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domenica 9 giugno 2019

We the Animals



We the Animals è il titolo originale del film del regista statunitense Jeremiah Zagar, malamente italianizzato in Quando eravamo fratelli. C’è una differenza, non sottile, nell’attribuzione dei due titoli perché ognuno può esprimere, a mio parere, uno sguardo diverso sul film.
Quello che a noi interessa è lo sguardo del bambino, di Jonah, i cui profondi e insondabili occhi blu vengono inquadrati costantemente e a distanza ravvicinata per farci intuire i suoi pensieri, il suo modo di sentire e percepire, le sue rêverie tradotte dal regista in immagini oniriche.
Immagini di infanzia, di crescita e individuazione, autorealizzazione e frustrazione, spensieratezza e sofferenza, scorribande e pericoli, sogni e fughe, nascondimenti e condivisione, istintualità e aggressività, fiducia e tradimenti.
Manny, Joel e Jonah costituiscono un piccolo branco, sono tre fratelli, di origini portoricane e americane, che vivono in una zona rurale degli Stati Uniti in una famiglia con poche risorse economiche e educative. Un branco senza un capo, senza riferimenti genitoriali di cui fidarsi e a cui affidarsi e incapaci di accogliere i cambiamenti imprevedibili legati alla crescita di ognuno, in particolare di Jonah. Il bambino trova, nel suo rifugio segreto sotto il letto, la possibilità di esprimere la sua personalità e identità sessuale attraverso l'arte del disegno. Finché verrà scoperto. 



sabato 1 giugno 2019

Il diritto al riposo, al tempo libero, al gioco


«Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale e artistica. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali»
Art. 31, Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, 1989

Giovanni Giacometti, Fanciulli al sole, 1910

Joan Miró, Composition (Petit univers), 1933

Paul Gauguin, Lotta di bambini bretoni, 1888

Félix Vallotton, Trois femmes et un petite filles jouant dans l’eau, 1907

Paul Klee, Marionette (colorate su fondo nero), 1930

Massimo Campigli, Il gioco del filo, 1946

domenica 26 maggio 2019

Luciano di Danio Manfredini


“Fatti, incontri, dialoghi, frasi, segreterie telefoniche, immagini, suggestioni accumulate nel corso della mia vita e depositate nel mio mondo interiore.
Il soggetto è un uomo con le sue ansie, paure, desideri, bisogni, stati d’animo, umori. Una chimica dei passaggi che l’essere compie sulla terra di fronte all’amore, al sesso, al denaro, alla follia, la solitudine, i ricordi, la morte.
La memoria si compone e si decompone come un caleidoscopio sul corpo dell’attore.
Se i modelli di comportamento presentati rimandano al mondo dei folli è perché esso più di qualunque altro contesto mi ha rivelato un’immagine contemporanea dell’inquieta umana condizione interiore” (D. Manfredini, Al presente, Edizioni Cadmo, Roma).

Non aggiungiamo altro alle parole di Danio Manfredini, figura unica e particolare nel teatro di ricerca italiano, per presentare il suo ultimo spettacolo “Luciano” e raccontare il lavoro dell’attore su di sé.
Due anni fa, assistemmo a una prova che il regista aveva voluto sottoporre allo sguardo del pubblico e oggi, dopo un lungo percorso di ricerca artigianale e teatrale, l’abbiamo riguardato e ritrovato modificato, distillato in immagini potenti e sognanti che restituiscono un'opera essenziale, simbolica, un microcosmo che si ricostituisce ogni volta nello spazio vuoto del teatro illuminando l’essenza intima e comunitaria di ogni essere umano.


martedì 21 maggio 2019

GiocaMI Festival del Gioco da Tavolo - Milano 25 maggio 2019

GiocaMI Festival del Gioco da Tavolo:  un evento pubblico organizzato da Fondazione De Marchi e dedicato ai Giochi da Tavolo.
dalle 11:15 parteciperanno alla tavola rotonda Francesca Antonacci e Davide Fant, del gruppo Puer ludens.



