Per ricevere i nuovi post via email

sabato 30 dicembre 2017

Cenci: una nave d'erba

Se vuoi facciamo un gioco
non troppo
non troppo poco:
un gioco giusto
pista festosa
da andare con pedali di rosa:
un gioco che non sia una cosa sola
un fuoco di domande
un gioco, amico,
che diventa grande
di parola in parola.

(E.Zamponi, R.Piumini)


C'è un meraviglioso libro di Quentin Blake in cui due bambini scoprono una nave d'erba, un luogo magico in cui tutto è possibile, giocando...anche navigare nella radura di un bosco.



A questa nave d'erba mi ha fatto pensare la mia visita alla Casa-Laboratorio Cenci, un luogo incantato nella cornice della campagna umbra: panorama mozzafiato che circonda un luogo in cui grandi e piccoli possono sostare per rimettere al centro la natura, il gioco, il desiderio di conoscenza e di avventura.
E nel mezzo di un grande prato, non manca nemmeno qui una maestosa nave, ora veliero, ora osservatorio privilegiato sulle stelle, ora luogo per raccontarsi storie; un punto di incontro per giocare tra cielo e terra.







venerdì 29 dicembre 2017

Coco. Nota tra le note



Non anticipare
niente, non essere
a proposito, abítuati
all’improvvisazione musicale,
a farti invisibile
nota tra le note,
vuoto capace
di urlo, di riconoscimento:
ecco, a casa
si sta così.
Chandra Livia Candiani, Fatti vivo, Einaudi, Torino, 2017, p.108


Le parole poetiche di Chandra Livia Candiani ci approssimano a una delle molteplici tematiche affrontate dal cartone animato Coco diretto da Lee Unkrich.
Forse potrebbero costituirne l’incipit. Potremmo non aggiungere altro e lasciarle risuonare in noi e propagare fuori di noi accompagnate dal suono della musica del film. Ma ci fermiamo un attimo e ci mettiamo all’ascolto delle parole, delle immagini, dei colori, delle note, del silenzio.


Miguel è un bambino che ha un talento innato per la musica, ma deve vivere nascostamente la passione per quest’arte che è stata severamente bandita dalla famiglia da quando il trisnonno di Miguel, un formidabile chitarrista, per seguire il suo sogno abbandonò la moglie Imelda e la piccola Coco, che è ora un’anziana signora su una sedia a rotelle. 
Miguel suona segretamente la chitarra, si esibisce solo per il suo fedele cane Dante finché un giorno decide di uscire allo scoperto e suonare durante la festa dei morti. Per questo ruba una chitarra da una tomba e mentre compie il furto si trova traghettato nell’aldilà.
Ci fermiamo qui con la trama per lasciarvi gustare le avventure di Miguel e del suo cane-guida di anime.


Vogliamo solo suggerirvi questo cartone animato perché ha la capacità di riportare alla nostra attenzione vorace e intermittente l’importanza dei rituali, della memoria, del ricordo, della conoscenza del passato per accedere al presente e per divenire ciò che si è; un film che osa affrontare con i bambini il tema della morte, inevitabilmente intrecciato al tema della vita, dei legami, delle relazioni significative che si instaurano e si modificano in ogni esistenza.
Coco è un urlo di gioia e di dolore, è una festa di colori luminescenti e cupi, è una danza tra vivi e morti, è un ponte tra visibile e invisibile, è una donna anziana che conserverà il suo animo bambino grazie alle note di una musica improvvisata.



giovedì 21 dicembre 2017

Gioco e disabilità, un'oscillazione tra limite e piacere.



Sull’ Italian Journal of Special Education for Inclusion, Rivista semestrale della Società Italiana di Pedagogia Speciale è stato pubblicato l’articolo “Gioco e disabilità, un'oscillazione tra limite e piacere” nato dalla collaborazione tra il gruppo Puer Ludens e l’abilità onlus.

