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venerdì 30 dicembre 2016

Pratiche inclusive della bellezza


“Se il cosmo stesso implica la bellezza, se noi viviamo in un mondo estetico, allora il modo primario di adattarsi al cosmo sarebbe attraverso il senso della bellezza, attraverso la risposta estetica”.
James Hillman

"La disabilità non è una patologia, è una condizione di vita. La disabilità deve essere inclusa nel mondo e quindi anche nel concetto di bellezza".
Carlo Riva

 
 
La bellezza, ci ha insegnato James Hillman (1999), non è soltanto e ingenuamente ciò che è grazioso, piacevole, semplice; la bellezza è uno dei bisogni essenziali dell’anima. Solo nei momenti di bellezza – “nella natura, in un volto, un canto, una rappresentazione, o un sogno” – l’anima è colpita e toccata dall’entusiasmo, dalla passione, dall’amore che possono divenire salvifici per il mondo. La bellezza è allora terapeutica nel senso che ci spinge a prenderci cura della nostra anima e dell’anima del mondo.
Praticare la bellezza, suggerisce Carlo Riva, può divenire una pratica inclusiva per curare l’individualismo imperante delle nostre società e ritrovare il senso di comunità, per accettare la dimensione della fragilità non come minaccia o ostacolo, ma come ricchezza, diversificazione e pluralità delle storie individuali (Zagatti, 2012).
Queste riflessioni vogliono introdurre il progetto FAI "Bene FAI per tutti", ideato e realizzato dall'associazione l’abilità Onlus in collaborazione con la Fondazione De Agostini.
Qui potete vedere un video che racconta l’esperienza di bellezza a cui hanno partecipato tre bambini con disabilità cognitiva a Villa Necchi Campiglio.
 
Il progetto prevede la strutturazione di percorsi adattati e la preparazione di materiali modificati e facilitati per permettere alle persone con disabilità intellettiva di comprendere e partecipare pienamente alla visita al museo. La sperimentazione del progetto Bene FAI per tutti è stata avviata in Villa Necchi Campiglio a Milano e in Villa e Collezione Panza a Varese.
 
É possibile scaricare sul sito www.benefaipertutti.it i materiali predisposti per la visita (testi semplificati e tradotti con i simboli della CAA) per preparare le persone con disabilità intellettiva a vivere l’esperienza piacevolmente e in autonomia.
 
 
 

 

mercoledì 28 dicembre 2016

Sing Street di John Carney



Sing Street di John Carney è un film uscito recentemente nelle sale cinematografiche italiane. Un film che ha la potenza eversiva del Puer Ludens.
Conor è un ragazzo quindicenne che vive a Dublino, nella metà degli anni ’80. Conor vive  ai margini di una famiglia in crisi che si sta disgregando, ai margini delle regole disciplinanti e omologanti della scuola, ai margini di Londra, città ambita e sognata, e soprattutto ai margini di un passione travolgente per una ragazza, Raphina, che lo considera semplicemente un amico.



Conor è un poeta, scrive testi di canzoni. La passione per Raphina lo muoverà verso “ciò da cui si sente chiamato”(Benasayag, 2016), verso la possibilità di realizzare la sua singolarità e porsi al centro di un nuova storia. Crea una band, si traveste, gioca con la musica, gira video per i vicoli di una città che, secondo i dettami dell’utilitarismo, lo etichetta come perditempo e diverso, si rifiuta di indossare le scarpe nere imposte dalla divisa della scuola.
Conor non si lascia catturare e imbrigliare da un mondo adulto assente o arreso passivamente alle regole della normalizzazione, ma accompagnato da un adulto, il fratello maggiore, che ha smesso di sognare, si imbarca verso i suoi sogni.

martedì 27 dicembre 2016

Esercizi dell'ammirazione


In relazione all’opera d’arte, in effetti due organi sopra tutti gli altri primeggiano: l’occhio e l’orecchio. Proprio grazie a un gioco di distorsioni implicite, anamorfosi volute e non volute, l’occhio arriva a mettere a fuoco una capacità di visione che si misura non solo con il visibile, mentre l’orecchio affina un ascolto che sa cogliere le inaudite corrispondenze che si intrecciano tra macro e microcosmo, nella consapevolezza che c’è sempre dell’altro… dell’altro ancora da vedere e da udire.
“Saper vedere” e “saper ascoltare” — a questo educa l’arte. La poesia, la pittura, che altro sono, se non esercizi dell’ammirazione?
Nadia Fusini, Vivere nella tempesta, Einaudi, Milano, 2016

