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domenica 11 ottobre 2015

Di quale infanzia parliamo?


Crediamo che la conoscenza possa provenire e irradiarsi dalle immagini, che il nostro sguardo si possa ri-orientare e arricchire attraverso opere artistiche di particolare pregnanza simbolica che amplificano la visione. Per questo il nostro approccio di ricerca, che muove da una postura immaginale (Mottana, 2002) e si nutre tenacemente dell’immaginazione ludica (Antonacci, 2012),  si rivolge a immagini che tematizzano l’infanzia e il gioco ampliando i loro significati possibili, ambivalenti, eversivi e trasformativi.
Crediamo sia necessario e fondamentale per ogni educatore,  insegnante, operatore nutrire e arricchire l’immaginario soggiacente alle idee e pratiche educative per non agire acriticamente le ideologie di gioco e infanzia che vengono propugnate da un sapere pedagogico edulcorante e normalizzante. Ma crediamo anche, che chiunque non sia disposto  a omologarsi indistintamente alla commercializzazione e strumentalizzazione dell’infanzia, come testimonia il cartellone pubblicitario qui sopra, possa rivolgere il suo sguardo ad altre immagini.

Le immagini pubblicitarie sono immagini “idolo”(Corbin), svuotate, non irradiano alcun significato se non la merce che intendono vendere,  ci sovrastano, ci assediano in ogni dove, agguantano  il nostro sguardo mentre passeggiamo in città, mentre guidiamo nel verde della campagna o mentre siamo immersi nell’attesa in una stazione.  E in questo dilagare visivo l’infanzia e il gioco si appiattiscono sulla superficie omologante di immagini che, ancora una volta, invocano e rinforzano l’idea di un’infanzia controllata, schierata per essere meglio e implacabilmente sorvegliata dallo sguardo adulto, protetta e imbellettata in abiti da grandi che vietano di fare esperienze autentiche  e  vivere l’avventura, di sporcarsi, di scoprire esplorando; un’infanzia rinchiusa e connessa esclusivamente nella rete virtuale ma non nel reticolo di corrispondenze del mondo e della natura.

Occorre allora riabbassare lo sguardo letteralmente e metaforicamente verso quella produzione artistica nascosta e in ombra che ha saputo restituirci con uno sguardo, non rapace e predatorio, ma delicato e appassionato i molteplici volti del gioco e dell’infanzia.

1 commento:

  1. Il cartellone pubblicitario è efficace proprio perché propone una rappresentazione veritiera della realtà che l'ideologia del consumo rimuove ma al contempo genera e promuove.

    Lo sguardo, non solo dei giovani, è abbassato su un display di 5 o 6 pollici, che potrebbe mostrarci anche quell'arte. Se solo la cercassimo.

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