I dettagli dell'evento:

Sabato 25 maggio presso Palazzo Marino (Milano) si svolgerà GiocaMI il Festival del Gioco da Tavolo.
- dalle 10 alle 18, nella corte interna di Palazzo Marino e nella Sala Alessi, saranno messe a
disposizione dei visitatori 30 postazioni da gioco in cui si alterneranno circa 100 diversi
giochi da tavolo.
- Alle 11, premiazione del concorso “Una Ludoteca da Sogno” a cui hanno partecipato  quarantacinque classi e oltre mille bambini delle scuole medie ed elementari, realizzato grazie alla collaborazione di Play Modena, MeMo e dell’editore Cmon.
- Alle ore 11:15 tavola rotonda “Esperienze di una società in gioco” che affronterà le tematiche dell’isolamento sociale e dei rischi connessi all’abuso degli strumenti digitali.
La tavola rotonda sarà moderata da Silvia Sacchi, giornalista del Corriere della Sera e vedrà la partecipazione di: Don Rigoldi, assessore Giulio Gallera, Emilio Fossali (presidente Fondazione De Marchi e direttore pronto soccorso Pediatrico), Cristiano Gandini ( responsabile ambulatorio di terapia del dolore in de Marchi), Antonella Costantino (neuropsichiatra infantile del Policlinico di Milano), Marco Crepaldi (fondatore di Hikikomori Italia), Oscar Suriano (ludologo), Francesca Antonacci (pedagogista), Davide Fant (pedagogista), Luca Borsa (autore di giochi da tavolo).

martedì 14 maggio 2019

Le Grand Bal



La danza non è solo l’arte che attraversa il movimento
consente all’anima umana di esprimersi,
è anche il fondamento di una concezione più sciolta,
armoniosa, naturale della vita.
Isadora Duncan


Il film-documentario Le Grand Bal, di Laetitia Carton, fa bene al cuore e all'anima.
La regista francese ci accompagna delicatamente e poeticamente all’incontro con migliaia di persone di ogni età e provenienti da ogni parte del mondo che, tutte le estati, si ritrovano nel piccolo paese di Gennetines, semplicemente per ballare.
E semplicemente viene voglia di essere lì, immersi in quella comunità danzante e pulsante che ondeggia sulle note di musiche tradizionali suonate dal vivo. Viene voglia di provare la libertà e l’estasi che si percepiscono danzando, di sperimentare il proprio corpo e i suoi limiti, la fatica di provare e riprovare, gioire e arrabbiarsi, sentire la vibrazione di essere scelti o di scegliere e poi arrestare il tempo e sostare nell’attimo in cui due corpi, due cuori, due menti, due anime, si sfiorano. Si toccano.
La danza è uno spazio e tempo di condivisione e inclusione sociale, tutti possono partecipare con le loro possibilità e abilità. La danza è un microcosmo, è metafora della vita. La danza può essere, come suggeriva Isadora Duncan all’inizio del Novecento, “un progetto di riforma globale della vita” (Zagatti, 2012, p.44), per riscoprire un rinnovato senso comunitario e legame collettivo, per riconnetterci al ritmo naturale del mondo.


sabato 11 maggio 2019

Coderdojo e videogiochi

Sabato 11 maggio 2019 dalle 14.30,  mentre si è svolta l'attività di Coderdojo in IED con i bambini, Francesca Antonacci è intervenuta sul tema "Internet e videogiochi: il digitale come minaccia e opportunità per la formazione", in un seminario rivolto ai genitori.



La tecnologia digitale è entrata nel quotidiano in modo pervasivo. Non è più possibile combatterla o vietarla. I cambiamenti tecnologici si rivelano sempre nella loro doppia veste di minaccia e opportunità.
Occorre pensare in modo critico l'uso della tecnologia per non venirne sopraffatti, ma per farla diventare un'occasione di crescita per giovani ed adulti. Un dialogo tra il mondo produttivo e quello educativo.


