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giovedì 8 novembre 2018

Impariamo a volare

Questa è la storia di un maestro e una maestra che avevano la stessa passione: “volare”.

Lui si sdraiava per terra facendola volteggiare sui suoi piedi, gli piaceva quella sensazione, lo faceva sentire forte e allo stesso tempo “grande”, doveva essere pronto a proteggerla, come fanno i fratelli maggiori, da eventuali cadute e ad avere cura di lei.

Lei sapeva che volare significava fatica e costanza ma adorava quella sensazione di libertà e leggerezza. Sapeva che sarebbe caduta tante volte prima di riuscire a fare un bel volo, questo a volte le metteva paura, ma avrebbe imparato a rialzarsi sentendosi  un po’ più coraggiosa di prima.

Un giorno iniziarono  a volare davanti ai loro alunni e qualcosa in quei piccoli occhietti si accese: curiosità, passione, interesse, voglia di provare...beh proprio tutto quello che serve per iniziare ad imparare! Loro però erano ancora troppo piccini per volare, così i due maestri iniziarono a cercare nella loro scuola colleghi disposti a far provare ai loro alunni queste sensazioni. Tanti non capivano e ignoravano a cosa servisse imparare a volare. Dopo un po’ di tempo trovarono due maestre disponibili e pronte ad avventurarsi in questo nuovo percorso e a “imparare a volare" con i loro alunni.

Inutile dirvi che non era tutto sempre facile e bello, come in tutte le storie c’erano stati alti e bassi e tante prove da superare.

I due maestri capirono subito che insegnare a volare ai bambini era ben diverso da quello che avevano provato con gli adulti. I bambini dovevano imparare ad avere fiducia l’uno nell’altro, a toccarsi con delicatezza e a prendersi cura vicendevolmente, ma soprattutto dovevano tornare a usare il loro corpo. I maestri si accorsero che i bimbi non erano abituati a sperimentare, sentire e giocare con il corpo. Purtroppo non ci sono più i vecchi cortili in cui ci si trovava a correre, saltare e dove poter stare tutti insieme, ora si sta da soli in casa davanti ad un pc, un tablet o un televisore. Allora la prima cosa da fare era tornare a giocare e ascoltare ciò che il corpo comunicava a ciascuno di loro. Piano piano, con gli esercizi di yoga, i piccoli scoprirono la calma e l’equilibrio, mentre con quelli di acroyoga a cooperare tra loro, ad avere più sicurezza in loro stessi e a fidarsi degli altri.

In classe, grazie alle maestre, i bambini trasformarono le emozioni che vivevano con il corpo in parole, colori, poesie, quadri e canzoni... “Per me lo yoga è marrone perché mi ricorda la concentrazione. L’acroyoga è bianca perché quando vedi le nuvole ti fa calmare” ... “Per me lo yoga è azzurro perché mi fa calmare”... “Per me lo yoga è viola perché mi ricorda l’equilibrio e l’acroyoga è rosso perché quando cadi ti fai male ma poi devi riprovare”... “Per me l’acroyoga è bianco perché quando voliamo sembriamo in mezzo alle nuvole”... “Per me l’acroyoga è rosso perché quando cadiamo sentiamo dolore”... “La mia asana preferita è l’albero perché mi sento attaccato a terra ma vado verso l’alto”. Con il tempo tutti iniziarono a volare, ognuno col suo stile, chi aveva un volo pesante e barcollante, chi filava con grazia e leggerezza e chi usava uno stile un po’ disordinato. A volte non erano un bello spettacolo, ma non importava. Quel che contava era l’efficacia del volo.

Ti starai chiedendo come finisce la storia... forse una fine non c’è perché una volta che hai imparato a volare non puoi restare a terra...e allora ecco il nostro volo…

Se vuoi provare a volare ci puoi trovare alla pagina fb


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