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lunedì 13 agosto 2018

Senecio. Il mistero dell'infanzia

Paul Klee, Senecio, 1922

"Senecio è il titolo del quadro che Paul Klee dipinse nel 1922. Dal latino senex può significare vecchio, anziano ma in botanica indica anche un genere che comprende una molteplice varietà di piante.  Quella pianta di cui Klee si sentiva il tronco, quell’albero simbolico che rappresenta il ruolo dell’artista come mediatore tra il corporeo e lo spirituale, tra l’uomo e il mondo; quell’albero che, fonte di vita e rinnovamento, diviene  nella sua debole, flessibile e curiosa apertura all’esistenza simbolo del Puer.
[…]
Una figura possente si impone al nostro sguardo emergendo dallo sfondo, ma che sembra essere sul punto di riconnettersi alla materia pastosa e sfumata da cui proviene e che lo comprende. Un corpo solido e fermo che sembra, al contempo, indicare un appena percettibile movimento rotatorio della testa rotondeggiante e smisurata, forse solo appoggiata e non fissata al tronco del collo. E pare di avvertire il contrasto tra l'equilibrio instabile della testa e l’immobilità costretta del tronco e delle spalle ad indicare un possibile invito a mantenere una continua mobilità dello sguardo e un «punto di vista vagante» e mutevole (Barison, 2011, p. 140),  oppure anche un invito ad arrestare momentaneamente il fare produttivo e incessante per ritrovare il tempo del riposo, della contemplazione, della rêverie, di una condizione sognante e poetante tra la veglia e il sonno che ci consenta di riscoprire il grande tesoro dell’infanzia (Bachelard, 1993). Quella condizione di «beata solitudine» (Zolla, 2002, p. 17) in cui il bambino partecipa integralmente di quanto lo circonda lasciandosene incantare e cogliendo la realtà nella sua totalità senza ordinare, ripartire, giudicare.


La sensazione di movimento sembra inoltre provenire dal divenire dei colori, che sfumano, si compenetrano e si arrestano in passaggi cromatici dal giallo attraverso l'arancione fino al rosso e si arricchiscono della luce del bianco. L'instabilità oscillante è data anche dalla forma guizzante degli occhi e dall’asimmetria delle loro pupille che invitano a cambiare continuamente la prospettiva da cui guardare la figura, ruotando il capo a destra e a sinistra, passando dalla frontalità al profilo, anche capovolgendolo con spirito curioso e giocoso. Un invito forse ad accostarci al quadro modificando la nostra postura frontale, giudicante e soverchiante per lasciarci guidare dallo stesso sguardo ipnotico del bambino che ci guarda e chiede di essere riguardato, di lasciarci pervadere, intridere e rapire dall’estaticità infantile, da uno sguardo che vede con tutti gli occhi, come sembra suggerirci nuovamente Rilke – poeta a cui Klee aveva mostrato negli anni giovanili alcuni acquarelli e che si era mostrato vicino alla sua sensibilità (Klee, 2010, pp. 320-21).

Con tutti gli occhi la creatura vede
l’aperto. Solo i nostri occhi sono all’indietro
rivolti e completamente schierati intorno ad essa
come trappole intorno al suo libero esito.
Ciò che è fuori lo sappiamo soltanto dal viso
dell’animale; e già fin dall’inizio il bambino
lo si piega, lo si costringe a vedere soltanto
figure all’indietro e mai l’aperto, quello che
sì profondo è nel volto animale (Rilke, 2001, p. 85).

[…] Senecio si erge come qualcosa di non completamente penetrabile, richiama la nostra attenzione e al contempo ci mette a distanza. Ci interroga muto dalla sua condizione mancante di parola, forse rappresentata dall’assenza della  bocca o da due labbra appena accennate nella forma di due piccoli quadrati viola asimmetrici. Sta in una zona di mistero: è un non parlante, è oscuro, è difficile capire chi è, cosa dice, cosa fa.
Ma è un volto di bambino quello che stiamo guardando?"

Rossoni E. in Antonacci F., Rossoni E. (a cura di), Intrecci d'infanzia (2016), FrancoAngeli, Milano.

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