Fiabe italiane

I. Calvino (2017), Fiabe italiane, Mondadori, Cles (TN).

Fiabe italiane di Italo Calvino è un libro, a mio parere, da tenere sul comodino, da avere sempre a portata di mano per immergersi in un universo ammaliante e poetante e ritornare alla vita trasformati o con nuove domande, per esercitarsi a riconoscere le proprie emozioni, i desideri più profondi, più autentici, per condividere con qualcuno il piacere di una storia, per assaporare il gusto della letteratura fine a sé stessa, per praticare la visione dell’invisibile. Le storie affinano i cinque sensi e il senso dell’immaginazione, facoltà indispensabile per sognare e costruire un futuro possibile. Una storia educa al senso dell’umorismo e del grottesco, ci invita a non prenderci mai troppo sul serio. Le storie educano alla bellezza e accompagnano nell’abbraccio del sonno ristoratore e sognante.
«Io credo questo: le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi di un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano. E in questo sommario disegno, tutto» (Calvino, p. XIV).

martedì 7 maggio 2019

Una scuola possibile, presentazione del libro FrancoAngeli Bookshop

giovedì 09 maggio 2019 presso FrancoAngeli Bookshop
ore 16:30
piazzetta ribassata, Viale dell'Innovazione, 11
Milano

presentazione del libro Una scuola possibile. Studi ed esperienze intorno al Manifesto Una scuola
a cura di Francesca Antonacci e Monica Guerra
con la partecipazione del gruppo Puer Ludens e degli autori del libro.



Vi aspettiamo per discutere insieme di una scuola veramente possibile, che mette al centro l'immaginazione, la condivisione di esperienze, uno stile esplorativo, dei contesti ricchi, una cultura della valutazione capace di "dare valore" e last but not least, il gioco!

sabato 4 maggio 2019

Futuri possibili

Seminario nel ciclo Futuri possibili a cura dell'Azienda Consortile Garda Sociale

"LA FAMIGLIA COME SISTEMA, NEL SISTEMA COMPLESSO DEL CONTEMPORANEO"

LUNEDI 6 MAGGIO dalle ore 14:00 presso la sala del Peler (Palazzo Todeschini) 
Desenzano del Garda

Conduzione a cura di Francesca Antonacci

A tema la famiglia e le sue attività, tra cui non possiamo dimenticare il gioco, come linguaggio per il benessere e per riscoprire una centratura sulla relazione e la condivisione.



sabato 27 aprile 2019

Dilili a Parigi


Dilili a Parigi è un film d’animazione del regista francese Michel Ocelot.
Dilili è una principessa “che viene dall’altro lato della terra”, ha origini kanak e francesi. Proprio perché meticcia non si è mai sentita a casa da nessuna parte, in Nuova Caledonia era discriminata perché troppo “chiara” e in Francia perché troppo “scura”. 
All’inizio del film, la sua diversità viene esibita in una sorta di giardino zoologico nella Parigi di inizio Novecento. All’esibizione assiste il simpatico e giovane fattorino Orel che, curioso di conoscere la bambina, le dà un appuntamento. I due diventano amici e insieme intraprendono una sorprendente avventura sulla tricicletta di Orel per scovare i Maschi Maestri, una banda di malfattori che vogliono fermare l’emancipazione femminile rapendo tutte le bambine della città.
Sono tanti i temi che si intrecciano lungo le strade di Parigi nella Belle Époque: la convivenza delle tante diversità presenti sullo scenario dell’esistenza, la tutela dei diritti delle donne, la bellezza dell’arte e della cultura che possono essere salvifiche e trasformative, l’infanzia come forza vitale capace di sovvertire l’ordine delle cose.
Tematiche quanto mai attuali che invitano i piccoli e grandi spettatori a ri-orientare lo sguardo verso un percorso di riflessione e conoscenza di sé, degli altri, del mondo.


martedì 23 aprile 2019

Je suis l'autre. Giacometti, Picasso e gli altri. Il primitivismo nella scultura del Novencento

«Un’opera, che non ha radici nel mito e nella poesia, che non partecipa alla profondità e all’essenza dell’universo è solo un fantasma». Hans Arp, 1952


Henry Heerup, Testa di gliptodonte, 1945

Max Ernst, Mon Ami Pierrot, 1971

André Masson, Duo amoroso, 1939

Statua lignea raffigurante una coppia di individui di alto rango, monito di una condizione di vita esemplare e desiderabile. Asia, Regione Indiana, nord-est, fine del XIX secolo.

