Il figlio più bello

 


Il figlio più bello è un film coraggioso perché mette in scena una condizione di disabilità intellettiva complessa, poco cinematografica e perché rappresenta la quotidianità, senza pietismo, eroismo o facili consolazioni.
Quale quotidianità documenta il film? Cosa succede quando un padre deve lasciare andare il proprio figlio dopo essersi preso cura di lui per quarant’anni? Quali significati della disabilità e della genitorialità propone il film? Cosa fa il film sullo spettatore?
Il cinema non è solo specchio del mondo, ma struttura il mondo, suggerisce significati e prospettive da cui guardare il reale, è “un’archivio di anime: appunto, luogo dell’immaginario” (Casetti cit. in Schianchi, 2023, p. 13).
Stefano Rulli, insieme al regista Giovanni Piperno, raccoglie frammenti della sua vita per condividere la sua storia di padre di un ragazzo con disabilità. Si racconta in modo discreto, autentico, sofferto e speranzoso, a volte rimane in silenzio, lasciandoci intuire la complessa contraddittorietà del suo sentire e pensare. Così come sono dense di emozioni contrastanti le immagini d’acqua dove Matteo si immerge, lasciandosi andare, divenendo finalmente leggero, libero e ritrovando calma e serenità.
Stefano, oltre a essere padre, è uno sceneggiatore e regista che attraverso l’arte cinematografica ripercorre e rielabora la sua esperienza sovvertendo alcuni discorsi conformisti e conformi e mostrando altre vie percorribili.
“Ho ritenuto che tra le mie responsabilità vi fosse anche quella di mettere le mie emozioni nelle mani di altri genitori, perché ho avuto la fortuna di trovare le parole per esprimerle e l’occasione di renderle pubbliche” (Verga in Schianchi, 2023, p. 155).
La storia di Stefano è unica e particolare, ma è anche la storia di Marina, Massimiliano, Valeria e tanti altri genitori che hanno scelto di raccontarsi e dare voce a ogni madre e padre.
 
Per approfondire
Parrella V. (2013), Tempo di imparare, Torino: Einaudi.
Schianchi M. (a cura di) (2023), Cinema e disabilità. Il film come strumento di analisi e partecipazione, Milano: Mimesis.
Verga M. (2012), Zigulì. La mia vita dolceamara con un figlio disabile, Milano: Mondadori.
Viola M. (2026), Il volo del tacchino, Milano: Ponte alle Grazie.

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