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giovedì 26 gennaio 2017

Captain Fantastic di Matt Ross



Qualche tempo fa, Francesca Antonacci, in un’intervista pubblicata sul quotidiano La Stampa, parlava di genitori “elicottero”, genitori iperprotettivi “incapaci di non controllare i propri figli”. Genitori che, immersi in una cultura del sospetto e della sorveglianza, manovrano ogni mossa dei loro piccoli proteggendoli non tanto da presunti pericoli ma dalla possibilità di vivere l’esperienza. “Tutto è ammorbidito e edulcorato: non si lascia spazio all’asprezza e alle spigolature dell’esistenza. Crescendo così persone fragili e non in grado di gestire le difficoltà”.

Ben, padre e protagonista del film Captain Fantastic, non è decisamente un padre “elicottero” (anche se, parlando di educazione, potremmo sempre aprire una lunga e mai superflua  parentesi di riflessività sulle pratiche del sapere-potere e quindi sulle modalità, talvolta indottrinanti e pervasive, di condurre di Ben). Ben e la moglie hanno deciso di educare i loro sei figli in una foresta del Nord America: come una tribù di cacciatori-raccoglitori trascorrono le loro giornate procurandosi il cibo, correndo, combattendo, affilando coltelli, arrampicandosi sulle rocce, studiando, cantando, giocando. E attraverso il gioco si allenano alla vita, imparano a vincere e perdere, a ridere e a piangere, ad affrontare ostacoli non necessari, a fare gruppo e a prendersi delle responsabilità.
Il loro accampamento è una radura (o una gabbia dorata?) in un mondo iperconsumista e iperproduttivo, in una società dove “lo shopping sfrenato è la principale forma di interazione sociale”. Una radura che diviene zona liminale, di passaggio, spazio potenziale  per una apertura e trasformazione dello sguardo.
Il film offre la possibilità, a noi spettatori, di ripensare criticamente un’educazione che ha sottratto ai bambini e ai ragazzi la possibilità dell’avventura, del gioco, dell’immaginazione, della natura. Senza dovere evidentemente e inutilmente giudicare la scelta di Ben giusta o sbagliata, anticonformista o eccentrica, vintage o radical chic,  Captain Fantastic  diventa un invito a sorvegliare e sorvolare  meno sull’esistenza di bambini e ragazzi per lasciarli perdere nei labirinti quotidiani della vita per scoprire, sperimentare, sbagliare, appassionarsi, giocare.
Il film si chiude con una canzone d’infanzia.

She's got a smile it seems to me
Reminds me of childhood memories
Where everything
Was as fresh as the bright blue sky
Now and then when I see her face
She takes me away to that special place
And if I'd stare too long
I'd probably break down and cry


Oh, oh, oh
Sweet child o' mine
Oh, oh, oh, oh
Sweet love of mine
 

venerdì 20 gennaio 2017

Il bambino e l'animale

"Il rapporto del bambino con gli animali è regolato da una assoluta reciprocità. Nessun distacco gerarchico si è ancora stabilito tra di loro e le differenze esistenti vengono percepite come diversità di carattere e d'abitudini. [...] L'educazione mina lentamente la solidità del rapporto bimbo-animale, ma, prima che la rottura venga consumata del tutto, il piccolo si volta con nostalgia verso la bestia, in cui riconosce il proprio passato".
G. Scaraffia, Infanzia, Sellerio, 1987, pp.147-148


Jean Baptiste Greuze, Young Girl With A Spaniel

Bartolome Esteban Murillo, The Holy Family with a Little Bird, circa 1650

Anton Van Dyck, I figli di Carlo I d’Inghiletrra, 1635

Jean- Baptiste Greuze, Young Girl Holding A Dove

Giacomo Manzù, Bambino con l’anatra, 1947

Alain Laboile, La Famille


Mary Ellen Mark

Judith Leyster, A Boy and a Girl with a Cat and an Eel, about 1635

Pietro Chiesa, Mattino d’estate, 1890-1910

Giacomo Ceruti, Boy with a Basket, circa 1745

Thomas Gainsborough, The Painter's Daughters Chasing a Butterfly, about 1756

Thomas Gainsborough, Girl with Pigs, prima del 1782

martedì 10 gennaio 2017

Presentazione del libro Intrecci d'infanzia sabato 4 febbraio 2017 ore 17 presso il Refettorio Ambrosiano

4 febbraio 2017 ore 17.00  presentazione del libro Intrecci d'infanzia promossa dall'Associazione per il Refettorio Ambrosiano, p.zza Greco a Milano.

Un pomeriggio di immagini, suoni, colori d'infanzia, da far brillare e condividere.
Cosa vuol dire infanzia? Abbiamo raccolto un sapere sul bambino dalle immagini dell'arte, che testimoniano la presenza di un'età speciale, che può perdurare per tutto il corso della vita, se valorizzata e coltivata. Il libro ha l'ambizione di risvegliare un desiderio di infanzia sopito in ciascuno, ma pronto a sgorgare nuovamente.


Intrecci d'infanzia, un libro di Francesca Antonacci e Elisa Rossoni, edito da FrancoAngeli con contributi di Maresa Bertolo, Ilaria De Lorenzo, Monica Guerra, Emanuela Mancino, Natascia Micheli, Federica Negri, Carlo Riva, Sara Riva, Giulia Schiavone, Susetta Sesanna.

sabato 7 gennaio 2017

Stupefazioni e incantamenti del teatro d'ombre


Brillino le immagini sul
tuo muro bianco!
E quando pure ciò non fosse
che un’illusione passeggera,
tuttavia fa la nostra felicità,
quando, come piccoli bambinelli ingenui,
restiamo lì davanti rapiti.
Johann Wolfgang Goethe
 







 







Le immagini provengono dal Museo Nazionale del Cinema di Torino.