Francesca Antonacci (docente di Pedagogia del gioco presso il Dipartimento di Scienze umane per la formazione “Riccardo Massa”, Università degli studi di Milano-Bicocca), Carlo Riva (direttore di l’abilità) e Elisa Rossoni (coordinatrice di Lo Spazio gioco) hanno provato ad avviare una riflessione critica e problematizzante sul gioco e sulla disabilità per proporre uno sguardo rinnovato che sappia accettare e reintegrare il gioco nei contesti educativi e anche nei progetti di vita delle persone con disabilità come esperienza fondamentale e vitale in vista del benessere e dell’inclusione sociale.

Viene quindi presentata l’esperienza dello Spazio gioco di l’abilità onlus come esempio paradigmatico e innovativo dell’attuazione e realizzazione di un pensiero radicale e trasformativo che ha istituito e restituito uno spazio e un tempo prezioso di gioco ai bambini con disabilità. Un progetto che da quindici anni è in continua evoluzione alla ricerca di nuove possibilità, incertezze, ebbrezze in oscillazione tra il limite e il piacere di osare.


lunedì 18 dicembre 2017

Ogni volta che si racconta una storia

Marco Baliani, Ogni volta che si racconta una storia, Laterza, Bari, 2017

"Il bambino impara dalla voce e dagli occhi dell'adulto narratore che le parole costruiscono mondi che è possibile toccare e visitare ad occhi aperti, con le paure e le eccitazioni che stanno lì ad ogni svolta del racconto. Impara a far vivere l'invisibile, e a nutrirsene".
Marco Baliani
Ogni volta che si racconta una storia si crea e istituisce un cerchio magico, un luogo extraordinario dove avviene un incontro appassionato e appassionante: l’incontro tra chi narra e chi ascolta, tra la vita e la sua ripresentificazione, tra il visibile e l’invisibile.
Ogni volta che si racconta una storia si accede a una radura spazio-temporale che concede una sosta nello scorrere ordinario e impetuoso della vita e dona il presente dell’atto teatrale grazie alla ripetizione del gesto dell’attore.
Ogni volta che si racconta una storia ci si avvicina al mistero delle origini, all’esperienza antica del raccontare e del raccontarsi, si tessono i fili della storia dell’uomo e del mondo.
Ogni volta che si racconta una storia si prova ad assumere una qualità di presenza “viva e decisa” (Barba) che permette a chi ascolta di crederci, di trasformare le parole, i gesti e i silenzi in visioni, di evocare immagini, di risignificare il reale (Turner).
Ogni volta che si racconta una storia si riattiva lo stupore del bambino che è curioso di tutto ciò che lo circonda, che attende impaziente la ripetizione di una storia, che gusta l’eccitazione dell’attesa e si lascia rapire dall’incanto del gesto, della voce e delle parole.
Ogni volta che si racconta una storia ci si assume la responsabilità di guidare e far smarrire lo spettatore, seducendolo e sviandolo verso l’ignoto, errando lunghi percorsi non predeterminati e seguendo le tracce di immagini e sensazioni che disegnano mappe misteriose e incoerenti (Bottiroli).
Ogni volta che si racconta una storia si apre la possibilità di una trasformazione che può avvenire grazie all’incontro intenso e profondo tra il corpo narrante dell’attore e il cuore dello spettatore per tramite dell’immaginazione.
Ogni volta che Marco Baliani racconta una storia ci regala l’incanto di un momento che esiste solo quando accade (Brook) ma capace di irradiare parole che liberano l’immaginario e voci che continuano a risuonare per reinventare il mondo narrandolo, ogni volta, da capo.


venerdì 15 dicembre 2017

L'importanza dei professori di greco

Il testo che segue va letto immaginando di ascoltare la voce di Paolo Nori, che lo leggerebbe con il suo accento parmense e la sua intonazione scanzonata e cantilenante.