«Il mito esprime qualcosa di reale ed esistente in noi stessi, come lo era per quelli che per primi inciamparono sui simboli e diedero loro vita». Mark Rothko, 1943

Enrico Baj, Re Ubu e Madre Ubu (parti del Teatro di Ubu), 1984-1985

Bambole kachina: raffigurano danzatori mascherati che partecipavano alle cerimonie. America settentrionale, Sud-ovest, XIX-XX secolo.

Arnaldo Pomodoro, La colonna del viaggiatore, 1962
Sezioni di pilastro della facciata di una Casa degli uomini, in origine il fulcro della vita sociale della comunità. Melanesia, fine del XIX secolo.


07 aprile - 28 luglio 2019
Museo delle Culture, Villa Malpensata, Lugano


giovedì 4 aprile 2019

Presentazione del libro Una scuola possibile al MUBA

10 aprile 2019 presso il MUBA
Rotonda della Besana, Milano
Prima presentazione del libro Una scuola possibile. Studi ed esperienze intorno al Manifesto Una scuola
a cura di Francesca Antonacci e Monica Guerra
con la partecipazione del gruppo Puer Ludens e degli autori del libro.



Vi aspettiamo per discutere insieme di una scuola veramente possibile, che mette al centro l'immaginazione, la condivisione di esperienze, uno stile esplorativo, dei contesti ricchi, una cultura della valutazione capace di "dare valore" e last but not least, il gioco!

martedì 26 marzo 2019

L'infanzia surrogata



Condividiamo alcune fotografie della mostra “Surrogati. Un amore ideale”, in corso all’Osservatorio della Fondazione Prada fino al 22 luglio 2019.
Una mostra perturbante che interroga il nostro rapporto con l’infanzia, le nostre immagini di infanzia. Le fotografie di Jamie Diamond, provenienti dai progetti “Nine Months of Reborning” (2014) “Forever Mothers” (2012-2018) e “I Promise to be a good mother” (2007-2012), rappresentano un’infanzia surrogata, creature desiderate e idealizzate, bambini-feticci dotati di vita propria da adorare, depredare o criticare (Antonacci, 2016). 
Una rappresentazione artificiale che spinge il nostro sguardo a confrontarsi con una realtà che è sempre meno futuristica o cinematografica ma che documenta una nuova relazione con il mondo inanimato dove computer, smartphone, automobili e stampanti dotati di intelligenza artificiale sono parte integrante della vita quotidiana delle persone. 
Lasciamo la parola alle immagini.










lunedì 25 marzo 2019

Percorso Bbetween 2019 Play - Performing Arts - A theatrical experience: Per strada

Sono aperte le iscrizioni per Bbetween 2019 - A theatrlical expericence incentrato sullo spettacolo teatrale Per strada.
Sul filo del racconto di Francesco Brandi e la regia di Raphael Tobia Vogel, con un affresco divertente e insieme tragico dei trentenni di oggi, incapaci di trovare una collocazione nella vita e convinti dell’impossibilità di cambiarla, il percorso darà ai partecipanti l’occasione di vivere un'esperienza di riflessione e arricchimento legata alla dimensione finzionale del teatro.






Il teatro, immergendo in uno spazio-tempo altro dalla realtà ordinaria, diverrà dimensione privilegiata per esercitare a tenere insieme aspetti differenti e complementari dell’esperienza umana.
Le attività, sotto la supervisione scientifica della prof.ssa Antonacci, saranno condotte da formatori professionisti esperti in teatro e prevedono l’utilizzo di metodologie corporeo-espressive ed esperienziali, in singolo, piccolo e grande gruppo.

