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sabato 5 agosto 2017

Fuga dall'asilo

Una notizia di cronaca di qualche giorno fa: Bologna, bimbi si allontanano dalla scuola materna. Ritrovati a un chilometro di distanzaNotizia che altri giornali hanno saputo ricamare in modo più stuzzicante per rinforzare il clima di paura che si respira quotidianamente intorno alla tutela dei bambini, come ad esempio in questo articolo.
In entrambi i casi questa storia si pone come straordinario esempio della normale follia quotidiana che permea il mondo dell'educazione infantile.
Due bambini si sono allontanati da scuola, sono stati ritrovati presso un ristorante.
Questo fatto di per sè, per migliaia di anni di storia dell'uomo sul pianeta, non avrebbe fatto notizia. I bambini hanno sempre abitato il mondo, anche piccoli e piccolissimi e nel passato nessuno si sarebbe stupito di ritrovarli a (udite udite) un chilometro di distanza (come se questa grandezza fosse incommensurabile per un bambino di cinque anni).
Il fatto che questa sia una notizia, già dovrebbe allarmarci, ma se proseguiamo e leggiamo cosa accade nel seguito della storia (ammettendo nella ricostruzione giornalistica che qualcosa di vero ci sia in questa vicenda), c'è da restare senza parole. Il gestore della trattoria vede questi bambini da SOLI (orrore!) e cosa fa? Chiama la polizia! Cosa hanno fatto questi bambini? Sono pericolosi? Evidentemente sì, se è necessaria la polizia per scortarli nuovamente "al sicuro", cioè in gabbia, cioè a scuola!



Il ristoratore, come avrebbe fatto qualunque persona ragionevole in questa società, ha chiamato l'autorità per non assumersi la responsabilità, il rischio di avvicinare quei bambini, per poi essere accusato di sottrazione di minore, o peggio. Ha chiamato la polizia perché era ragionevole: nel mondo folle in cui viviamo chi si comporta in modo folle è ragionevole, cioè adeguato al contesto.
Ma se prendessimo una persona davvero assennata, aderente alla realtà e non stuprata dai media, forse avrebbe chiesto loro come si chiamavano e da dove venissero e gli avrebbe offerto magari un piatto di pasta mentre cercava di contattare la scuola da dove provenivano per tranquillizzare le maestre.
La polizia si chiama dove c'è un reato e infatti "le famiglie ora stanno valutando se e come agire nei confronti dell'istituto".
Ma in che mondo viviamo? dove le scuole sono chiuse a chiave e i bambini sono reclusi, trasportati da guardie carcerarie e affidati a guardie carcerarie (che infatti sono punibili se si lasciano scappare i propri detenuti).
Dove è finita, nel giro di meno di mezzo secolo, la fiducia nei bambini e nelle loro capacità adattive, responsive e vitali?
Cosa c'è nel mondo di così pericoloso nel raggio di un chilometro da una scuola, per averne tale terrore?
Non era forse pericoloso il mondo 50 anni fa? 100? 500? 1000?
Il mondo è di certo pericoloso, ma non sono mai esistite strutture carcerarie per i bambini semplicemente perché i bambini hanno sempre abitato il mondo e i suoi pericoli al pari degli adulti, sotto il controllo più o meno capillare della comunità educante: il nonno, la zia, il vicino di casa, il buon senso delle persone.
Tutto ciò esiste ancora oggi: esiste la comunità educante (infatti il gestore ha trovato i bambini e non li ha strangolati seduta stante nascondendoli nel retrobottega), ma siamo drogati e plagiati da un sistema mediatico che infetta paura, terrore e senso di insicurezza. Per placare il quale stiamo derubando l'infanzia del suo tempo e del suo spazio. Della possibilità di fare esperienza, di giocare, di incontrare gli altri, e anche di farsi male, di perdersi e di vivere avventure trasformative. Sono queste le cose che fanno crescere, molto più delle muffite lezioni che i nostri bambini di sorbiscono ore e ore al giorno.
Certo, si corre qualche rischio nel lasciare i bambini più liberi, ma il prezzo da pagare se non lo si fa, è far crescere una generazione di fragili adolescenti, persone incapaci di vivere, assumersi responsabilità, affrontare la paura, superare gli ostacoli; replicando questa generazione di adulti che circonda i bambini di oggi.
I bambini invece, fortunatamente, hanno ancora il desiderio di scappare!




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