"Il bambino che scoprì il mondo"


Ci sono film e libri che vengono prescritti ad un pubblico di soli bambini, come se superata la soglia dell’età anagrafica dell’infanzia non si possa regredire o perdere tempo per vedere o leggere opere per bambini o come se diventare adulti significhi perdere irrimediabilmente “quel nucleo infantile atemporale” (Bachelard, 2008) che permane, come suggerisce Bachelard, in ogni animo umano e che si rivela nelle immagini degli artisti.
O Menino e o Mundo, del regista brasiliano Alê Abreu, è un film per tutti ed è un film in cui l’infanzia reale e simbolica non trova più spazio in un mondo che non è fatto non solo a misura di bambino ma anche a misura d’uomo. Il mondo, che scopre il bambino protagonista del film, è il “soggetto di un’immensa sofferenza”(Hillman, 2002) è malato, inquinato, saturo di smog; è un mondo che difende con arroganza il primato del profitto e della crescita incontrollata, un mondo che reprime con la violenza ogni forma di bellezza e d’arte. E’ il nostro mondo.
E il bambino, nelle immagini poetiche e senza parole del film, prova a sopravvivere in questo mondo - come “Federico”, il topino della storia di Leo Lionni - seminando l’immaginazione, lo stupore, la musica e la poesia che sono cresciute nell’albero sotto cui, ormai cresciuto, troverà ristoro.


A Milano  il film è in programmazione al cinema Beltrade.


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