Dove e quando?
6 maggio - Università Milano-Bicocca, aula motoria (U16 piano -1) dalle ore 15:00 alle ore 18:30;
7 maggio - Teatro Franco Parenti, spettacolo “Per strada”, alle ore 19:30;
8 maggio - Teatro Franco Parenti, incontro con gli attori, alle ore 17:00;
10 maggio - Università Milano - Bicocca, aula motoria (U16 piano -1) dalle ore 15:00 alle ore 18:30.

Le iscrizioni sono aperte fino al 4 aprile 2019.

Per info:





domenica 24 marzo 2019

L'incredibile storia di Lavinia


Bianca Pitzorno, autrice di questo incredibile libro pubblicato nel 1985, si premura innanzitutto di ringraziare Andersen (per la fiammiferaia), Tolkien (per l’anello), King (per lo sguardo),Voltaire (perché si) e Madre Natura (per la cacca). 
Dopo i doverosi ringraziamenti, Pitzorno sconsiglia la lettura alle persone troppo schizzinose, il testo è dedicato a una bambina di 6 anni e a tutti gli intenditori di cacca e pipì.

Dopo aver letto spassosamente il testo, anche noi ci preoccupiamo di sconsigliare il libro a quegli adulti che sono alla ricerca di una storia pedante e istruttiva per insegnare ai bambini il raggiungimento del controllo sfinterico o agli adulti che non sono più in contatto con la capacità d’infanzia di cogliere la realtà senza ripartirla, ordinarla, giudicarla.
La storia di Lavinia è incredibile proprio perché ha il coraggio di parlare spudoratamente ai bambini con il loro linguaggio estatico e fluttuante capace di tenere insieme ciò che la mente adulta ha furiosamente e rigorosamente separato e contrapposto:
“pulito e sconcio
normale e mostruoso
benodorante e fetido
accetto e repellente” (Zolla, 2002).


Una strana fata dona alla bambina, protagonista della storia, il potere di trasformare le cose in cacca attraverso un anello magico.
Cosa se ne farà di questo potere una piccola e moderna fiammiferaia nella ricca e opulenta Milano?
Se non vi lascerete sopraffare e schifare da odori maleodoranti e nauseabondi avrete l’occasione di vivere una sorprendete avventura.

sabato 16 marzo 2019

I bambini ci guardano

F. Lorenzoni (2019), I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento, Sellerio, Palermo.

“Chi educa, infatti, penso che debba evitare il più possibile di percorrere vie troppo diritte, veloci e già tracciate.
[…] Penso che un’educazione degna di questo nome debba avere l’ambizione di seminare inquietudine e sollecitare curiosità, rompere muri e offrire stimoli e orizzonti larghi, assicurando dignità ai modi di pensare di ciascuno.
[…] Da quando insegno mi capita che, se non capisco bene qualcosa, propongo le mie domande aperte alle bambine e ai bambini e il nostro continuo dialogare su tutto mi ha sempre aiutato a entrare dentro alle questioni, osservarle da diversi punti di vista e approfondirle. 
Al contrario del modo in cui troppo spesso tendiamo ad affrontare i problemi oggi, saltando veloci da un punto all’altro di una rete di segnali e informazioni orizzontali che tutto avvolge, dove prevalgono spesso affermazioni non dimostrate e tweet istintivi e lapidari, penso che la scuola debba essere il luogo della verticalità, dove ci doniamo reciprocamente il tempo di sostare a lungo su un problema, al bordo di domande chiave.
Se da lì non ci muoviamo e ci mettiamo a scavare, dentro di noi e nell’ascolto di chi è vicino e magari coltiva pensieri diversi dai nostri, abbiamo l’occasione di abbandonare le comode rassicurazioni di ciò che già sappiamo, riuscendo talvolta a volare alti e a guardare le cose con una visione più nitida e ampia.
Se non vogliamo limitarci a trasmettere qualche nozione, pur necessaria, dobbiamo trovare i modi e assumerci la responsabilità di appassionare bambine e bambini a scoprire nuove connessioni sperimentando insieme la bellezza del costruire insieme cultura” (pp.203-205).