“Dunque i Lidi praticano usanze simili a quelle dei Greci, a parte il fatto che prostituiscono le figlie femmine. E per primi tra i popoli di cui noi abbiamo notizia, avendo coniato moneta d'oro e d'argento ne fecero uso, e per primi anche divennero mercanti al minuto. E i Lidi stessi dicono che anche i giochi che sono in uso ora per loro e per i Greci furono loro invenzione. E dicono che nello stesso tempo questi furono inventati da loro e che essi colonizzarono la Tirrenia, dicendo così riguardo a questi fatti. Ai tempi del re Atis figlio di Mane si verificò una grave carestia in tutta la Lidia; e i Lidi fino a un certo punto trascorsero il tempo resistendo, ma poi, siccome non cessava, cercarono rimedi, e qualcuno di loro escogitava qualcosa, qualche altro un'altra. Appunto allora dunque furono inventati i tipi di gioco e dei dadi e degli astragali e della palla e di
Erodoto
tutti gli altri giochi, tranne gli scacchi: infatti appunto di questi i Lidi non si attribuiscono l'invenzione. E facevano così contro la carestia avendo inventato questo sistema: per uno intero su due giorni giocavano, proprio per non sentire il bisogno di cibi, mentre per l'altro mangiavano concedendosi una pausa dai giochi. In tale modo vissero per diciotto anni. Siccome però il malanno non se ne andava, ma imperversava ancora di più, così dunque il loro re avendo diviso tutti i Lidi in due parti sorteggiò una per la permanenza, e l'altra per l'uscita dal paese, e a quella delle parti sorteggiata per restare là il re mise a capo se stesso, mentre a quella che si allontanava il proprio figlio, il cui nome era Tirreno. E quelli di loro sorteggiati per andarsene dal paese scesero a Smirne e costruirono delle imbarcazioni, nelle quali avendo caricato tutto, quanti per loro erano oggetti utili, salparono alla ricerca di sostentamento e di un territorio, finché dopo aver attraversato molte popolazioni, giunsero tra gli Umbri, dove essi fondarono città e tuttora abitano. E anziché Lidi essi cambiarono nome sulla base del figlio del re, che li guidò: creando il nome sulla base di questo si chiamarono Tirreni.”

Nelle scuole i professori di greco insegnano che questo testo lo ha scritto Erodoto nelle sue Storie. Se non ci fossero i professori di greco uno penserebbe che si tratta di uno scherzo, o di un discorso di Paolo Nori, o di un autore russo tradotto da Paolo Nori, o anche di uno scrittore russo inventato da Daniil Charms e tradotto da Paolo Nori.

Ora però io mi occupo di crittografia per lavoro, e così non so nulla di Erodoto, a parte che ha scritto questo testo, a detta dei professori di greco. E da qualche anno è successo che alcuni che si occupano di crittografia per lavoro hanno avuto l’idea di inventare anche loro una cosa simile alla moneta d’oro, proprio come avevano fatto i Lidi, e questa moneta è una criptovaluta, perché è fatta con la crittografia. Questa moneta si chiama bitcoin, perché la crittografia, che garantisce il valore, la sicurezza, l’equivalente dell’oro, la crittografia è fatta con i bit, come tutta l'informatica, che poi i bit sono solo dei numeri uguali a uno o uguali a zero, mentre coin vuol dire proprio moneta, ma in inglese.

Ma la cosa da non credere, che sembra davvero uno scherzo, come quello di Erodoto, se non ci fossero i professori di greco, è che questa criptovaluta funziona per mezzo di un gioco che questi matti, forse un po’ anarchici, che fanno crittografia si sono inventati, come i Lidi che si erano inventati dei giochi. Il gioco è un puzzle difficile da risolvere, e i computer fanno a gara a chi trova per primo la soluzione, e chi vince trova le monete d’oro crittografiche, che sono i bitcoin.

