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mercoledì 9 marzo 2016

Danza, teatro e gioco, contro il volto distruttore del tempo

E io posso, 
col geroglifico di un respiro, 
ritrovare l'idea di un teatro sacro. 
Antonin Artaud, Il teatro e il suo doppio, p. 249.

C'è un legame tra danza, teatro e gioco, profondo e archetipico.
Queste forme di rappresentazione e movimento, con radici simboliche e rituali sono nate per trasformare l'esperienza quotidiana in significato, in senso. Troppe cose avvengono apparentemente senza motivo, scorre il tempo inesorabile e mangia esperienze e momenti, tutti identici, tutti gettati. Mentre il teatro, la danza e il gioco si ergono contro il volto distruttore di questo tempo come sostiene Durand. Sono baluardi di infinito contro la dissoluzione. Sono la creazione di un cerchio magico, che per primo ha nominato Huizinga, per proteggere il mondo dal chaos dell'entropia. Il tempo gettato paradossalmente è proprio quello produttivo e funzionale del quotidiano, dove ci ammassiamo e affrettiamo a fare e disfare sempre l'identico, senza sviluppo, senza prospettiva. Il gioco, il teatro e la danza invece, che vengono nominati come emblemi del superfluo, dell'inutile, del capriccio per fannulloni, fermano il tempo e lo istituiscono come presenza densa, significativa, preziosa, che moltiplica significati, dà emozioni, crea cultura e trasforma le relazioni.
Siamo abituati alla neolingua, la pace è guerra, la guerra è pace, e per questo conviene mettere delle pietre miliari ogni tanto sul sentiero, per ricordare la strada verso casa, una anamnesi, come Pollicino.
Il gioco è il tempo prezioso che dà senso all'essere, il quotidiano consumare è al contrario tempo gettato, in cui buttiamo senza possibilità di ritorno, i giorni e le ore.



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