venerdì 15 marzo 2019

La formatività del gioco: il ruolo della scuola

Sabato 23 marzo alle ore 15.00 nella sala don Ticozzi, via Ongania a Lecco all'interno della rassegna Leggeremente, promossa da Assocultura Confcommercio di Lecco, si parlerà di gioco a scuola.
Un occasione importante per raccontare alcuni percorsi di gioco che sono stati portati nella scuola, come il progetto La dama a scuola, nato dall'idea di Gionata Soletti, creatore della UESM (Casa dei giochi) e descritto nel saggio "Fuori dalle scatole" presente nel libro "Una scuola possibile. Studi ed esperienze intorno al Manifesto Una scuola".
Ma si parlerà anche dell'importanza del gioco diffuso, dentro e fuori la scuola, perché il gioco non venga più pensato come alternativo alla didattica, oppure come uno strumento di gamification, ma come un linguaggio potente, grazie al quale i bambini fanno esperienza autentica del mondo, e quindi imparano, spesso anche più che a scuola.



giovedì 28 febbraio 2019

Federico

L. Lionni (1967), Federico, Babalibri, Milano

«Non voglio applausi, non merito alloro. Ognuno in fondo, fa il proprio lavoro».

Federico è un topolino che per lavoro raccoglie raggi di sole, colori e parole. Federico è un poeta. Un artista, un apprendista stregone che fa magie con le sue immagini poetanti capaci di trasformare la realtà e creare altri mondi possibili.
Federico non si preoccupa, come invece fanno tutti gli altri topolini, di cercare e accumulare provviste per il gelido inverno, ma perde tempo a sognare, meditare, immaginare.


A vent’anni dalla scomparsa di Leo Lionni vogliamo ricordare il grande autore di libri per l’infanzia suggerendovi la lettura di questo albo illustrato che ci ricorda la necessità di non smettere mai di ascoltare e sostare a lungo intorno alle domande semplici ed essenziali dei bambini e di mantenere uno sguardo infante che si diverte a osservare il mondo e a coglierne i dettagli e le crepe, a trasformare e animare le cose e a modificare le relazioni tra esse per restituirci un mondo abitato dalla poesia, dalla lentezza e dalla bellezza.

«Chi fa la neve, il prato, il ruscello?
Chi fa il tempo brutto oppure bello?
Chi dà il colore alle rose e alle viole?
Chi accende la luna e il sole?
Quattro topini, azzurri di pelo,
che stanno lassù a guardarci dal cielo.
Uno fa il sole e l’aria leggera
e si chiama topino di Primavera.
Bouquets profumati…serenate,
ce li regala il topino dell’Estate.
Il topino d’Autunno fa scialli e ricami
con foglie dorate strappate dai rami.
Il topino d’Inverno, purtroppo si sa,
ci dà questa fame… e il freddo che fa.
Le stagioni sono quattro. Ma a volte vorrei
che fossero sette, o cinque, o sei».



lunedì 25 febbraio 2019

Bbetween 2019 Play - Performing Arts - Nei cieli di Mirò,

Sono aperte le iscrizioni per Bbetween 2019 Play - Performing Arts – Nei cieli di Mirò.

