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domenica 31 gennaio 2016

"Camminare a piccolissimi passi". Seguendo le tracce dello sguardo infante di Cesarina Xaiz

“Un prato, una casa, le montagne.

I bambini entrano volentieri in un posto che non ricorda né un ospedale né una scuola. Il lavoro ha ritmi intensi e calmi; essere a proprio agio è importante per il bambino, per noi, per i papà e le mamme. Il lavoro che tutte queste persone sono qui a fare è importante”.



Siamo nel cuore delle dolomiti, nella piccola frazione di La Valle Agordina, nella mansarda di una casa calda e accogliente di montagna che, nel 2000, Enrico Micheli e Cesarina Xaiz hanno trasformato nel Laboratorio Psicoeducativo.
Enrico Micheli, psicologo e psicoterapeuta (scomparso prematuramente nel 2008), e la moglie Cesarina Xaiz, psicomotricista e terapista della famiglia, dopo aver lavorato 30 anni a Milano, hanno lasciato la frenesia della città per creare nel quieto scenario montano un centro valutativo, educativo e abilitativo per bambini con disturbi dello spettro autistico e le loro famiglie.

Abbiamo partecipato al corso di formazione “Gioco e interazione sociale reciproca” condotto da Cesarina Xaiz e per tre giorni abbiamo respirato l’intensità e il silenzio, ci siamo lasciate impregnare dall’aria rigenerante della montagna e delle parole appassionanti e appassionate della «Cesi», così la chiamano i bambini che sviluppano il linguaggio verbale. Parole dense che ci hanno offerto la possibilità di sostare per meta-riflettere sulla nostra pratica quotidiana di educatrici con bambini con disabilità; parole danzanti che ci hanno restituito lo sguardo infante di una donna anziana che, ancora e ogni giorno, cerca, sperimenta e trova modi tecnici e creativi per stare e giocare con bambini che faticano a condividere la relazione e partecipare al gioco.
Un’artista della relazione, dell’ascolto, dell’osservazione e del ri-guardo – così Cesarina Xaiz ha definito la professionalità dell’educatore, dell’insegnante, del terapeuta - , un’artista che, attraverso tecniche scientifiche e creative e l’arte sapiente e difficile della “semplificazione” (Munari, 1992), sostiene e permettere ai genitori di accostarsi all’autismo e giocare con i loro bambini.  

Ora ritorniamo nella città da cui Cesarina ed Enrico erano partiti, si erano formati, si erano allenati a «riconoscere le piccole cose, i piccoli cambiamenti», la città in cui lavoravano quotidianamente con e per un nuovo sguardo sull’autismo, sulla disabilità: un approccio psicoeducativo che considera l’educazione il principale strumento per modificare l’ambiente fisico e sociale affinché possa accogliere e sostenere le abilità di ogni persona e rispondere ai bisogni di ognuno. 

“Quando incontri il sorriso di un bambino sei sulla strada buona”. C. Xaiz


- C. Xaiz, E. Micheli, Gioco e interazione sociale nell'autismo. Cento idee per favorire lo sviluppo dell'intersoggettività, Erickson, Trento, 2001
- C. Xaiz, E. Micheli, Lavorare con le famiglie dei bambini con autismo. Guida per gli operatori, Erickson, Trento, 2011




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