Da qualche tempo qualcuno dice anche che stiamo attraversando una grande crisi economica, e nella Silicon Valley ci sono scienziati che progettano strumenti per manipolarci, catturando la nostra attenzione con i giochi che creano dipendenza e con i social network, mentre altri studiano come farci cambiare in meglio il mondo e risolvere i problemi dell’umanità facendoci giocare. Intanto quei libertari che fanno crittografia dicono che hanno inventato la criptovaluta, bitcoin, l’oro digitale, e il gioco che la fa funzionare, proprio per risolvere il problema della crisi, proprio come hanno fatto i Lidi che hanno scelto il gioco come strategia.

E allora mi viene da pensare, ma veramente, che in fondo delle storie non m’importa più di sapere se sono vere o inventate. Ma ho capito una volta per tutte, quanto è importante che ci siano al mondo persone come Paolo Nori e i professori di greco.

mercoledì 13 dicembre 2017

I bambini sono contagiosi

“I bambini sono tutti quanti molto contagiosi. Quando ce n’è uno, subito arrivano gli altri”.

Romain Gary, La vita davanti a sé, Neri Pozza, Vicenza, 2005, p.13.


Helen Levitt

August Sander

Helen Levitt

August Sander

Diane Arbus

August Sander

Helen Levitt

August Sander

giovedì 7 dicembre 2017

Niente di speciale

Mark Janssen, Niente di speciale, Lemniscaat, 2017

“[…] la costruzione di qualunque mondo secondario è un atto gratuito, non utile, qualcosa che si fa, non perché si deve fare, ma perché è divertente farlo. Si è liberi di scrivere una poesia o di rifiutarsi di scriverla. Comunque ogni mondo secondario che siamo in grado di costruire con l’immaginazione si procura necessariamente la materia prima del Mondo Primario nel quale tutti noi viviamo.” W.H. Auden

Nel saggio “Libertà e necessità nella poesia: la mia miniera di piombo” (Bruner, Jolly, Sylva, 1995, pp.713-715), il poeta britannico Auden prova a spiegare la strana attività dell’immaginazione creatrice e la sua funzione vitale e fondamentale nel processo di creazione di una poesia. L’immaginazione si nutre della realtà che è una miniera di tesori, di esperienze, “un mondo sacro e privato” con le sue regole in cui Auden si rifugiava da bambino.
Mark Janssen, poeta d’immagini e illustratore di libri per bambini, ha restituito nel libro Niente di Speciale l’opera dell’immaginazione creatrice capace di trasformare la realtà quotidiana di due bambini in un mondo secondario che incanta e diverte, un mondo ulteriore che dona presente, un tempo dilatato dove la noia è piacere di immaginare.


La piscina diventa un mare di pesci guizzanti, lo scivolo una proboscide di un elefante, il canto degli uccelli un coro colorato su un ramo di un albero, la visione di una farfalla un’esperienza di stupore condivisa con branco di orsi.



L’immaginazione non crea ex nihilo ma si nutre dei materiali della realtà, di ciò che si osserva e si percepisce, di ciò che si “trova estasiante o divino” per ricreare il mondo e rendere speciale la realtà.











Sono ancora aperte le iscrizioni al secondo modulo del corso

ALIENI - formazione per il lavoro con i nuovi adolescenti

che si terrà sabato 13 e 27 gennaio, organizzato da Metodi con la collaborazione anche di Puer Ludens.

Questa volta il tema sarà la TECNOLOGIA: si parlerà di dipendenza digitale, gamification, profilazione, cyberbullismo, pedagogia hacker, e molto altro.

Si sperimenteranno PRATICI STRUMENTI EDUCATIVI per DE-PROGRAMMARSI e porsi con ATTITUDINE ATTIVA E CREATIVA NEI CONFRONTI DELLA TECNOLOGIA.

In cattedra (anche se la cattedra non l'abbiamo..) insieme ai formatori di Metodi il collettivo di ricerca IPPOLITA autore tra gli altri di “Tecnologie del dominio: Lessico minimo di autodifesa digitale” (Meltemi 2017) e “Anime elettriche: Riti e miti social” Jaca Book 2016.

