Per ricevere i nuovi post via email

lunedì 23 maggio 2016

"Rosso come il cielo" di Cristiano Bortone


Non si vede il mondo se non si sogna ciò che si vede.
G. Bachelard

Toscana, estate 1970. Un manipolo di bambini gioca a mosca cieca nella vastità e sinuosità della campagna verde e dorata. Al centro del cerchio c’è Mirco che, ad un certo punto, infastidito dal buio, si toglie la benda dagli occhi e inizia a rincorrere i compagni ponendo fine a un gioco che sconfina nella realtà.
A causa di un incidente, Mirco perde la vista e come «stabilisce la legge», viene mandato in un Istituto religioso per bambini non vedenti.
Mirco non vuole accettare la sua nuova condizione e fatica a rimanere confinato tra le maglie di un codice educativo autoritario e disciplinante, rivolto alla tutela dell’ordine costituito attraverso  trattamenti repressivi e segreganti, l’imposizione di regole ferree e l’espulsione di tutto ciò che è considerato inutile (l’arte, il gioco, l’immaginazione) rispetto all’acquisizione dell’agognata autonomia.
Ma il bambino non perde la sua ardente passione per il cinema, la sua straordinaria capacità di sognare, immaginare e impara a vedere con gli altri sensi.
Grazie a l’amicizia complice di una compagna di giochi, che lo riconosce come persona prima e oltre il suo deficit, e la guida di un mèntore che lo conduce verso la sua “ciascunità” (Hillman, 2002) Mirco inizia a creare delle storie fatte di rumori, suoni e voci.
Lo spazio trasformativo e possibilitante del gioco del cinema consente al bambino una ri-nascita che non si ferma alla semplice accettazione della realtà, ma si assume la responsabilità di un riconoscimento: “traducendolo, amplificandolo, abbellendolo e valorizzandolo” (Canevaro, 1991).
Nell’immagine ultima del film si ricompone il cerchio di bambini che giocano a mosca cieca. Mirco è di nuovo al centro e senza la benda sugli occhi corre verso i suoi compagni e la vita. Il gioco riprende dove era finito.


“Mirco è uscito dal collegio a 16 anni. Nonostante non abbia più recuperato la vista, oggi è uno dei più riconosciuti montatori del suono del cinema italiano”.

Nessun commento:

Posta un commento