Paul Klee, Introducing the miracle, 1916

Joseph Wright of Derby, An Experiment on a Bird in the Air Pump, 1768

Alain Laboile

Sir John Everett Millais, Portrait of a young girl

Mary Ellen Mark

Peter Paul Rubens, Minerva protects Pax from Mars (“Peace and War”), 1629-30

mercoledì 21 dicembre 2016

Jean Michel Basquiat. Il genio bambino

"Questa canzone è per il genio bambino.
Cantala piano, perché è una canzone ribelle.
Cantala piano, più piano che puoi
- che non ti scappi di mano.
Nessuno ama un genio bambino.
Sapresti amare un'aquila,
docile o selvaggia?
Selvaggio o docile sapresti amare un mostro dal nome spaventoso?
Nessuno ama un genio bambino.
Liberalo e lascia che la sua anima corra selvaggia".
Langston Hughes







domenica 18 dicembre 2016

Il libro dei bambini soli




Enrico Sibilla, Il libro dei bambini soli, ilSaggiatore, Milano, 2016

Il bambino è un punzone che preme, e fora la carta, bruciando la carne.

Il bambino, suggerisce Bachelard (1993), è la possibilità solitaria di immaginare e sperimentare un’esistenza senza limiti, è un nucleo atemporale che permane nell’animo umano. Il bambino, prosegue Zolla (1994), è un tesoro seppellito a irraggiungibili profondità da un’educazione avvilente, moralista e coercitiva; soltanto qualcuno, rarissimo, sa immergersi nelle prime memorie, “rivive quei lembi remoti e annebbiati” per ricontemplarne lo splendore.
Enrico Sibilla nel suo esordio Il libro dei bambini soli si inabissa nella materia d’infanzia, da cui proveniamo e da cui progressivamente ci allontaniamo, per restituirci il bambino archetipico, groviglio di simboli che tiene insieme aspetti opposti e ambivalenti e per questo crea spaesamento e lo spostamento in un luogo altro. Il luogo possibilitante  della solitudine è il puro presente delle ore d’infanzia (Rilke, 2001), è la dimora salfivica e oscura dell’immaginazione creatrice, è una soglia da oltrepassare e a cui ritornare, è una dimensione esistenziale e ineludibile, umana e animale, che ferisce e guarisce la nostra carne.
Il bambino solo preme come un punzone e segna ritmicamente e poeticamente la carta bianca di questo libro capace di intrecciare e ricucire gli aspetti ambivalenti, conturbanti, potenti e misteriosi del bambino.









 

 
 



giovedì 8 dicembre 2016

I Cormorani



I Cormorani è il film d’esordio di Fabio Bobbio uscito da pochi giorni nelle sale cinematografiche. Un lungometraggio che scorre lentamente e silenziosamente nel tempo liberato dell’estate e ci immerge nella pacificata e gioiosa ripetizione dei gesti infantili, nell’inesauribile capacità di godere di uno spettacolo già noto.
Samuele e Matteo sono due ragazzi di dodici anni che seguiamo di soppiatto per ritrovare con loro il piacere della reiterazione, della scoperta, del gioco, del balbettio, dell’incespicare,  del sentire animale e animato, dell’ascolto e del dialogo con la natura.

Samuele a Matteo si muovono sulla soglia dell’adolescenza esplorando spazi e ambienti differenti, scoprendo nuovi corpi e impulsi, lottando per difendere il loro territorio. Sperimentano e affrontano prove, volano liberi, come i cormorani, da ogni discorso e presenza adulta che nel film rimane a distanza, fuori campo.
Samuele e Matteo sono due guide che conducono il nostro sguardo all’aperto, all’imprevisto, alla curiosità, alle infinite e smisurate possibilità di esperienze che si affacciano sulla soglia di ogni esistenza.
 
 

lunedì 5 dicembre 2016

La poeticità dell'Infanzia: la Befana sul Lambro

Da trent'anni il laboratorio teatrale La befana sul fiume Lambro, incanta "uomini donne e bambini legati in un sentimento di comunità dalla condivisione di idee, gioco e lavoro, dalla partecipazione alla vita del laboratorio quale metodo di intervento socio culturale, dall'elaborazione di una ricerca creativa attorno al mito-festa della Befana".
Quest'anno, particolare ricorrenza, hanno chiesto anche al nostro gruppo di intervenire sul tema dell'immaginario dei bambini, del fiume, della Befana e sulle relazioni tra poetica, teatro, laboratorio e infanzia.
Ci vediamo il 10 dicembre dalle 15.30 in avanti a Villa Cusani, Carate Brianza.