Qui il programma completo del corso
http://www.retemetodi.it/…/PROGRAMMA%20ALIENI%20completo.pdf

lunedì 4 dicembre 2017

Conducting Artistic Research into the Performing Arts: methods, challenges, practices and dissemination

                                             Seminario sulla ricerca nelle arti performative

11 dicembre 2017
9.30-12.30
Aula Seminari – IV piano Edificio U6

Università degli Studi di Milano-Bicocca
Dottorato in Educazione nella Società Contemporanea

L'intervento, tenuto dal prof. Patrick Leroux della Concordia University di Montreal, intende approfondire il tema della ricerca nelle arti performative, esplorandone metodi, sfide e nuove prospettive.


Conducting Artistic Research into the Performing Arts: 
Methods, Challenges, Practices and Dissemination 

Prof. Leroux along with a group of university researchers, professional circus school pedagogues and students from the world-renowned National Circus School of Montreal have engaged in a four year experiential research into the poetics and process of meaning-making in contemporary circus. Through a series of exercises, focused small public presentations, systematic observation, and discourse analysis, the team is working towards both a theory of creative process in contemporary circus and an embedded, experiential knowledge where there is a measure of risk involved, for the researchers. This talk will address questions of research-creation and action-research with the performing arts and some of the particular issues, challenges, practices and dissemination strategies that are associated with them.

Prof. Louis Patrick Leroux is a playwright, director and Professor at Concordia University and the Founding Director of the Montreal Working Group on Circus Research. He co-edited Cirque Global: Quebec’s Expanding Circus Boundaries (2016), has published extensively and given many international talks on contemporary theatre and circus. He is an ongoing Associate Researcher and guest teacher at the National Circus School of Montreal. In 2017, he was inducted into the Royal Society of Canada’s College of New Scholars, Artists and Scientists.

L'ingresso è libero.

venerdì 24 novembre 2017

Telefonata con il pesce



S.Vecchini & Sualzo, Telefonata con il pesce, Topipittori, Milano, 2017

Se c’è un problema di comunicazione può dipendere dal contenuto dei messaggi che ci scambiamo, dalla forma in cui questi sono espressi oppure dalla relazione tra chi comunica e chi ascolta.
Accade tra bambini, accade tra adulti, accade tra bambini e adulti.
L’errore più grave che facciamo è quello di non pensare che se c’è una difficoltà di comunicazione è perché c’è innanzitutto una difficoltà relazionale.
Una buona relazione è attenzione all’altro, è guardare l’altro, è emozionarsi insieme.
Nel libro di Silvia Vecchini & Sualzo, Telefonata con il pesce, un bambino con problemi di comunicazione trova nella volontà e nella passione di una compagna la forza per dirsi
Al di là di facili letture diagnostiche, non pertinenti al valore della storia, gli autori hanno saputo raccontare la bellezza dell’incontro con l’altro e il desiderio ultimo della scoperta dell’ignoto del puer ludens.
Chi è un bambino che non parla? 
Un sasso nella sua immobilità o un fiore che deve sbocciare? O una foglia caduta e calpestata? 
Non è immobile perché i suoi pensieri sono tanti e spesso dolorosi.
Non deve sbocciare perché è già troppo aperto all’uragano della vita.
Non è una foglia caduta perché è attaccato alla linfa del mondo degli altri. 
Un bambino che non parla è un bambino che non può parlare.
Poiché parlare è vivere, sta a noi trovare, ogni volta che stiamo davanti a lui, la modalità emotiva più delicata e intima possibile per farlo respirare.
Perché comunicare è respirare. 



giovedì 23 novembre 2017

La funzione del bambino


"La funzione del bambino è di stabilire il legame, la bellezza, l’ornamento, di frantumare gli egoismi, di portare entusiasmi là dove le persone si contentano di trattare circa gli scambi. Perché al bambino, più della parola, s’addice il tatto, più del discorso il percorso; egli esiste per ricordarci tutto quello che ciascuno ha sepolto e dimenticato, perduto nel “quanto a sé”.
Per cominciare, il quanto a sé nei confronti di una infanzia che ci mette in imbarazzo e di cui vogliamo evitare l’irruzione rendendola intoccabile”.

