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lunedì 5 febbraio 2018

Chiamami col tuo nome



“Lo scorrere del fiume non significa che tutto cambia e quindi non possiamo riviverlo, ma che alcune cose restano uguali solo attraverso il cambiamento”.
È nei Frammenti di Eraclito, ripreso nel film di Luca Guadagnino, Chiamami con il tuo nome, che trova significato la trasformazione del puer ludens del protagonista.

Estate del 1983, la provincia del nord Italia. Elio Perlman ha diciassette anni, legge classici, suona Bach, esce con gli amici, fuma e nuota nel fiume.
O meglio, Elio è, inconsapevolmente, sulla riva del fiume del cambiamento.
L’inconsapevolezza però prende subito forma dopo pochi minuti dall’inizio del film.
È infatti l’arrivo di Oliver, studente americano di 24 anni che il padre di Elio ospita per terminare la tesi di dottorato, che avvia e provoca necessariamente il percorso del fiume del cambiamento.
Elio viene travolto dalla sua disinvoltura, dal fascino del primo amore improvviso, dalla passione che non ha nome, da un gioco del cuore che finora non lo aveva mai invitato e soccombe al corpo, alla mente, al volere.
Se il puer ludens vive di immaginazione e sogno, Elio vive invece di desiderio.
È quindi in questa terra di nessuno, in questo tempo di transizione tra il puer ludens e l’homo ludens che il desiderio di Elio soffre.
Lui è ancora vittima del voler il controllo, di decidere, di dominare. Occorreranno esperienze e delusioni, traguardi e amori, prima che la leggerezza del sentimento, il calore dell’amore, la bellezza dell’eros saranno connotati e coronati dalla verità del puer ludens.
Elio è nel mezzo, in uno stato di sospensione, sta imparando un nuovo vocabolario, non sa più dove finisce la spinta dell’eros dell’infante e la pulsione dell’eros dell’adulto.
Eros come necessità, eros come esperienza. L’eros è infatti la base dell’esperienza educativa, la tensione verso l’altro porta alla relazione educativa. Questa tensione amorosa si concretizza nel gioco corporeo (Antonacci). Elio spia il corpo di Oliver, Elio tocca il corpo di Oliver, Elio è il corpo di Oliver. Essere corpo dell’altro è mistero, affascina, chiamami con il tuo nome, ma fa paura a 17 anni. Elio allora oscilla tra lo spazio della fisicità erotizzata dell’adulto e lo spazio del gioco corporeo dell’infante.
Fa l’amore ma vuole scendere al fiume a fare una nuotata; lascia la camera del letto per correre verso la cascata; vuole la corsa in bicicletta. È il sostare in questo movimento che si sviluppa la dimensione dell’homo ludens, si contempla la vera intimità tra due uomini, la possibilità di superare la pesantezza dell’indicibile. Il puer ludens non possiede le facoltà genitali e procreanti dell’adulto (Hillman). Elio vive allora tra il ritirarsi e la passione, il piacere e la solitudine, la sublimazione e l'atto. 
Se fosse un gioco, Elio è nello spazio della vertigine (ilynx) con la differenza che il tentativo di distruzione della stabilità della percezione è ora quella emotiva e la ricerca della vertigine non è più volontaria ma dettata dalla necessità del discorso amoroso (Roland Barthes).

Chiamami con il tuo nome è una storia d’amore, di formazione e apprendimento, intima e familiare, in cui un adolescente piange e lievemente sorride, nel primo piano finale del film, del perduto e vagheggiato amore o meglio del passaggio iniziatico all’homo ludens.


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