Sul filo del racconto di Pennac, che parla di sogni, di paure, di desideri dell’infanzia, il percorso darà ai partecipanti l’occasione di vivere un'esperienza di riflessione e arricchimento legata alla dimensione finzionale del teatro.
Il teatro, immergendo in uno spazio-tempo altro dalla realtà ordinaria, diverrà dimensione privilegiata per esercitare a tenere insieme aspetti differenti e complementari dell’esperienza umana.
Le attività, coordinate dalla prof.ssa Antonacci, saranno condotte da formatori professionisti esperti in teatro e prevedono l’utilizzo di metodologie corporeo-espressive ed esperienziali, in singolo, piccolo e grande gruppo.
Date:
  • 28 marzo - aula motoria (U16 piano -1) – dalle ore 15:00 alle ore 18:30
  • 31 marzo - spettacolo “Nei cieli di Mirò” presso il Teatro Bruno Munari (Teatro del Buratto) - alle ore 16.30
  • 31 marzo – incontro con gli attori sempre presso il teatro – subito dopo lo spettacolo
  • 03 aprile - aula motoria (U16 piano -1) – dalle ore 15:00 alle ore 18:30

Iscrizioni aperte fino al 10 marzo.

domenica 17 febbraio 2019

I bambini sono emissari del vuoto


“Il vuoto è conoscitore di mondi. Non tiene archivi, ma come uno sfondo luminoso di silenzio amplifica quel che di noi non è ancora vuoto, non ancora liberato, come fa la luce tersa del mattino con i più minuti particolari di un paesaggio.
Noi amiamo il modo in cui i bambini parlano, come dei piccoli profeti, perentori e assoluti. Il fatto è che i bambini frequentano molto il vuoto, l’hanno lasciato da poco e hanno poche opinioni, scarse esperienze a cui fissarsi, per cristallizzare il pensiero in concetti, e il vuoto è fluido, i bambini sono emissari del vuoto”.
Chandra Livia Candiani, Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione, Einaudi, Torino, 2018, p.125.

Carlo Mattioli, Anna con il cappello del nonno, 1976

Medardo Rosso, Bambino al sole, 1892

Marino Marini, Portrait of Paolo, 1956

Alexej von Jawlensky, Child, 1909

Maria Lassnig, Little Girl on a Farm – Standing Girl, 1948

Pablo Picasso, I due fratelli, 1906

sabato 16 febbraio 2019

Le domande dei bambini


A Palazzo Lanfranchi, insieme ai grandi eventi che hanno aperto Matera Capitale Europea della Cultura, quasi in sordina, in un corridoio al secondo piano, si vede la mostra Ingrandimenti. Piccoli ma preziosi.
La mostra espone le serigrafie realizzate dai bambini delle scuole primarie di Matera in laboratori tenuti al Museo di Palazzo Lanfranchi, a partire dalla riflessione su chi siamo noi e sulle diversità che ci rendono unici.
Per rispondere alle domande “Perché io sono io e non sono te?” e “Perché siamo tutti diversi?” i bambini hanno guardato a loro stessi come persone con pensieri e volti differenti. Hanno dapprima disegnato l’autoritratto, ritagliato e poi stampato in serigrafia e quindi scritto i pensieri che li differenziano nella loro anima e nella ricerca di risposte alla vita.
Come i filosofi e i poeti, i bambini scoprono la realtà e le danno significati con domande. Lo fa il bambino piccolo a tre anni quando scopre una foglia, una pentola, una campana (che cos'è?); lo fa a sei, sette, otto anni nella curiosità scientifica e spirituale che gli appartiene in quanto puer ludens: “Perché quando chiudo gli occhi vedo delle immagini?” “Cosa vince chi ha vinto la guerra?” “Chi ha costruito il cielo?”.
Il bambino vede e disegna la propria unicità ma vede e disegna anche la sua domanda che, assemblate su un doppio filare alle pareti del Museo, sventolano come bandiere tibetane invocando la risposta dai cieli.
Rispondere ai bambini vuol dire far scendere le nostre parole dall'olimpo, compito non facile proprio perché la domanda è domanda di vita.
Rispondere ai bambini, lo si deve fare utilizzando un linguaggio comprensibile, “usando esempi tratti dalla realtà o rubati dall'immaginazione e soprattutto dimostrare che tutto si supera con il sorriso del rispetto. E che grazie all'assurdo siamo tutti apprendisti stregoni” (Tomi Unger, 2017).