R. Schérer, G. Hocquenghem, Co-ire. Album sistematico dell’infanzia, PGreco, Milano, 2010, p.74.


Letizia Battaglia

Emilio Longoni

Letizia Battaglia, La bambina con il pallone. Quartiere la Cala, Palermo 1980

Felice Casorati, Ragazza a Pavarolo, 1937

Letizia Battaglia, Figlia di Mimmo Ortolano Casa professa, 1991

Emilio Longoni, Studio dal vero (Dal giardino), 1896


Letizia Battaglia

domenica 19 novembre 2017

Linee di Suzy Lee

Suzy Lee, Linee, Corraini, Mantova, 2017


“Imparo continuamente dai bambini”. Il bambino, scrive Suzy Lee (2011), appare quando durante il processo creativo ci si trova di fronte a un ostacolo insormontabile, quando la razionalità adulta blocca il flusso creativo e impedisce all’immaginazione di spiccare il volo. “In questo punto morto, senza possibilità di andare né avanti né indietro, appare un bambino e ti dà un colpetto sulla spalla”. 
L’artista, secondo Suzy Lee, dovrebbe lasciarsi guidare e alimentare da uno sguardo infante che, al di là dell’età anagrafica, sa cogliere “la sostanza delle cose”, sa "fronteggiare l'incertezza", balbetta senza "essere sicuro di come si concluderanno le parole", sa "godersi comodamente l'ambiguità".

La dedica del testo potrebbe allora essere rivolta al bambino che alberga in ogni artista ma anche alla possibilità per ogni bambino di trovare spazi e tempi per esprimere la loro immaginazione e i loro pensieri, dove il processo conta più del prodotto o di un lavoretto finale valutato secondo giudizi perentori.

Questa lunga premessa sul processo creativo del disegnare a cui continuamente rimanda la storia che vi stiamo per presentare, introduce l’ultimo libro di Suzy Lee.
Linee è un libro attraversato dall’immaginazione che, come è solita fare la scrittrice e illustratrice coreana, infrange le regole attraversando la rilegatura centrale e utilizzando le pagine come un unico grande spazio bianco.

Nello scenario vuoto e instabile di una pista di ghiaccio appare una giovane pattinatrice che inizia a tracciare linee. La bambina gioca, si diverte, esegue volteggi e giravolte, sogna e fa sognare, sperimenta le sue possibilità e i suoi limiti. Ad un certo punto la bambina cade e la pagina viene repentinamente e stizzosamente accartocciata.

La bambina è caduta, l’artista ha sbagliato.

Ma poi la pagina si riapre, anche se stropicciata, anche se si è caduti e magari ci si è fatti un pò male. E scopriamo che non siamo gli unici a cadere. Anche gli altri, come noi, possono sbagliare, essere fragili.  Insieme ci si può rialzare per ricominciare a disegnare e a giocare. La pista diventa così un turbinio di linee che si intrecciano nei giochi e nelle danze di una moltitudine di bambini.


E il gioco può iniziare nuovamente.






sabato 11 novembre 2017

Kuniyoshi. Il visionario del mondo fluttuante

 
 
Vi vogliamo segnalare la mostra di Utagawa Kuniyoshi (1797-1861), in corso al Museo della Permanente di Milano fino al 28 gennaio 2018.
Il mondo fluttuante rappresentato nelle opere di Kuniyoshi è un mondo visionario, poliedrico, giocoso, divertente, illusionistico, in movimento.
Un mondo di “mostri comici”, animali e gatti dai tratti antropomorfi, puzzle di figure umane, ritratti di donne, bambini, attori, fantasmi e miti della cultura giapponese, giochi di ombre e caricature, parodie di storie e battaglie con protagonisti animali, oggetti, dolci, cibi.
Le opere dettagliate e minuziose del pittore giapponese invitano ad allentare la nostra presa egoica, razionale e decifrante della realtà e a lasciarsi fluttuare nel mondo dell’immaginazione creatrice per percepirsi nuovamente soggetti in gioco e in connessione con il tutto.
 
