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sabato 11 febbraio 2017

Life, Animated di Roger Ross Williams



L’autismo, che è un problema di immaginazione, ha bisogno di tutta la nostra capacità di immaginazione!
Theo Peeters

Il cinema raffigura il reale attraverso immagini in movimento. Il cinema, come l’autismo, pensa per immagini al di là e prima del linguaggio verbale e dell’asservimento alla logica razionale. Temple Grandin, professoressa associata in Zoologia alla Colorado State University e affetta da autismo, spiega in una Ted conference che pensare per immagini significa, per lei, avere “letteralmente il cinema nella testa”, un susseguirsi di immagini reali e concrete che si riferiscono a tutte le esperienze percepite e vissute.

Nel film documentario Life, Animated il regista Roger Ross Williams, come lui stesso afferma, prova ad entrare nella testa di Owen, un ragazzo di 23 anni con autismo, per restituirci un altro modo di pensare, di comprendere la realtà, di stare ed esserci nel mondo. E nella testa di Owen sembra letteralmente scorrere il cinema, nello specifico i cartoni animati classici della Disney.
Le storie semplificate ed emblematiche rappresentate nei cartoni animati consentono al ragazzo di comprendere e attribuire un significato agli avvenimenti della sua vita e di dare un nome alle proprie emozioni. Owen ha bisogno di guardare e riguardare i cartoni, piacere che peraltro condivide con altri ragazzi con disabilità, e di ripetersi costantemente i dialoghi dei suoi eroi e dei loro aiutanti che gli offrono la possibilità di prevedere e attribuire un senso a ciò che sta per succedere o che è successo: gli episodi di bullismo subiti a scuola, la conclusione della storia con la fidanzata, il passaggio verso l' età adulta.   

I cartoni animati diventano il tramite per riscoprire il “potere” della comunicazione che Owen perde all’età di tre anni quando si manifesta una regressione cognitiva, motoria e sociale. É il papà, autore del libro da cui è tratto il film, che con tutta la sua capacità di immaginazione riesce a ristabilire un contatto con il bambino che i genitori si trovano nuovamente a conoscere e riconoscere.

In una delle ultime scene del film Owen, che è stato assunto in un cinema, entra in una sala cinematografica vuota, si siede e ci guarda. É un gioco di sguardi, è la vita che sta nel cinema, che si apre al mondo.


Il film è in programmazione al cinema Beltrade di Milano.

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