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lunedì 20 aprile 2015

“Figlio di nessuno” – Un’altra immagine di infanzia.



Figlio di nessuno è l’opera prima del regista serbo Vuk Rsumovic, presentato in qualche rara e “atipica” sala cinematografica in questi giorni (al cinema Beltrade a Milano).
È un primo e prezioso film che vogliamo segnalare in questo blog perché le sue immagini pregne di luci e ombre, silenzi ancestrali interrotti da spari, sguardi ferini che illuminano la notte ci restituisce un’altra immagine di infanzia.
 Alla fine degli anni Ottanta, un bambino viene abbandonato nei boschi della Bosnia e cresce con un branco di lupi, animali che sanno vedere dentro la notte, portatori di una conoscenza che viene dall’ombra.
Il bambino cresce selvaggio: è sporco, non sa mantenere la posizione eretta, non parla, gioca, morde e ringhia e partecipa integralmente di quanto lo circonda. È in contatto con la natura e le prime immagini del film mantengono uno sguardo basso sulla terra in cui si rotola, che annusa e in cui trova riposo e rifugio.
Poi lentamente l’inquadratura sale in verticale quando il bambino viene raddrizzato dallo sguardo educativo che lo imprigiona in un riformatorio, corregge il suo essere in-fante facendogli perdere la capacità di parlare e di ascoltare il discorso della natura. Lo costringe ad indossare un paio di scarpe che lo condurranno verso una guerra di cui non comprende le ragioni.
 Non è l’ innocenza del bambino e la purezza incontaminata della natura ciò che si sprigiona dalle immagini del film ma una dimensione originaria e, oggi, estirpata dell’infanzia: l’essere animato e animale del bambino, il suo essere sensibile, selvaggio e brutale, con i “suoi tratti di irragionevolezza, ferocia, entusiasmo, stupore, competizione, sfida, lotta e travestimento” (Antonacci, 2012), con la sua ambiguità costitutiva.
Così come è ambigua l’immagine finale del film che forse apre alla possibilità di ritrovare queste  dimensioni e ritornare alla terra o forse, il lupo che si allontana dopo aver visto dentro il suo sguardo l’uomo indica la perdita definitiva dell’animalità e dell’infanzia.

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