 
Sakata Kaido-maru, 1836

Fa paura ma è veramente una buona persona, 1847 circa

Giochi di ombre e gatti
  
 
Palazzo della PermanenteVia Filippo Turati, 34
20121 – Milano
Orari: Tutti i giorni, dalle 9.30 alle 19.30 (La biglietteria chiude un’ora prima)
www.lapermanente.it

martedì 31 ottobre 2017

Uno stato dello spirito e una qualità dell'immaginazione

La giovinezza non è un periodo della vita, 
è uno stato dello spirito,
un effetto della volontà,
una qualità dell'immaginazione,
un’intensità emotiva,
il prevalere dell'audacia sulla timidezza,
del gusto dell'avventura sulla vita comoda.

Non si diventa vecchi perché ci è caduto addosso un certo numero di anni,
si diventa vecchi per aver abbandonato il proprio ideale.
Gli anni tracciano i loro solchi sul corpo,
la rinuncia all'ideale aggrinzisce l'anima.
Le preoccupazioni, le incertezze,
i timori, i dispiaceri
sono nemici che lentamente
ci fanno piegare verso la terra
e diventare polvere prima della morte.

Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia, 
che si domanda come un ragazzo insaziabile: e poi?
che sfida gli avvenimenti e trova gioia nel gioco della vita.
Voi siete giovani quanto lo è la vostra fede,

vecchi come il vostro dubbio.
Giovani come la vostra speranza,
vecchi quanto il vostro scoramento.
Voi resterete giovani finché vi conserverete ricettivi,
ricettivi a ciò che è bello, buono e grande.
Ricettivi ai messaggi della natura, dell'uomo, dell'infinito.
Se un giorno il vostro cuore
dovesse essere mosso dal pessimismo
e corroso dal cinismo,
possa Dio avere pietà della vostra anima di vecchi.

Discorso del Generale Douglas Mac Arthur ai Cadetti di West Point - 1945


Elliott Erwitt, Sequentially Yours 2011 
Sony World Photography Awards 2015. Carla Vermeend, Holanda
Alexander Calder courtesy Calder Foundation
Walter Rosenblum fotografato da Grace Robertson




Salvador Dali fotografato da Willy Rizzo

Droog design, Tree-trunk bench 1999

Alexander Calder ritratto mentra lavora a un mobile per una scuola pubblica a Grand Rapids, Michigan USA

domenica 29 ottobre 2017

“Chiedimi cosa mi piace” di Bernard Waber

Bernard Weber, Chiedimi cosa mi piace, Terre di Mezzo, Milano, 2016

Passeggiando in una libreria e facendo scorrere il nostro sguardo curioso e impaziente di un incontro sulla moltitudine di libri presenti, spesso ci soffermiamo su una copertina accattivante: il titolo e l’immagine rapiscono la nostra attenzione in quel particolare istante.
Così è successo con la copertina colorata, rasserenante, giocosa, autunnale illustrata dal tratto celebre della narratrice coreana Suzy Lee e con il titolo spiazzante dello scrittore americano Bernard Weber.

Chiedimi cosa mi piace è l’invito che una bambina fa a suo papà all’alba di una giornata ordinaria, è la regola di un gioco che trasformerà il mondo e la realtà nella loro straordinarietà.
La meravigliosa attenzione dello sguardo infante che si insinua nelle pieghe del cosmo e sa cogliere le cose semplici e minute, i dettagli e gli eventi nel loro darsi accompagnerà l’adulto nel gioco del mondo, alla riscoperta di un tempo svuotato dalla frenesia e dalla distrazione e riempito dalla bellezza, che si può vedere e cantare solo fermandosi, camminando a zonzo, sdraiandosi in un prato sonoro di foglie colorate a guardare il cielo e attendere l’arrivo delle lucciole.