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giovedì 24 novembre 2016

Girachille. Gli oggetti parlano senza parole

Girachille, 2015 

GIRACHILLE: an unpublished project found in our archives, produced by @designmemorabilia.com #fondazioneachillecastiglioni #studiomuseumachillecastiglioni #achillecastiglionidesign #achillecastiglioni #designcastiglioni #design #designinedit #triennaledesignmuseum #designmemorabilia #creative #functionaldesign #italiandesign #productdesigner
Pubblicato da Fondazione Achille Castiglioni su Mercoledì 23 novembre 2016


Girachille è un progetto inedito di Achille Castiglioni eclettico designer italiano noto a livello internazionale per aver concepito progetti di elementi di arredo e di illuminazione diventati icone del design contemporaneo.

Cifra stilistica di Castiglioni è un approccio al progetto di tipo ludico, ironico, immaginativo e combinatorio, orientato alla sperimentazione più che alla definizione di uno stile formale, in cui la sapienza costruttiva e la conoscenza dei materiali è traccia di una tradizione artigiana che trova nuove forme nella produzione industriale. Per citare alcuni tra i progetti più rappresentativi in questo senso il sedile basculante Sella, nato da una sella di bicicletta (1957) (...) il sedile Mezzadro, realizzato con un sedile traforato da trattore, e la lampada Toio (1962), i quali, per il carattere ludico dell’assemblaggio di elementi, vennero accomunati agli oggetti più provocatori dei gruppi del cosiddetto radical-design. L’aspetto giocoso e il montaggio imprevedibile di parti che li caratterizzano, sono stati associati sia al riutilizzo di oggetti tratti dal quotidiano, noto come ready-made, sia alla pratica del bricoleur, che riassembla pezzi di cose diverse dando loro una nuova funzione. Nella ricerca progettuale di Castiglioni, l’ironia esplicita e pop di oggetti come il sedile a tre gambe per esterni Allunaggio (1966), il tavolo Cacciavite (1966), con le gambe esagonali svitabili (...) fonte Treccani.

Nella lampada Girachille il calore di una piccola candela fa muovere un cilindro colorato dando vita a un girotondo luminoso calmo e magico. Questo oggetto sembra nascere dal desiderio di fondere fenomeni di natura diversa, quello di natura fisica, l’aria riscaldata dalla candela arriva alle lamelle fissate a raggiera all’estremità del cilindro imprimendo una rotazione intorno all’asse, e quello di natura poetica, l’alternanza dei settori retroilluminati appare come una girandola multicolore dal moto lento, irregolare e incerto. L’effetto è di meraviglia.

Per accendere la lampada dobbiamo agire con una gestualità inusuale dal tocco delicato che ci fa immergere in un tempo dilatato quasi rituale. Questi gesti si contrappongono all’immediatezza e al distacco tra corpo e mente che invece accompagnano in modo automatico la pressione delle nostre dita su un interruttore elettrico, questi gesti sono infatti disattenti, abituali, scontati e frettolosi. Con Girachille non accendiamo la candela perché abbiamo bisogno di luce per un’attività precisa ma perché vogliamo creare una dimensione separata dallo scorrere frenetico quotidiano, in cui poter godere nell’osservare come a ogni cambiamento dell’ardere della candela e dei flussi d’aria, l’effetto luminoso riveli l’invisibile.

Girachille è una giostra di colori che incarna l’essenza del gioco, è bella quanto inutile ma al tempo stesso proprio per questo necessaria. Siamo convinti che sia ingenuo credere che l’uomo viva unicamente in uno spazio oggettivo (1) e quindi abbiamo bisogno di risvegliare la capacità di immaginazione che possedevamo nell’infanzia, periodo in cui risuonavamo in sintonia estatica, feconda e generativa con il mondo e le cose. Abbiamo bisogno di ricreare una dimensione esistenziale in cui spazio oggettivo e spazio immaginato coesistono, si incontrano creando meraviglia, piacere e preludono a nuove possibilità.

Da un punto di vista pedagogico tutti gli oggetti che abitano il nostro ambiente andrebbero progettati con questa consapevolezza, siamo convinti che lo spazio e gli oggetti come diceva Pasolini parlano senza parole, educano implicitamente il corpo, il pensiero, creano abitudini e modalità di relazione che formano l’individuo. L'educazione data a un ragazzo dagli oggetti, dalle cose, dalla realtà fisica - in altre parole dai fenomeni materiali della sua condizione sociale - rende quel ragazzo corporeamente quello che è e quello che sarà per tutta la vita. A essere educata è la sua carne come forma del suo spirito. La condizione sociale si riconosce nella carne di un individuo (almeno nella mia esperienza storica). Perché egli è stato fisicamente plasmato dall'educazione appunto fisica della materia di cui è fatto il suo mondo. Le parole dei genitori, dei maestri e infine dei professori si sovrappongono, cristallizzandolo, su ciò che a un ragazzo hanno già insegnato le cose e gli atti. (2)

Note

1 Jean Jacques Wunenburger, La vita delle immagini, Milano Mimesis Ermesiana, 2007
2 in Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane. Saggi sulla politica e sulla società, Meridiani Mondadori, Milano 1999. Nel capitolo intitolato Gennariello 10 aprile 1975 “La prima lezione me l'ha data una tenda”.



Mezzadro 1962
prodotto da Zanotta
















Sella 1957
prodotta da Zanotta
Allunaggio 1966
prodotta da Zanotta
Toio 1962
prodotta da Flos







Cacciavite 1966
con Pier Giacomo Castiglioni

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