sabato 3 dicembre 2016

Di disabilità si può e si dovrebbe parlare, oggi come ogni giorno


Quasi ogni giorno si celebra una giornata internazionale per qualcuno o per qualcosa. Da qualche tempo mi interrogo sulle modalità di commemorazione di eventi, date, persone e diritti che spesso si rivelano forme di dimenticanza più che di memoria, rituali svuotati del loro significato che non commuovono più, nel senso etimologico di “muovere con” e verso una riflessione partecipata e condivisa sul presente.
La rapida, sovrabbondante ed evanescente celebrazione mediatica sembra nascondere una distanza dal vicino e una vicinanza dal lontano (Zoja, 2009) che intrattiene ma non turba, se non per istanti fugaci, fa gioire o patire appartati.

Oggi, 3 dicembre, si celebra la giornata internazionale delle persone con disabilità. Qualche anno fa Franco Bomprezzi proponeva una giornata di silenzio e di ascolto per vedere e provare a comprendere la condizione di disabilità e 364 giorni per parlare e agire, “con i fatti, con le delibere, con leggi, con gli stanziamenti, con le buone prassi, con i diritti”. In questo silenzio partecipato vorrei proporre la lettura condivisa di un libro per tutti, come rituale comunitario che dovrebbe essere celebrato oggi come ogni giorno dell’anno.


Noi. Testo di Elisa Mazzoli. Illustrazioni di Sonia MariaLuce Possentini, Bacchilega Editore, Imola, 2013.
 
Noi di Elisa Mazzoli è un libro poetico, con immagini meravigliose di Sonia Possentini che raccontano l’incontro con la diversità, con un bambino che nessuno avvicina mai perché ha un occhio sproporzionato da cui scende una bava appiccicosa che “fa schifo”. Occhione, così è stato soprannominato il bambino, è il “diverso” escluso perché non compatibile con le regole implicite dell’efficienza e della performatività esaltata.
 
Noi corriamo dappertutto.
Lui invece cammina a piccoli passetti.
Noi stiamo insieme, parliamo, giochiamo.
Lui invece sta da solo e scava, scava, scava…
Un buco al giorno.
Ha sempre le mani sporche.
 
 

Noi consente ai bambini di venire in contatto con le emozioni, anche quelle più inquietanti e turbolente, che possono provare nell’incontro con la disabilità e perciò di prenderne consapevolezza e rendersi disponibili all’incontro con l’inatteso, che non può che ampliare e arricchire lo sguardo di ognuno.
 
... e io ho avuto il coraggio di alzare lo sguardo.
Con il suo occhio piccolo lui mi vedeva.
L'occhio grande invece era puntato verso il cielo.
Ha detto "Io mi chiamo Filippo. E tu?"
"Anch'io" ho risposto, "anch'io mi chiamo Filippo."


giovedì 1 dicembre 2016

La grazia dei bambini


“Esiste la grazia dei bambini, ed esiste soprattutto come correttivo della società; ed è una delle indicazioni dataci in direzione della felicità non disciplinata”.
Benjamin in una lettera a Adorno
 

Alain Laboile, M-Monochrom


William Hogarth, The Graham Children, 1742


Sir Joshua Reynolds, Lady Cockburn and her Three Eldest Sons, 1773


Jan Miense Molenaer, The scent Sun, 1637


Sir Thomas Lawrence, The Calmady Children, 1823



Edvard Munch, Street in Asgardstrand, 1902


Alain Laboile, La famille


La responsabilità educativa



Il ciclo di incontri sulla responsabilità educativa è al suo ultimo appuntamento:

Mercoledì 14/12/2016 dalle 9.30 alle 11.30 in aula Massa, edificio u6, Università Milano Bicocca, p.zza Ateneo Nuovo, 1.

Si parlerà di responsabilità nell'arte (Chiara Tarabotti) e nella natura (Francesca Antonacci).

L'intervento della prof. Tarabotti si intitola "La responsabilità in teatro: l'allestimento dell'opera lirica".

Il mio "Oltre la Garbology. La responsabilità transitiva della natura".

Lavorerò sul rifiuto e sulle forme della sua trasformazione, al di là dell'ecologismo, cogliendo le risonanze educative di una rielaborazione del naturale, quando viene gettato perché ha compiuto il suo ciclo di produzione e consumo.
Il rifiuto può essere gettato oppure può venir colto come segno del nuovo, se c'è una immaginazione ludica a sostenere il processo di trasformazione della realtà, per dargli nuova vita: questo è il segno di una responsabilità tutta educativa.