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domenica 19 novembre 2017

Linee di Suzy Lee

Suzy Lee, Linee, Corraini, Mantova, 2017


“Imparo continuamente dai bambini”. Il bambino, scrive Suzy Lee (2011), appare quando durante il processo creativo ci si trova di fronte a un ostacolo insormontabile, quando la razionalità adulta blocca il flusso creativo e impedisce all’immaginazione di spiccare il volo. “In questo punto morto, senza possibilità di andare né avanti né indietro, appare un bambino e ti dà un colpetto sulla spalla”. 
L’artista, secondo Suzy Lee, dovrebbe lasciarsi guidare e alimentare da uno sguardo infante che, al di là dell’età anagrafica, sa cogliere “la sostanza delle cose”, sa "fronteggiare l'incertezza", balbetta senza "essere sicuro di come si concluderanno le parole", sa "godersi comodamente l'ambiguità".

La dedica del testo potrebbe allora essere rivolta al bambino che alberga in ogni artista ma anche alla possibilità per ogni bambino di trovare spazi e tempi per esprimere la loro immaginazione e i loro pensieri, dove il processo conta più del prodotto o di un lavoretto finale valutato secondo giudizi perentori.

Questa lunga premessa sul processo creativo del disegnare a cui continuamente rimanda la storia che vi stiamo per presentare, introduce l’ultimo libro di Suzy Lee.
Linee è un libro attraversato dall’immaginazione che, come è solita fare la scrittrice e illustratrice coreana, infrange le regole attraversando la rilegatura centrale e utilizzando le pagine come un unico grande spazio bianco.

Nello scenario vuoto e instabile di una pista di ghiaccio appare una giovane pattinatrice che inizia a tracciare linee. La bambina gioca, si diverte, esegue volteggi e giravolte, sogna e fa sognare, sperimenta le sue possibilità e i suoi limiti. Ad un certo punto la bambina cade e la pagina viene repentinamente e stizzosamente accartocciata.

La bambina è caduta, l’artista ha sbagliato.

Ma poi la pagina si riapre, anche se stropicciata, anche se si è caduti e magari ci si è fatti un pò male. E scopriamo che non siamo gli unici a cadere. Anche gli altri, come noi, possono sbagliare, essere fragili.  Insieme ci si può rialzare per ricominciare a disegnare e a giocare. La pista diventa così un turbinio di linee che si intrecciano nei giochi e nelle danze di una moltitudine di bambini.


E il gioco può iniziare nuovamente.






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