia e provoca necessariamente il percorso del fiume del cambiamento.
Elio viene travolto dalla sua disinvoltura, dal fascino del primo amore improvviso, dalla passione che non ha nome, da un gioco del cuore che finora non lo aveva mai invitato e soccombe al corpo, alla mente, al volere.
Se il puer ludens vive di immaginazione e sogno, Elio vive invece di desiderio.
È quindi in questa terra di nessuno, in questo tempo di transizione tra il puer ludens e l’homo ludens che il desiderio di Elio soffre.
Lui è ancora vittima del voler il controllo, di decidere, di dominare. Occorreranno esperienze e delusioni, traguardi e amori, prima che la leggerezza del sentimento, il calore dell’amore, la bellezza dell’eros saranno connotati e coronati dalla verità del puer ludens.
Elio è nel mezzo, in uno stato di sospensione, sta imparando un nuovo vocabolario, non sa più dove finisce la spinta dell’eros dell’infante e la pulsione dell’eros dell’adulto.
Eros come necessità, eros come esperienza. L’eros è infatti la base dell’esperienza educativa, la tensione verso l’altro porta alla relazione educativa. Questa tensione amorosa si concretizza nel gioco corporeo (Antonacci). Elio spia il corpo di Oliver, Elio tocca il corpo di Oliver, Elio è il corpo di Oliver. Essere corpo dell’altro è mistero, affascina, chiamami con il tuo nome, ma fa paura a 17 anni. Elio allora oscilla tra lo spazio della fisicità erotizzata dell’adulto e lo spazio del gioco corporeo dell’infante.
Fa l’amore ma vuole scendere al fiume a fare una nuotata; lascia la camera del letto per correre verso la cascata; vuole la corsa in bicicletta. È il sostare in questo movimento che si sviluppa la dimensione dell’homo ludens, si contempla la vera intimità tra due uomini, la possibilità di superare la pesantezza dell’indicibile. Il puer ludens non possiede le facoltà genitali e procreanti dell’adulto (Hillman). Elio vive allora tra il ritirarsi e la passione, il piacere e la solitudine, la sublimazione e l'atto. 
Se fosse un gioco, Elio è nello spazio della vertigine (ilynx) con la differenza che il tentativo di distruzione della stabilità della percezione è ora quella emotiva e la ricerca della vertigine non è più volontaria ma dettata dalla necessità del discorso amoroso (Roland Barthes).

Chiamami con il tuo nome è una storia d’amore, di formazione e apprendimento, intima e familiare, in cui un adolescente piange e lievemente sorride, nel primo piano finale del film, del perduto e vagheggiato amore o meglio del passaggio iniziatico all’homo ludens.